Tabelle Aci, ma non solo

di Giovanni Tortorici

imagePer i fleet manager, la composizione dei costi chilometrici per effettuare i calcoli del fringe benefit rappresenta un tema che certamente vale un approfondimento specifico. Innanzitutto, cosa si intende esattamente per costo chilometrico? Il costo chilometrico è il valore delle spese sostenute per l’uso del veicolo, al quale va sommato l’interesse sul  capitale necessario per l’acquisto dello stesso e la quota di ammortamento
Al costo chilometrico si associa il rimborso chilometrico ai dipendenti che utilizzano il proprio veicolo per lo svolgimento di mansioni aziendali, motivo per il quale l’argomento merita da parte del fleet manager una particolare attenzione. In questo senso, il rimborso chilometrico quantifica i costi medi di utilizzo di un autoveicolo (dal carburante ai pneumatici, dall’assicurazione al bollo e così via) ed è richiesto dai dipendenti aziendali che utilizzano la propria automobile per conto della azienda. Come noto, su apposite Tabelle Aci è possibile calcolare il rimborso chilometrico per quasi tutti i modelli di automobile in produzione o fuori produzione. Nelle tabelle è associata ad ogni modello d’auto la spesa in euro per un chilometro percorso.

Costi variabili e costi fissi
Il calcolo del rimborso chilometrico consente di ottenere una stima sia dei costi proporzionali sia dei costi non proporzionali alla percorrenza dell’auto, vale a dire rispettivamente dei costi che devono essere sostenuti in conseguenza del grado di utilizzo del veicolo e di quelli che devono essere sostenuti indipendentemente dal grado di utilizzazione del veicolo. Sono costi proporzionali quelli relativi ai chilometri percorsi dall’auto in un anno (carburante, pneumatici, manutenzione/riparazione, quota deperimento dell’auto); sono costi non proporzionali i costi fissi annuali per la gestione dell’auto (interessi, ammortamento, assicurazione RC auto, tassa di circolazione). Sulla base della categoria del veicolo (autovettura, motociclo, ciclomotore, fuoristrada e autofurgone), della marca, dell’alimentazione (benzina, gasolio, Gpl, metano) e della data di calcolo, il sistema previsto dalle Tabelle Aci provvede poi a individuare gli importi del rimborso chilometrico. Le Tabelle ACI, inoltre, considerano percorrenze chilometriche differenti in funzione della tipologia di veicolo. Per le vetture a gasolio, le più diffuse nelle flotte italiane ed europee, si usano percorrenze tipo che vanno da 10.000 a 100.000 km annui, mentre differenti range di percorrenza sono previsti per le vetture-fuoristrada a benzina (da un minimo di 5.000 ad un massimo di 50.000 km annui) o per gli autofurgoni (da un minimo di 20.000 ad un massimo di 90.000 km annui).

Calcolo degli ammortamenti
I costi chilometrici riportati nelle Tabelle Aci, pur essendo determinati con la massima cura, hanno un valore indicativo in quanto calcolati sulla base di valori medi. Facciamo un esempio concreto: il calcolo degli ammortamenti del capitale investito nell’acquisto del veicolo che vengono distinti nelle loro componenti classiche di “quota capitale” e “quota interessi”. L’ammontare di tali quote fa riferimento al ripristino di una situazione iniziale per il recupero del capitale d’acquisto impiegato ad un conveniente saggio d’interesse dopo un determinato periodo d’uso del veicolo. L’ammortamento del capitale investito (quota del capitale+quota interessi) deve tenere conto del valore di acquisto (prezzo di listino+spese di immatricolazione collaudo e trasporto, Iva compresa  con la esclusione del valore dei pneumatici), nonchè del valore residuo e della durata del veicolo (vita tecnica convenzionale massima ipotizzabile). Valore di acquisto e valore residuo devono tenere conto degli interessi calcolati secondo un “saggio di interesse pari alla media dei tassi applicati per le operazioni di finanziamento a medio termine”. Come detto prima i dati hanno un valore indicativo, in quanto calcolati sulla base di valori medi” e pertanto è implicito che ritoccare, ad esempio, la durata oppure il valore dell’indice di interesse, piuttosto che il valore residuo, modifica il valore dell’ammortamento stesso e genera costi chilometrici diversi.

