Toyota C-HR, un cocktail riuscito

di Gianni Antoniella

Toyota C-HR, crossover ibrido di taglia media, sta vivendo una stagione magnifica. Il perfetto equilibrio tra il valore del veicolo, il prezzo, le dimensioni e le prestazioni stanno convincendo sempre più automobilisti italiani a guidare questa giapponese che oltre tutto propone la soluzione ibrida (in alternativa c’è soltanto un motore a benzina) come propulsione principale. Insomma ecologia, moda e tendenza sono riuniti in questo Suv e il risultato è che il C-HR è il secondo Toyota più venduto in Italia, alle spalle della Yaris, nel periodo che va da gennaio ad agosto di quest’anno. 

 

 

 

Cittadina

Compatta quanto basta per affrontare le insidie cittadine con grande eleganza (è lunga 436 centimetri), il C-HR è anche adatta a viaggi (meglio se autostradali) a lungo raggio. La soluzione ibrida rende questa Toyota una perfetta auto da città: motore elettrico unito a un quattro cilindri a benzina 1.8 (la potenza totale è di 122 cv) pongono il C-HR tra le “privilegiate” che possono, in molte delle nostre città, “bucare” senza danni (ovvero senza multe) le barriere poste a guardia delle ZTL. Per chi vive e lavora in centri urbani storici un bel vantaggio anche economico. E già questo metterebbe la Toyota in una situazione privilegiata. Se a ciò si aggiungono la posizione di guida alta, la telecamera posteriore di serie e le dimensioni tutto sommato contenute il cocktail è perfetto. 

 

Autostrada

Quando si esce dalla città, il comportamento del CH-R diventa simile a quello delle altre auto dotate del solo propulsore endotermico. La parte elettrica, nel migliore dei casi, aiuta il motore a benzina ad avere un po’ più di verve, ma comunque quando si è a 130 km/h in autostrada i quattro cilindri fanno sentire la loro voce senza esitazione. Voce che comunque arriva ovattata nell’abitacolo. Il cambio automatico a variatore continuo, comodissimo quando si è in fila e quando si viaggia a velocità costante, è elastico quando si va in montagna (salita e discesa) oppure quando si è su una strada piena di curve. 

 

 

 

Baricentro basso

Il C-HR è costruita sulla nuova piattaforma Toyota TNGA (la stessa usata per l’ultima generazione di Prius) e questa architettura garantisce il C-HR un baricentro basso (il più basso del segmento) a tutto vantaggio della stabilità e della guidabilità. In più l’auto sfrutta completamente il pacchetto tecnologico che la Casa giapponese offre ai propri clienti. Di serie sull’allestimento Business il Suv nipponico propone il Toyota Safety Sense Plus che include il sistema Pre-collisione, l’avviso di superamento involontario della corsia e il sistema di abbaglianti automatici, oltre alla funzione di rilevamento pedoni, al cruise control adattivo e al riconoscimento della segnaletica stradale. Un bel pacchetto di assistenza alla guida. 

 

Allestimento

L’allestimento Business, quello della prova, è posizionato sopra quello Active, ovvero il livello d’ingresso nella gamma C-HR. E il Toyota C-HR 1.8H Business offre di serie: cerchi in lega da 17”, fendinebbia, smart entry (apertura delle porte senza chiavi), il già ricordato Toyota Safety Sense, schermo Toyota Touch da 8”, telecamera posteriore, clima automatico bi-zona, sensori pioggia e crepuscolare per l’accensione automatica dei fari, sedile guidatore con supporto lombare, sedili anteriori riscaldati, navigatore satellitare Toyota Touch 2 With Go ed eventualmente i sensori di parcheggio (erano presenti sull’esemplare provato). 

 

 

 

Guarda anche il video: TOYOTA C-HR TEST DRIVE