Uscire dalla crisi è possibile

di Sirio Tardella

AutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat ProOsservatori attenti hanno recentemente certificato con una copiosa serie di dati la necessità di imprimere una decisa “sterzata” al settore dell’auto. L’ultimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese dice che la crisi ha determinato, negli ultimi due anni, un profondo cambiamento delle abitudini delle famiglie italiane: l’85% ha eliminato sprechi ed eccessi e il 62,8% ha ridotto gli spostamenti per risparmiare sull’uso di auto e scooter.

Il Rapporto sottolinea poi come si stia configurando un vero e proprio “smottamento del ceto medio”. Negli ultimi dieci anni la ricchezza finanziaria netta è passata da 26.000 a 15.600 euro per famiglia con una riduzione del 40,5%. E’ in questo contesto che va inquadrato il risultato definitivo delle immatricolazioni nel 2012: 1.402.000 autovetture (-20% sul 2011). Bisogna ritornare indietro di 40 anni per incontrare livelli così bassi di domanda complessiva.

 Nel numero scorso avevamo immaginato che il mercato dell’auto fosse nel tunnel della crisi senza che l’uscita fosse visibile perché situata dietro una curva. E allora avevamo prospettato la necessità di sterzare, tutti insieme, anche perché il panorama all’uscita del tunnel sarebbe stato sensibilmente diverso da quello lasciato all’ingresso.Come nel 1970
Nel 1970 le immatricolazioni furono infatti1.363.594, appena 40 mila vetture in meno rispetto al 2012. Se però analizziamo il mercato suddiviso fra le sue principali componenti scopriamo che nel 1970 la domanda di autovetture per uso privato di famiglie e aziende fu pari a 1.354.784 unità mentre solo 8.810 furono le auto vendute per l’esercizio di imprese e professioni (noleggio da rimessa e taxi). Se al mercato del 2012 togliamo i valori espressi dai canali di vendita “speciali”, gli acquisti per uso privato che residuano sono pari a 1.145.374 unità. Il calo del mercato dei concessionari, quindi, rispetto al 1970 è stato pari a oltre 200.000 unità.


Le prospettive
Al capezzale di un malato grave come il mercato dell’auto si avvicendano in ordine sparso dottori più intenti a descrivere la profondità della crisi che a proporre una condivisa terapia. Così mancano, da parte degli operatori del settore, prese di posizione veramente incisive. Si va da chi accusa di scarsa attenzione al settore l’Esecutivo Monti, a chi manifesta preoccupazione sulla tenuta occupazionale nelle imprese concessionarie. Il settore non ha però predisposto e presentato un piano coordinato e condiviso di stimolo della domanda basato, soprattutto, sul riordino delle innumerevoli imposte che, direttamente e indirettamente, colpiscono il settore, e mancano anche proposte di semplificazione capaci di ridurre in modo significativo i costi d’impresa.

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I conti degli automobilisti
Non dovrebbe essere difficile mettere un po’ di ordine se si tiene conto che nel 2012 gli automobilisti italiani hanno pagato oltre 4 milioni di euro per la quota di accisa sui carburanti dovuta, dal 1935, per la guerra in Etiopia e altri 10 milioni come contributo al Fondo di assistenza che assicura ai dipendenti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il rimborso delle spese funerarie ed odontoiatriche, fondo che la stessa Corte dei Conti ha chiesto di sopprimere. Prima queste cose saranno fatte prima si recupereranno livelli di domanda coerenti con il consistente parco circolante che reclama di essere sostituito. Per il 2013, è tuttavia condivisibile l’attesa per un’inversione di tendenza soprattutto nella seconda metà dell’anno, seppure con percentuali contenute. Tutto ciò per le ragioni già espresse dal Presidente del Centro Studi Promotor – GianPrimo Quagliano – e dal Direttore del Centro Studi di Confindustria – Luca Paolazzi – che entrambi hanno previsto, nel 2013, l’esaurirsi o, quantomeno, l’affievolirsi, in misura significativa, dell’effetto di caduta della domanda conseguente agli “acquisti anticipati” attraverso pluriennali operazioni incentivanti cessate solo a marzo 2010. E’ speranza assai diffusa, inoltre, che l’attenuarsi delle tensioni finanziarie agevoli quanto prima una ripresa generalizzata del clima di fiducia.

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