[adrotate group=”3″]Costi proporzionali e non proporzionali
Considerazioni analoghe valgono anche per i costi, proporzionali e non proporzionali, sia nel caso della quota di ammortamento capitale (che si riferisce a valori medi), sia nel caso dei carburanti per la cui stima le Tabelle Aci tengono conto dei “consumi medi riportati nelle schede di omologazione dei veicoli, adeguando tale valutazione, in considerazione del fatto che essi sono determinati in particolari condizioni di messa a punto del veicolo”. Ciò significa che si fa riferimento alle medie di consumo secondo le norme CEE 80/1268 e CEE 93/116 nel ciclo urbano, tenendo quindi cautelativamente alti i consumi, perché quelli dichiarati dai costruttori sono ovviamente ottenuti in condizioni difficilmente replicabili fuori da un laboratorio. I prezzi del carburante sono quelli consigliati dalle case petrolifere, ma senza tenere conto dei pur previsti differenziali geografici. Per i pneumatici, inoltre, vengono tenuti in considerazione i prezzi di listino delle principali società del settore ai quali si applica uno sconto del 15%. Un dato che, nella realtà potrebbe essere opinabile, così come quello della durata media delle gomme stimata nel caso delle vetture a 35.000 km. Considerazioni simili valgono anche per la manutenzione/riparazione dei veicoli che nel caso delle Tabelle Aci comprendono sia la manutenzione ordinaria sia quella straordinaria, previste dal costruttore, utilizzando tariffe orarie da tempario e costi di ricambi originali da listino che includono anche i costi medi dei lubrificanti. Nel caso dei costi non proporzionali alla percorrenza del veicolo, nell’ipotesi che la vettura andasse fuori listino, cosa ormai abituale visto l’avvicendarsi di versioni e restyling, si considera di solito come valore di listino l’ultimo valido fino alla fine della produzione della vettura stessa. Per quanto riguarda la tassa automobilistica si tiene conto dell’importo della tassa  pagata in base ai dati di libretto di circolazione ed alla sede dove è avvenuta la registrazione del veicolo. Resta da dire dell’ assicurazione RCA. Qui i valori sono molto differenti in seguito alla liberalizzazione del mercato, ma si considera la massima classe di merito (14) ed un massimale di 800.000 euro.

Alcune considerazioni generali
Da quanto detto emerge che la metodologia utilizzata per la determinazione delle Tabelle Aci sui costi chilometrici tiene conto di valori medi, mentre nella realtà di tutti i giorni in cui operano i fleet manager appare evidente che devono essere presi in considerazione anche altri aspetti in quanto le variabili dipendono non solo dal tipo di veicolo, ma dall’uso che se ne fa e dal territorio dove si opera. Ai fleet manager è quindi vivamente raccomandata l’adozione di un più puntuale metodo d’analisi. Utilizzare un costo chilometrico da tabella ACI risulta “comodo”, perché si ha un dato esterno, ufficiale e poco contestabile. L’idea di costruirselo in casa è più laboriosa, ma essendo riferita alla singola azienda, fornirà probabilmente valori più calzanti con l’uso specifico, fornendo, di conseguenza, valori più attendibili.

Percorrenze medie annuali
“La percorrenza media annuale dei veicoli costituisce un fattore di rilevante importanza in quanto il costo complessivo d’esercizio varia in funzione di essa. Per percorrenza media annuale si intende il numero di chilometri percorsi dal veicolo nel corso dell’anno , indipendentemente dall’uso, che può essere per lavoro oppure personale. L’insieme dei costi proporzionali alla percorrenza (costi dei carburanti, pneumatici e spese per la manutenzione e le riparazioni) costituisce il costo calcolato unitariamente e basato sul grado d’impiego del veicolo, che espresso in euro per Km risulta costante; viceversa al variare della percorrenza media annua l’entità dei costi non proporzionali alla percorrenza si riduce: in definitiva più strada si percorre in un anno, minore risulta l’ammontare del costo d’esercizio complessivo espresso in euro per Km, in quanto i costi fissi annui (quota interessi sul capitale d’acquisto, tassa di circolazione e assicurazione R.C.A.) si ripartiscono in un arco più ampio di km.Per tale motivo, e per adeguare il più possibile le tabelle ai casi concreti, per ciascun veicolo preso in esame sono stati indicati differenti costi chilometrici in corrispondenza di una percorrenza media annua variabile di 5 mila in 5 mila km per le autovetture a benzina, di 10 mila in 10 mila km per quelle a gasolio e per gli autofurgoni, e di 2.500 in 2.500 Km per i ciclomotori e i motocicli. Comunque è opportuno rilevare che l’analisi dettagliata delle singole voci che concorrono alla formazione del costo d’esercizio, ed in particolare la loro suddivisione nelle due categorie principali di costi annui non proporzionali alla percorrenza e di costi proporzionali alla percorrenza, consente di ricavare, mediante un calcolo elementare, il costo chilometrico corrispondente a qualsiasi percorrenza media annua. Tale costo si otterrà dividendo la somma dei costi non proporzionali per la percorrenza media annua che interessa e aggiungendo al valore ottenuto il costo proporzionale alla percorrenza già calcolato in €/Km”.
(Fonte ACI, Tabelle Aci, considerazioni metodologiche)