Trazione posteriore, ritorno all’antico

di Paolo Artemi

Quando ci sono in ballo i soldi il concetto di piacere della guida diventa un fattore irrilevante. Ecco perché a metà degli anni ’80 le auto a trazione anteriore, decisamente più economiche da costruire, hanno relegato quelle a trazione posteriore nella nicchia del lusso, presidiata soprattutto dalle case tedesche con Bmw, Mercedes e Porsche in testa. Il voltafaccia più clamoroso? Sicuramente quello dell’Alfa Romeo: gli alfisti avevano digerito a stento l’Alfasud, perdonando il peccato di lesa tecnologia dato che si trattava di un modello popolare, ma quando è arrivata la 164 hanno accusato il colpo abbandonando in massa il marchio del Biscione per approdare in altri lidi. 

 

La riconquista

Ma ecco che nel 2016 arriva la nuova Giulia, che a sorpresa torna all’antico, insieme con tanti altri modelli che sterzano davanti e spingono dietro come usava una volta. E sono numerosi i modelli “italiani” del gruppo Fca che subiscono il fascino delle berlinone americane Chrysler e Dodge che puntano senza titubanze verso la spinta posteriore. Per i fleet manager è una ghiotta occasione per ampliare il campo di ricerca delle vetture da dare in uso ai collaboratori dell’azienda, magari facendo leva sulle loro pulsioni sportive dato che sul fatto che sia più divertente guidare una trazione posteriore non ci sono dubbi, soprattutto se si considera che l’elettronica ha praticamente azzerato il difetto principale di questa soluzione tecnologica. 

 

 

In fascia alta

Nella fascia alta, quella delle vetture destinate ai top manager, spicca la Maserati Ghibli, potenza da 250 a 409 cavalli, interni capaci di coniugare la ricchezza dei materiali con il buon gusto e, naturalmente, un comportamento su strada da sportiva di razza. Nel listino del Tridente ci sarebbe anche il Suv Levante, che in tutte le versioni offre la trazione integrale permanente. Per i puristi del volante, però, questa soluzione «anestetizza» la guida: a quale amante delle belle auto piacerebbe filare via liscio come sulle rotaie di un Frecciarossa? E poi optando per la Ghibli si può cogliere l’occasione per gratificare ulteriormente i propri collaboratori con un corso di guida sicura, utile per padroneggiare le esuberanze di una traction derrière e, soprattutto, per fidelizzare ulteriormente all’azienda i top manager. 

 

Essere concreti

In un mondo ideale tutti i collaboratori dovrebbero poter guidare una supercar. In quello reale c’è comunque il modo di dare in uso vetture di grande carisma a prezzi accettabili. Se, per esempio, l’età media degli aspiranti driver aziendali è over 40 potete stare certi che molti di loro sono ex alfisti che non vedono l’ora di provare la Giulia che promette di riportarli agli antichi fasti. Nel caso in cui i clienti del renting fossero giovani professionisti, imprenditori, inventori di smart up, diciamo di età in media tra i 30 e i 40 anni, e la loro policy aziendale lo consentisse, c’è la nuova Fiat 124 Spider, figlia di un progetto comune con Mazda. Il motore ha una cilindrata di 1.368 centimetri cubi ed eroga 140 cavalli. 

 


Cambiare si può

Infine la scelta che non ti aspetti, quella che è talmente innovativa da far sembrare anche un’azienda che produce laminati una start up della Silicon Valley. È la Kia Stinger, da prenotare adesso per entrare in flotta verso la fine dell’anno, una berlina molto sportiva disponibile con un V6 biturbo da 3,3 litri e 370 cavalli, ma anche con un più realistico duemila da 258 cavalli. Le prestazioni sono da brivido, il comportamento su strada da puro godimento. E se qualcuno dovesse storcere il naso perché si tratta di una coreana la risposta è scontata: «È la globalizzazione, bellezza, chi l’ha detto che solo i tedeschi sanno fare trazioni posteriori da urlo?».