Sperare: non è peccato

di SirioTardella

imageIn marzo il mercato dell’auto ha fatto segnare il quarto risultato positivo consecutivo, ma è inevitabile, dopo le perdite subite, pensare al tempo in cui si manifestavano i primi segnali di difficoltà, quando si cercava di prevedere durata e intensità della crisi utilizzando delle “lettere”: la U, la V o la W. Io, però, scelsi la lettera L, più adatta ad illustrare una caduta profonda e dalla durata importante. Ero confortato da attenti analisti che già allora avvertivano che la crisi era profonda e sarebbe durata almeno fino al 2014. Oggi gli stessi ci dicono che ci sono segnali d’inversione di tendenza, ma passerà ancora del tempo per un loro consolidamento.
Due considerazioni possono far pensare che il mercato dell’auto abbia raggiunto il punto più basso della “L”.

[adrotate group=”3″]Inversione di tendenza
La prima di carattere politico-economico generale tiene conto del miglioramento del quadro complessivo che, seppure atteso in decimi di punto, segna una inversione di tendenza dopo anni di negatività.
La seconda considerazione ha caratteristiche prettamente di settore. Il mercato italiano dell’auto dovrebbe contare normalmente 2 milioni di nuove immatricolazioni annue, una valutazione rispettabilissima, soprattutto se si tiene conto della personalità e del ruolo ricoperto dagli autori: a suo tempo Gianni Agnelli e recentemente il Presidente di Federauto Pavan Bernacchi. Credo però che, in presenza di una densità automobilistica fra le più alte al mondo, questo livello potrebbe essere rivisto al ribasso di 100/150 mila unità.
Ripartono  le  vendite di auto alle aziende mentre ristagnano quelle a privati.  Raggiunto il punto più basso della lunga crisi  a “L” il mercato si riprende: ma fin dove può salire? Siamo ancora un Paese da due milioni di auto l’anno? Sulla ripresa graveranno gli incentivi alla rottamazione del passato. Cambia la mobilità e servono nuove proposte.Dal 2000 al 2008 il livello complessivo delle immatricolazioni, grazie anche a ripetute campagne di rottamazione, è stato superiore di quasi 2,9 milioni rispetto a quello ritenuto normale. Negli anni della crisi 2009-2013 il livello complessivo delle vendite di auto nuove è stato inferiore di quasi 2,3 milioni di unità sempre rispetto a un mercato ritenuto “normale”.

Nuovi target
Ne deriva che in tutto il periodo sotto esame il deficit di immatricolazioni rispetto a quanto ritenuto normale è pari a 600 mila unità che, in termini del tutto teorici, potremmo considerare quanto finora addebitabile direttamente alla crisi. L’entità di questa perdita è destinata ad aumentare nei prossimi mesi considerati i deboli segnali di espansione della nostra economia e sarà sicuramente irrecuperabile in futuro. Nel 2013 l’età media delle autovetture destinate alla rottamazione ha superato i 15 anni, che significa che gli italiani usano la loro auto due/tre anni in più rispetto al periodo di incentivazione del mercato. Tenuto conto comunque di questo nuovo limite, già nel 2014 e ancora negli anni successivi, la domanda di sostituzione potrà attingere a un parco circolante formatosi negli anni 2000 a ritmi annuali sicuramente superiori a quei livelli considerati normali di 2 milioni di immatricolazioni.
Sperare in un miglioramento progressivo delle vendite di auto nuove non è peccato ma bisognerà prendere atto delle profonde modificazioni della domanda di mobilità e a patto che il settore sia in grado di produrre anche proposte diverse rispetto al passato.