Veicoli elettrici meno costosi da riparare ma resta il nodo delle batterie

di Gennaro Speranza

La mobilità elettrica rappresenta la grande scommessa su cui sta puntando l’industria dell’automobile e anche le flotte cominciano a seguire il trend. L’aumento del numero dei punti di ricarica, una maggiore autonomia dei veicoli elettrici in termini di percorrenza chilometrica, canoni di noleggio vantaggiosi e la disponibilità di incentivi stanno rendendo sempre più conveniente l’adozione di veicoli elettrici per la mobilità aziendale.

Ma c’è anche un altro fattore, spesso non approfondito come meriterebbe, che interessa da vicino le aziende, in particolare sul fronte della riduzione dei costi della mobilità, e riguarda la manutenzione e la riparazione di questo tipo di veicoli.

MOTORI CON MENO COMPONENTI

I veicoli totalmente elettrici (che da qui in poi abbrevieremo per comodità in BEV, sigla internazionale che sta per “Battery Electric Vehicle”) hanno un “cuore” composto da molti meno pezzi rispetto alle sorelle a combustione e quindi sono meno soggette a guasti puramente meccanici. Giocoforza, sono necessari meno interventi di manutenzione e ciò comporta un risparmio che nel lungo periodo, unito alle minori spese anche per il rifornimento e le assicurazioni, può compensare l’iniziale costo di acquisto che ancora oggi è più alto rispetto a un’auto tradizionale.

Ma quali sono i fattori che incidono maggiormente sui costi di manutenzione di un BEV? Stefano Sarti, Managing Director di ARC Europe Group, società paneuropea di servizi di assistenza relativi alla mobilità (rappresentata in Italia da ACI Global e di cui l’ACI è uno dei soci fondatori), ci aiuta a fare chiarezza su questo aspetto.

NIENTE CANDELE O FILTRI PER L’ARIA

“Per la sua conformazione, un’auto elettrica non prevede la sostituzione di candele, iniettori o filtri, nello specifico dell’aria, del combustibile e dell’olio lubrificante. Ma soprattutto, in un BEV il motore ha meno componenti rispetto ad un motore termico”, spiega Sarti. “Grazie alla meccanica più semplice, la manutenzione delle auto elettriche è meno onerosa. In gran parte dei BEV, alcune stime dicono infatti che in termini di risparmio i costi di manutenzione sono attualmente fino al 20/25% inferiori rispetto a quelli dei veicoli tradizionali e potrebbero arrivare fino al 60% nel 2030”.

Certo, poi ci sono alcune variabili da considerare, come ad esempio i pneumatici. “Nei BEV – continua Sarti – c’è da considerare il fattore del peso delle batterie che è elevato e questo può incidere sull’ attrito dei pneumatici. Se si considera una situazione in cui si accelera da 0 a 100 km/h, l’attrito sul terreno di un BEV è più forte rispetto ad un veicolo tradizionale. Quindi ci si aspetta una maggiore frequenza di manutenzione dei pneumatici”.

STEFANO SARTI, MANAGING DIRECTOR DI ARC EUROPE GROUP

LA GESTIONE DELLE BATTERIE

E veniamo proprio alle batterie, che rappresentano l’unico tasto dolente vero in fatto di risparmio sui costi di manutenzione. “Tralasciando il fatto che sono spesso ingombranti e pesanti, le batterie hanno costi ancora molto elevati al punto da rappresentare oggi circa 1/3 del costo totale di un’auto elettrica”, spiega Sarti. “In caso di guasto il conto della riparazione risulta salatissimo, anche se bisogna dire che molti costruttori stanno studiando soluzioni per ovviare al problema, come ad esempio la possibilità di acquistare veicoli elettrici con molti anni di garanzia a copertura delle batterie”.

Secondo Sarti ci sono poi diversi fattori che incidono sulla durata e le prestazioni delle batterie. In primis vi è da considerare che la loro durata, misurata in numero di cicli di carica e scarica, è sempre dipendente dalla cosiddetta “profondità di scarica” (indicata anche come DOD, cioè Depth Of Discharge). In altre parole, la vita utile delle batterie sarà tanto maggiore quanto si starà attenti ad evitare il più possibile di scaricarla troppo. “In generale è provato che se si vuole avere una lunga durata della batteria non bisognerebbe mai andare al di sotto del 25% della carica”, afferma Sarti. “Ma non bisognerebbe neanche sovraccaricare le batterie e cioè continuare a caricarle quando sono già cariche. Alcune stime dicono che il miglior modo per allungarle la vita è di stare in un range di ricarica compreso tra il 25% e l’85%”.

LA FRENATA RIGENERATIVA

Un altro aspetto da considerare, poi, è che nei BEV sono presenti sistemi di frenata rigenerativa, in grado di ricaricare le batterie. “Questo tipo di frenata – aggiunge Sarti – velocizza i cicli di lavoro e allunga la vita della batteria”. Inoltre i sistemi più evoluti tengono conto di una varietà di fattori, fra cui la temperatura esterna, per evitare di andare in sovraccarico.

In conclusione, se da un lato è vero che un’auto elettrica ha bisogno di meno interventi rispetto a un veicolo a combustione, con conseguente risparmio sui costi della manutenzione, i prezzi alti della batteria riequilibrano tali costi. Per questo ha senso cercare di farla durare il più possibile. Da questo punto di vista, nell’attesa che la tecnologia progredisca, la gestione della batteria diventa quindi di fondamentale importanza.

CON L’AUTO “NATURALMENTE” CONNESSA DECOLLA L’ASSISTENZA POSITIVA 

Oltre alle batterie e alle componenti tipiche dei veicoli elettrici, sicuramente uno degli elementi più importanti di un BEV è il software. “Dal mio punto di vista – spiega Sarti – un BEV è la prima generazione di quella che chiamo “native digital connected car”: un’auto cioè non soltanto elettrica, ma un concept di una nuova generazione di veicoli connessi, dotati di sensori, centraline elettroniche e software sempre più all’avanguardia”.

Per Sarti, la diffusione in futuro di queste “native digital connected car” avrà un forte impatto sul settore dell’assistenza agli autoveicoli. “L’assistenza – afferma Sarti – sarà in grado di essere sempre più efficace, cioè capace di prevenire i guasti, grazie alla grande quantità di dati che saranno sempre più disponibili a bordo delle auto e alle analisi che verranno fatte da algoritmi sempre più sofisticati. L’obiettivo dell’assistenza positiva del futuro sarà quindi quello di assistere il cliente senza che avvengano guasti. Un aspetto di grande interesse anche per le flotte aziendali, per ridurre i costi della mobilità”.