Ssangyong Tivoli, tanta sostanza al giusto prezzo

di Paolo Artemi

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Nome italianissimo e passaporto coreano, Tivoli è la prima Ssangyong disegnata per piacere agli europei. Un crossover sincero, ideale per aziende attente alla concretezza e al rapporto qualità-prezzoÈ proprio vero: i tempi cambiano. Alla fine del secondo millennio, proporre a un dipendente o, meglio, a una risorsa umana della propria azienda una Ssangyong sarebbe stato praticamente impensabile, perché questo era il marchio coreano meno sdoganato di tutti sul piano dell’immagine. Poi, però, c’è stato il duro richiamo alla realtà sintetizzato in modo perfetto dagli scatoloni della Lehman Brothers e nulla è stato più come prima, comprese le scelte dei fleet manager e le reazioni dei manager che ne beneficiano.

 

Value for money

Via libera, dunque, alle vetture di Seul che in borsa sono targate India, dato che l’azienda fa parte dal 2010 del gruppo Mahindra & Mahindra, grazie a un quasi imbattibile rapporto tra qualità e prezzo. Ma anche ai passi da gigante compiuti sul fronte del design: la Tivoli che ci accompagnerà oggi lungo gli itinerari del vino nell’Oltrepò Pavese, complice anche il color rosso rubino che starebbe bene a una Bonarda Doc, non ha nulla da invidiare ai crossover compatti che vanno per la maggiore. È aggressiva quanto basta e rinuncia agli orpelli estetici che fanno impazzire i modaioli ma, in compenso, fanno salire a livelli di guardia la bile dei tradizionalisti. In parole povere, la Tivoli è equilibrata nell’aspetto e, nella versione provata, anche nella motorizzazione, un turbodiesel da 1.600 centimetri cubi che eroga 115 cavalli, con le ciliegine sulla torta costituite dalla trazione integrale e dal cambio automatico a sei rapporti. Il tutto alla più che ragionevole cifra di 23.200 euro.

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Rilassati con l’automatico  

Appena ci si immette nel traffico si comincia ad apprezzare la coppia del propulsore, che oltretutto riduce ai minimi termini le vibrazioni che danno tanto fastidio in motori ben più blasonati. All’inizio abbiamo provato a usare il cambio in modalità manuale, ma ben presto tutto il lavoro è tornato sotto la giurisdizione della Tivoli, che è tarata per un’andatura turistica, quella tipica degli automobilisti che non hanno troppi grilli sportiveggianti per la testa. Ssangyong-Tivoli-3Nella marcia normale si viaggia a trazione anteriore, l’opzione 4×4 si attiva in automatico solo in caso di necessità, fatto che fa ben sperare per il momento in cui tireremo le somme dei consumi.
Salendo verso Montalto Pavese vengono promossi prima lo sterzo, ben modulabile, poi il climatizzatore, che non è bi-zona ma fa comunque molto bene il suo mestiere, infine i freni messi alla frusta da un trattore uscito all’improvviso da un viottolo di collina. Un buon voto anche alle sospensioni: qualche buca di troppo fa capire che non sono certo state progettate per andare in fuoristrada, ma nell’uso quotidiano assicurano a chi guida e ai passeggeri viaggi morbidi e silenziosi. Un po’ chiassoso si rivela, invece, il turbodiesel, ma solo quando si spinge con allegria sull’acceleratore. Questa Ssangyong, però, non nasce certo per gli emuli di Sebastian Vettel, è un’onesta viaggiatrice. Chi ha fregole sportive, quindi, farà meglio a puntare verso altri lidi senza pretendere che a pagare le aspirazioni corsaiole sia l’azienda.

 

Cinque anni di garanzia  

Sì, perché quando si tirano le somme dei costi di una flotta una garanzia di cinque anni o 100mila chilometri può fare la differenza, e se non sono disponibili nemmeno come optional i più moderni sistemi di sicurezza non resta che farsene una ragione: molti sono più che altro gadget, mentre per altri attualmente il prezzo non vale la candela. Sempre a proposito di accessori, la telecamera posteriore è di serie, anche perché il lunotto è stato sacrificato sull’altare del design e di quello che ci succede dietro nello specchietto si vede ben poco.
Dopo una sosta nell’aia di una cantina, ecco la prova bagagliaio, questa volta effettuata a colpi di cartoni da sei di un barbera fermo di gran classe. Se la Tivoli è in assetto normale è meglio essere sorseggiatori piuttosto che grandi bevitori dato che nei 213 litri disponibili sulla versione a trazione integrale non entra certo la scorta per un mese. Abbattendo tutto l’abbattibile si sale a quota 1.019 litri, un dato medio per la categoria cui appartiene questa Ssangyong.
Peccato dover rimandare i brindisi, l’etilometro potrebbe essere in agguato, tanto vale tuffarsi in discesa verso la pianura su una strada che alterna curve veloci a virate strette e in forte pendenza. Il terreno migliore per capire quanto sia utile poter scegliere fra tre tarature dello sterzo elettrico (comfort, normal e sport). Disegnare le traiettorie è facile con una vettura compatta come questa, lunga 420 centimetri, ma non si deve esagerare: come già detto, chi si crede un rallysta finlandese non può sperare che a pagare le sue pulsioni sia l’azienda.

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Interni piacevoli e razionali  

Resta da dire che gli interni sono realizzati con intelligenza e piacciono sia alla vista sia al tatto. Merito di materiali niente affatto grossolani e di una cura nelle finiture che nella Corea di vent’anni fa nessuno si sarebbe nemmeno sognato. A questo punto abbiamo riguadagnato il punto di partenza, fatto il trasbordo del prezioso vino sulla macchina di tutti i giorni e arriva il momento della pagella. Il voto più alto va al rapporto qualità-prezzo, mentre i consumi risultano a loro volta promossi, ma senza la lode: con ogni litro di gasolio consumato abbiamo percorso circa 18 chilometri andandoci leggeri con il piede. La casa di chilometri ne dichiara 23, quindi lo scarto tra test virtuali e la realtà stradale è comunque nella media degli altri modelli che affollano lo stesso segmento di mercato.