Unrae e Anfia: “Senza riforme fiscalie industriali l’automotive non riparte”

di Giorgio Costa

Le due associazioni chiedono riforme urgenti per rilanciare mercato, produzione e occupazione: le flotte come leva per la transizione green, il rinnovo del parco circolante e la competitività della filiera automotive italiana ed europea

A causa di un trattamento fiscale penalizzante, in Italia le auto aziendali hanno la penetrazione più bassa fra i cinque Major Market: 46,8% contro il 66,3% della Germania. Un segmento che, con il veloce tasso di rotazione delle flotte, è in grado di immettere sul mercato vetture più recenti e tecnologicamente avanzate. È questo uno dei punti emersi dalla conferenza stampa Unrae di fine anno a Villa Blanc a Roma. Tra le altre cose si è sottolineata l’urgenza della riforma del trattamento fiscale delle auto aziendali, definendola “il più grande moltiplicatore di crescita”. Infatti, “con una fiscalità allineata alle best practices europee in chiave “verde” – osserva il Presidente di Unrae, Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri, Roberto Pietrantonio. “Crescerebbero gli acquisti di auto aziendali green, aumenterebbe la diffusione di veicoli virtuosi e si accelererebbe il ricambio del parco circolante originando un usato di ultima generazione. Ne beneficerebbero ambiente, sicurezza stradale, imprese ed erario”.

LA SITUAZIONE INCENTIVI

Nel biennio 2024–2025 il Governo ha stanziato 923,4 milioni di euro per incentivare l’acquisto di autovetture a zero o bassissime emissioni, contribuendo all’immatricolazione di oltre 90.000 auto nella fascia 0–60 g/km. Ma è possibile ottenere risultati superiori con risorse molto inferiori. Secondo le analisi Unrae, infatti, con limitati aggiustamenti ai parametri fiscali della deducibilità delle auto aziendali sarebbe sufficiente un impegno di 85 milioni di euro a carico dell’erario (al netto dell’extragettito) per incentivare oltre 100 mila autovetture green nella fascia 0–60 g/km, soddisfare altrettanti dipendenti, accelerare il rinnovo del parco auto e rendere, in pochi anni, l’usato più giovane, più sicuro e più accessibile. Il tutto con minore spesa pubblica e benefici diffusi per cittadini e imprese.

UNA SITUAZIONE DRAMMATICA 

Nel corso dell’assemblea pubblica Anfia 2025, intitolata “Il futuro è adesso. L’automotive europeo come fattore essenziale di autonomia strategica” tenutasi a Roma, si è ribadito come ci si debba “lasciare alle spalle questo annus horribilis con volumi di produzione nazionali ed europei ai minimi storici – ha affermato il Presidente di Anfia Roberto Vavassori – e ripartire al più presto. Con il Governo e Stellantis, abbiamo preso l’impegno per avviare un piano di lavoro serrato per definire le misure di una solida strategia di competitività della filiera e di ritrovarci tra un anno per condividerne l’andamento e i progressi del Piano Italia. L’obiettivo è che le misure portino in tempi brevi ad una forte inversione di tendenza della produzione nazionale, facendo affidamento sulla realizzazione dei piani produttivi di Stellantis e su una riconnessione forte del Gruppo con i fornitori italiani, nell’ottica di lottare insieme per la valorizzazione del ‘Made in Europe’”. Nonostante la situazione sia drammatica, con oltre 100 mila posti di lavoro persi e molti altri a rischio, “dobbiamo – ha ribadito Vavassori guardare avanti con ottimismo, perché i pessimisti non hanno mai costruito nulla. Dobbiamo attingere alle nostre migliori risorse industriali e competenze manageriali per costruire il nostro futuro”. Del resto, la filiera produttiva automotive in Italia conta 5.451 imprese, 272.000 addetti (diretti e indiretti), il 7,1% degli occupati del settore manifatturiero italiano,113,3 miliardi di euro di fatturato, pari al 9% del fatturato della manifattura in Italia e al 5,8% del Pil italiano, garantendo 71 miliardi di prelievo fiscale.

“ELETTRICO, MA NON SOLO…”

“Lo diciamo ormai da diversi anni, la revisione della regolamentazione sulla CO2 – sia per i veicoli leggeri che per i pesanti – in chiave di neutralità tecnologica è un passo fondamentale da cui ripartire e chiediamo nuovamente con forza che la proposta della Commissione europea vada in questa direzione, riconoscendo al fianco dello sviluppo dell’elettrificazione, la necessità di tecnologie ponte come gli ibridi Plug- in e i range extender, ma soprattutto i benefici dei carburanti rinnovabili”, ha concluso Vavassori.