Una mobilità che diventa sempre più intermodale

di Robert Satiri

L’auto aziendale deve inserirsi in un contesto che preveda l’utilizzo anche di altri mezzi e va “scelta” solo nel caso in cui sia meno dispendiosa e più funzionale rispetto ad altre soluzioni.

Un nuovo approccio della mobilità viene sempre più prepotentemente alla ribalta tra gli addetti ai lavori e nelle richieste che molti colleghi ci rivolgono. Quando pensiamo al mondo delle grandi, piccole e medie imprese italiane spesso siamo portati a considerare in prima battuta le realtà produttive ed industriali del nord, le realtà statali e parastatali laziali, qualche sporadica esperienza campana, siciliana e pugliese e poco più. Per quanto riguarda le flotte e la mobilità in genere dobbiamo ampliare il nostro ragionamento: esistono tante diverse realtà locali, disseminate su tutto il nostro territorio, che quotidianamente devono affrontare il tema di come raggiungere clienti, fornitori, meeting e convegni, di come in sostanza “connettersi” con il mondo nel quale sono protagonisti.

VIAGGI SEMPRE PIÙ INTERMODALI

Come dipendente di una realtà imprenditoriale intercontinentale saldamente insediata nell’appennino umbro (nel senso che ha: la nostra sede sociale è lì), occupandomi anche di mobilità, ho avuto la possibilità di osservare da un punto di vista privilegiato i mutamenti intervenuti negli ultimi anni negli spostamenti d’affari. Parto da una premessa: per me e per i miei colleghi raggiungere una stazione, un aeroporto o un porto rappresenta comunque uno spostamento di almeno mezz’ora in auto e quindi l’importanza della flotta intesa come auto e veicoli commerciali resta alta; ma la “rivoluzione low cost” del car sharing ha cambiato il modo di viaggiare in tutte le aziende, non solo in quelle collocate nelle aree nodali e ad alta intensità produttiva del paese.

L’AUTO È UNA POSSIBILITÀ

Oggi una trasferta aziendale si affronta considerando lo spostamento in auto come una delle possibilità di muoversi ed è sempre più osteggiato a causa della congestione delle strade, dei costi non competitivi nel caso di mobilità di un solo individuo, della difficoltà di muoversi nei centri urbani di gran parte delle città. Ecco allora che le soluzioni alternative e combinate tra aereo, treno, mezzi pubblici e car sharing prendono piede nelle considerazioni delle travel policy più avvedute; queste si pongono l’obiettivo di estrapolare e coniugare il meglio delle possibilità rispettivamente offerte, facendo del travel manager un soggetto che si deve occupare della determinazione del miglior rapporto costi/opportunità, comfort e funzionalità delle alternative possibili.

Voli low cost e alta velocità inoltre hanno rivoluzionato non solo il modo di viaggiare leisure, inserendo nel circuito delle possibilità nuove mete e nuovi tempi di spostamento, ma hanno aperto anche nuove “rotte commerciali” o più prosaicamente nuove opportunità di business. Nuove “vie della seta” con collegamenti comodi, puntuali, economici ed efficienti che legano aree disparate del Paese direttamente con quelle a più alta intensità produttiva, con l’Europa ed il resto del mondo, dando le “gambe con cui muoversi” alle connessioni internet con cui aziende poste nelle aree più disparate del paese possono far giungere persone, servizi e merci nel mondo.

UNA SFIDA PER IL SISTEMA PAESE

È anche un percorso che si autoalimenta: le nuove rotte aeree e ferroviarie hanno creato nuove opportunità che a loro volta hanno generato la necessità di irrobustire il servizio offerto su queste nuove rotte infoltendo il numero dei collegamenti, per poi passare ad esplorare altre possibilità. Crediamo che una nuova sfida debba essere affrontata dal sistema Paese e quindi dai nostri governanti: quella di favorire l’integrazione tra tutte le modalità di trasporto in termini concreti. Non si può pensare al progresso di una nazione osteggiando i collegamenti, quindi si devono ripensare gli strumenti della mobilità, non vietando aprioristicamente l’auto ma favorendone un uso consapevole e soprattutto fornendo alternative efficaci.

Se dal punto di vista dei costi, della comodità, dell’interconnessione e degli orari i mezzi di trasporto pubblici o quelli condivisi diventeranno economicamente e comodamente accessibili, la congestione delle nostre città decrescerà in maniera naturale. Le compagnie aeree low cost, quelle dell’alta velocità, dei trasporti pubblici e della mobilità privata e condivisa dovrebbero mettere sul piatto dell’offerta alle aziende nuove formule a loro dedicate, che tenessero conto delle flessibilità necessarie, dei picchi di spostamenti, delle esigenze organizzative e strutturali tipiche del viaggio d’affari. Il mondo interconnesso di oggi e gli strumenti informatici di cui ciascuno di noi dispone, già potrebbero bastare per approcciare in maniera strutturale l’argomento consentendo risparmi di tempo, soldi ed emissioni.

 

L’OFFERTA IN CAMPO PER LE AZIENDE

Per le aziende sono già presenti e validamente operative soluzioni per la mobilità cosiddetta “peer to peer” che consentono di programmare, prenotare, monitorare e rendicontare il viaggio; lo sforzo è notevole perché queste piattaforme non possono che mettere insieme l’offerta attuale. Un’ottica sinergica e relazionale nella proposta sarebbe di aiuto a tutto il sistema (senza fare endorsement gratuiti a nessuno ma non si possono non cogliere positivamente ad esempio le iniziative che portano l’alta velocità o i bus shuttle dentro gli aeroporti italiani). L’ottica delle direzioni aziendali si dovrà spostare dal Tco (Total cost of ownership), tipico indicatore di performance della gestione della flotta, tanto caro ai fleet manager, al Tcm (Total cost of mobility), che terrà conto del totale dei costi di mobilità del dipendente; avrà un’accezione diversa, sintetica di tutti gli aspetti del viaggio d’affari e sarà molto efficace per valutare costi ed opportunità della trasferta. Ma non si creda che in questo nuovo modello di mobilità le auto scompariranno: forse saranno più condivise, utilizzate per tratte più brevi, ma continueranno sempre ad essere lo strumento per percorrere, nella stragrande maggioranza dei casi, “l’ultimo miglio”.

PAROLA CHIAVE: Intermodalità

Il termine indica la possibilità di utilizzare più mezzi di trasporto per raggiungere la meta prefissata. Non sempre, infatti, è con un solo mezzo, qualsiasi esso sia, che si ottiene il minor costo possibile di spostamento. Specie nei tragitti di medio raggio al treno o all’aereo si devono abbinare altri mezzi come l’auto o i taxi ma l’utilizzo del mezzo aziendale va sempre valutato sula base del costo reale e non della comodità di utilizzo.