Montreal: la Gran Turismo Alfa Romeo

di Enrico Rondinelli
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Foto: Gianni Mazzotta

Ultimamente il gruppo Fiat (o meglio FCA) sceglie i nomi dei nuovi modelli attingendo tra quelli di maggiore successo in passato, come 500 o Giulietta. Per Alfa Romeo, tuttavia, ne hanno per ora tralasciato uno: Montreal, il nome della “nuova Gran Turismo Alfa Romeo”, con meccanica di nobili origini, che non ha finora avuto un’erede degna di portare il suo nome. Nel 1967 Alfa Romeo fu l’unica casa automobilistica invitata all’EXPO di Montreal per proporre una vettura che rispecchiasse “la massima aspirazione dell’uomo in fatto di automobili”. Alfa Romeo ne affidò il design alla Carrozzeria Bertone e autore delle linee fu il capo dello stile, Marcello Gandini, reduce dal successo della Miura, auto con cui la Lamborghini si era presentata al mondo nel 1966. Le somiglianze tra le due auto sono visibili nell’andamento laterale, nella coda tronca, nel taglio delle portiere e nelle prese d’aria sui fianchi. Doveva essere solo un prototipo per l’EXPO di Montreal, ma è divenuta una “vera” Alfa Romeo: si riconosce a prima vista dallo stile di Bertone o dal rombo dell’8 cilindri progettato per le competizioni. La crisi petrolifera del ’73 non le rese giustizia, ma dopo 40 anni è arrivato il suo momento.Bassa, larga e lunga, l’Alfa presentata all’EXPO era una 2+2 con un muso aggressivo accentuato dal parabrezza inclinato e dalle griglie a scomparsa applicate ai fari.

50 milioni di fan
Nel corso dell’esposizione canadese furono 50 milioni i visitatori che poterono ammirare il futuristico prototipo italiano e l’auto riscosse un successo tale da convincere i vertici di Alfa Romeo a realizzare la versione di serie di quella che doveva essere solo un esercizio di stile, chiamandola Montreal in omaggio al suo luogo di battesimo.
Sin da subito, ma segretamente, tutti i tecnici coinvolti nel progetto sognavano di montare sulla Montreal il motore 8 cilindri progettato per l’Alfa 33, la Sport che in quegli anni correva e vinceva nel Campionato Mondiale Marche. Con la decisione di commercializzare la Montreal il sogno divenne realtà, nonostante le difficoltà nell’adattare quella meccanica su una vettura inizialmente pensata per un 4 cilindri. Dopo tre anni di progettazione e sviluppo, la versione definitiva della Montreal venne presentata nel 1970 a Ginevra, perdendo però parte dell’innovazione stilistica che aveva tanto colpito nel ‘67. Tra le concorrenti della nuova GT Alfa Romeo c’erano la Porsche 911, la Dino Ferrari, la Dino Fiat e la Jaguar E-type. Il motore 8 cilindri a V di 90° in alluminio da 2000 cc dell’Alfa 33 da corsa fu portato a 2600 cc, con 200 CV a 6500 giri, capaci di spingere l’auto oltre 220 km/h. Iniezione meccanica, accensione elettronica, cambio a 5 marce con autobloccante e quattro freni a disco completavano la raffinata meccanica di questa vera e propria “macinatrice di chilometri”, con un comfort ancora oggi invidiabile.

Una grande incompresa
L’8 cilindri ha ancora oggi un’elasticità degna delle moderne fasature variabili: il suo rombo, poi, ripaga tutti i difetti soprattutto quando “canta” oltre i 5000 giri. Seduti nell’abitacolo si apprezzano le finiture di alto livello per l’epoca: vetri elettrici, aria condizionata, luci di cortesia, clacson bitonale ed un volante in legno a calice tipico Alfa Romeo. Prodotta in meno di 4.000 unità dal 1971 al 1977, la Montreal non ebbe il successo atteso a causa della crisi energetica che dal ’73 in poi penalizzò le vetture di grossa cilindrata oltre che per il prezzo proibitivo (5.700.000 lire nel ’73). Dimenticata e bistrattata dagli anni ’80 agli anni 2000, la Gran Turismo dei “cùmenda milanesi” ha dovuto attendere oltre 40 anni per tornare a far parlare di sé, riaccendendo gli animi dei collezionisti italiani e soprattutto stranieri che oggi vanno a caccia di Alfa Romeo Montreal decretandone il successo che meritava fin dall’inizio.