Usare bene l’usato fa bene al mercato

di Sirio Tardella

Usare-bene-l-usato“Per quanto riguarda il suo usato sarebbe meglio se lei provvedesse autonomamente”. Questo è l’invito che con molta cordialità, ogni giorno, migliaia di clienti si sentono rivolgere nel bel mezzo delle trattative per l’acquisto di una nuova autovettura. Al netto della cortesia da manuale del buon venditore il tutto può essere tradotto in: “Porti dove vuole la sua vecchia automobile che a noi non interessa e se proprio decidesse di lasciarcela sappia che non possiamo farle lo sconto sull’acquisto del nuovo”. Anche per questo due terzi delle transazioni di auto usate, nel nostro Paese, avvengono tra privati. Naturalmente quelle in migliore stato di conservazione sono destinate a parenti, amici e conoscenti. Il resto, moltissime, trovano l’acquirente mediante il passa parola, la rete, il mandato a vendere, esposizioni e raduni o altre innumerevoli forme fai da te.

 

L’usato fa bene al bilancio

Solo poco più di un terzo dei trasferimenti di proprietà di automobili vede come contraente venditore una Società. Se a questo volume si detraessero le vendite di km0, che certamente usato non sono ma che continuano ad essere considerate statisticamente tali, le vendite derivanti dalle dismissioni dei parchi di vetture utilizzate per il noleggio e le vendite effettuate dalle migliaia di commercianti generalisti di usato, quanto rimane effettivamente trattato dalle concessionarie che costituiscono le reti ufficiali di vendita, è ben poca cosa.  La corretta gestione dell’usato potrebbe portare importanti benefici ai bilanci dei concessionari. Oggi, invece, l’usato viene ancora visto come un problema piuttosto che un’opportunità.Questo nonostante gli esperti siano concordi nell’attribuire al buon trattamento dell’usato benefici effetti sull’attività e i bilanci delle concessionarie, nonostante le continue campagne delle case costruttrici spesso destinate ad allargare le garanzie offerte all’acquirente dalla normativa europea che mancano qualora la vettura usata sia acquistata da soggetti privati o comunque non autorizzati a tale tipo di commercio.

 

 

Carta d’identità digitale

Se l’acquisto di una buona vettura usata è per una gran parte legato al calcolo delle probabilità piuttosto che alla competenza e alla conoscenza vuol dire che qualcosa non funziona. In prima fila, come sempre, il groviglio di norme amministrative e fiscali che regolano il mercato ma anche l’incapacità generalizzata di offrire all’acquirente certezze sulla qualità del prodotto. Se la prima condizione può essere superata da una profonda revisione delle norme da chiedere alle Amministrazioni competenti, la seconda potrebbe essere superata con uno sforzo congiunto della filiera dell’automobile. Perché non dotare le vetture di una carta d’identità digitale che, mettendo insieme le informazioni contenute nelle banche dati delle case costruttrici, dei concessionari e delle loro officine, del Ministero dei Trasporti, dell’Aci, delle Compagnie di assicurazione, possa offrire la foto quanto più nitida possibile di un’autovettura in ogni fase della sua vita dal momento della messa in circolazione fino alla sua rottamazione? Meno carta nel cassetto del cruscotto e più vantaggi per tutti.