Vecchie e nuove sfide per la mobilità aziendale

Con il graduale superamento della crisi anche la mobilità aziendale sta uscendo dall’emergenza e sta cercando nuovi equilibri in un contesto fortemente cambiato. Come è noto, il mondo della mobilità aziendale si compone di tre grandi aree. La prima è quella dei viaggi aziendali. La spesa per questa attività ha cominciato a risalire dopo il minimo toccato nella fase più difficile della crisi e il settore ha assistito a grandi trasformazioni che sono ancora in atto.

 

La seconda area della mobilità aziendale è quella della gestione delle flotte, all’interno della quale abbiamo assistito al downsizing, all’allungamento della durata dei contratti di noleggio, al crescere di una spasmodica attenzione ai costi. Le flotte devono ora affrontare nuove sfide: dall’obiettivo mortalità zero sulle strade all’avvento dell’auto a guida autonoma.

 

La terza area della mobilità aziendale è quella degli spostamenti casa-lavoro e viceversa che è un fenomeno che non incide o incide solo marginalmente sull’attività delle aziende, ma riguarda però direttamente la loro “responsabilità sociale“. Il lavoro e la scuola sono i maggiori generatori di traffico e quindi, se si vuole incidere veramente sulla congestione delle infrastrutture stradali, l’intervento sugli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola è assolutamente necessario e questo è il compito che compete ai mobility manager.

 

Limitandoci alle aziende, un decreto del ministero dell’ambiente del 1998 stabilisce che le imprese e gli enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti o con complessivamente più di 800 addetti devono avere un mobility manager aziendale che razionalizzi i flussi di traffico casa-lavoro. È evidente che questo provvedimento addossa alle aziende costi per produrre benefici che sono essenzialmente della collettività. In considerazione di questa situazione il ministero dell’ambiente ha concesso finanziamenti e altri ne concederà e questo ha già consentito la creazione di oltre 850 mobility manager di cui 750 aziendali. È evidente, però, che per dotare di un mobility manager tutte le aziende che generano flussi casa-lavoro rilevanti gli incentivi non bastano.

 

Occorre anche un impegno in prima persona delle aziende determinato dalla presa di coscienza della loro “responsabilità sociale” e dal fatto che l’istituzione del mobility manager comporta vantaggi per i dipendenti e quindi anche per la produttività dell’azienda.