Smart working: tendenza momentanea o cambiamento definitivo?

di Giovanni Tortorici

Negli scorsi mesi le aziende italiane, per far fronte alla situazione di emergenza dovuta all’epidemia di Covid-19 e limitare il rischio di contagi, sono ricorse in massa allo smart working. Cosa ne sarà di questa pratica quando questa emergenza finirà?

A partire dal 2020 la crescita dello smart working è stata esponenziale. Definito come “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”, lo smart working resta ancora oggi avvolto in un alone di confusione.

Fare smart working non vuol dire semplicemente “lavorare da casa”, ma risulta essere una trasformazione del modello manageriale e della cultura dell’organizzazione, una innovazione profonda del modo stesso di concepire il lavoro e la propria relazione con l’organizzazione. Si passa quindi da un management orientato al presenzialismo e al controllo orientato alla fiducia, alla collaborazione, alla flessibilità e alla delega.

Ciò che alcune persone stanno vivendo, soprattutto coloro che abitano e lavorano nelle aree colpite dall’epidemia, è una sperimentazione dettata dalla necessità di far fronte all’emergenza, in cui il lavoratore non ha possibilità di scegliere il luogo in cui lavorare, bensì è di fatto vincolato a stare a casa. Questa sperimentazione tuttavia, seppur obbligata, ha svolto il ruolo di “traghettatore” delle aziende verso un cambiamento desiderato, ma ad oggi ancora temuto, e ha inoltre permesso di ridurre al minimo le possibilità di contagio e, allo stesso tempo, ha assicurato la continuità del business.

SMART WORKING E MOBILITÀ

L’emergenza coronavirus e gli obblighi di distanziamento fisico hanno imposto a tante aziende e organizzazioni in tutto il mondo di lasciare i propri dipendenti a casa ripensando i propri processi produttivi ed organizzativi. Gli smart workers sono passati da meno di seicentomila (per qualche giorno al mese prima del Covid-19) a qualche milione con numero di giorni molto più elevato all’interno del mese.

Questo ambiente così incerto è territorio di conquista per le società di consulenza che “aiutano” tante aziende a mettere in campo soluzioni per estendere lo Smart Working e per creare una maggiore cultura digitale. Alcuni studi hanno stimato che le emissioni quotidiane di CO2 a livello globale sono diminuite del 17% durante il picco delle misure del primo lockdown, rispetto ai livelli medi giornalieri nel 2019, ed in Italia il calo massimo delle emissioni è stato del 27,7%. In questo contesto, i trasporti terrestri hanno rappresentato quasi la metà (43%) della riduzione.

NECESSARIO MAGGIOR COORDINAMENTO

È chiaro che la contrazione coinvolge anche l’attività delle flotte, che ha visto una sostanziale diminuzione dei chilometri percorsi e la proroga dei contratti esistenti. Il netto incremento del personale in Smart Working nella Fase 2 Covid, porta inevitabilmente le aziende ad attuare una maggiore elasticità degli orari di lavoro. C’è una contrazione della quota modale del trasporto pubblico a favore della mobilità individuale nelle diverse declinazioni, dalla auto alla mobilità “mild”, sia essa a piedi, in bici o altro.

Un maggiore coordinamento tra i diversi soggetti del territorio in particolare tra aziende pubbliche e private e amministrazione comunale che coinvolga i Mobility Manager per individuare le migliori soluzioni per favorire, in piena sinergia con le aziende/enti, la mobilità casa lavoro è indispensabile. È infatti importante che le azioni che mette in campo l’amministrazione siano divulgate nelle aziende ed integrate da iniziative complementari. La ciclabilità è un esempio: può divenire una sempre più appetibile soluzione di mobilità casa-lavoro se il piano di sviluppo delle piste ciclabili viene sostenuto da incentivi all’uso o adeguate facilities presso le sedi di lavoro, quali rastrelliere, spogliatoi, ecc..

Leggi anche: Mobilità aziendale: cosa cambierà dopo la pandemia

QUALI EFFETTI POSITIVI

Per capire però quanto la transizione verso lo Smart Working che stiamo vivendo porterà effetti positivi in termini di sostenibilità ambientale, è necessario migliorare la conoscenza della domanda di mobilità. Non bisogna confondere quelle che sono azioni emergenziali dettate dalla necessità di frenare l’epidemia con le effettive innovazioni di medio-lungo periodo.

Stiamo vivendo in un’epoca di cambiamento in cui le persone, ancor prima delle aziende, cercano di allineare sempre più le proprie scelte quotidiane ai temi del rispetto sociale ed ambientale. La mobilità sostenibile sta diventando un modo virtuoso di interpretare la propria quotidianità, uno stile di vita. Per questo è necessario che la mobilità sia sempre più protagonista di una rivoluzione culturale che, causa l’emergenza, ci chiama ad un cambiamento ancora più arduo, ma necessario per il nostro futuro.

Leggi anche: Decreto Rilancio: mobility manager obbligatorio oltre i 100 dipendenti