Verso la mobilità del futuro

di Gennaro Speranza

Occorrerà abituarsi all’idea: nei prossimi anni le modalità di trasporto tradizionali quali l’auto privata, il taxi e il trasporto pubblico, saranno radicalmente trasformate da innovazioni tecnologiche che renderanno sempre più sottile la separazione fra trasporto pubblico e privato, individuale o di massa. L’auto che si guida da sola, la connettività sempre più pervasiva a bordo dei veicoli, l’orientamento crescente all’intermodalità della domanda di trasporto e la diffusione sempre più capillare di servizi di mobilità condivisa. Tutte queste soluzioni, fino a qualche tempo fa impensabili, fanno ritenere possibili fra 10-15 anni uno scenario urbano molto diverso da quello attuale. È di questo avviso Paolo Santi (foto a lato), research scientist presso il Mit Senseable City Lab di Boston e ricercatore del Cnr di Pisa, che su questo argomento terrà la lectio magistralis che aprirà la Fleet Manager Academy del 15 marzo a Milano.

 

La rivoluzione della guida autonoma

In parte il cambiamento della mobilità si sta già verificando – osserva Santi – se pensiamo alla diffusione negli ultimi anni di formule organizzative nuove che le soluzioni digitali avanzate rendono oggi possibili, come ad esempio il car sharing nelle sue modalità sempre più evolute e servizi innovativi che, specialmente negli Stati Uniti, sono esemplificati da Uber e Lyft. A questa rivoluzione gestionale in atto, legata ad un progressivo abbandono del concetto di proprietà del bene auto, si accompagnerà poi quella tecnologica con il passaggio graduale all’auto a guida autonoma. Quest’ultima sarà indubbiamente l’esempio più spinto di trasformazione della mobilità urbana e del superamento della linea di confine tra trasporto pubblico e privato. Per fare un esempio: la stessa vettura che al mattino mi verrà a prendere per portarmi al lavoro, poco dopo potrà offrire lo stesso servizio ad altre persone”. 

 

 

Prepariamoci alla condivisione

Diventando autonoma, l’auto sostituirà così il conducente e, attraverso nuove tecnologie di guida quali radar, sensori e telecamere, permetterà a chi è a bordo di beneficiare di tempo prezioso da dedicare a occupazioni personali e professionali. “L’automobile resterà uno dei mezzi di trasporto principali ma diventerà qualcosa d’altro, ovvero un luogo dove poter fare altre cose – prosegue Santi – ma soprattutto sarà sempre meno di proprietà e anzi sarà utilizzata da più persone. Attualmente uno dei problemi del trasporto urbano è rappresentato da auto che viaggiano con a bordo il solo guidatore, con un’eccessiva occupazione di spazi da parte dei veicoli in sosta e un’elevata congestione del traffico sulle strade. A questo proposito, c’è un dato che cito molto spesso e riguarda il numero medio di passeggeri a bordo di un’auto, che in media è appena di 1,2. È un numero molto basso, specialmente se confrontato con la capacità di riempimento di un’auto. Da questo punto di vista, il modo in cui si utilizza l’auto privata è irrazionale. Ma – e questa è l’altra faccia della medaglia – quanto più elevata è l’irrazionalità tanto maggiori sono i margini di miglioramento e la consapevolezza che il trasporto urbano può e deve diventare più efficiente. È per questo motivo che oggi si sta spingendo sempre di più sull’idea di una mobilità costruita sulla condivisione, capace di ridurre la congestione del traffico e gli impatti ambientali”. 

 

 

 

Scenari

La condivisione dell’auto resta dunque le chiave per il futuro della mobilità. “In questo contesto – conclude Santi – un ruolo importante sarà giocato dalle case automobilistiche, che da produttori di automobili si trasformeranno in veri e propri fornitori di servizi per la mobilità condivisa e on demand. Naturalmente, anche il settore della mobilità aziendale si evolverà: non è difficile immaginare uno scenario con un maggiore utilizzo legato ai servizi per la condivisione dell’auto o dei viaggi per lavoro come il car sharing, il car pooling e il ride sharing. La guida autonoma, poi, sarà sicuramente uno dei trend più interessanti per il mondo del noleggio e delle flotte, considerato l’ulteriore contributo che potrebbe apportare in materia di sicurezza”.