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Škoda Octavia: un mille per cambiare

di Piero Evangelisti

Downsizing è un vocabolo che negli ultimi anni è diventato familiare agli automobilisti. Equivalente a riduzione delle cilindrate – a volte anche del numero dei cilindri – di motori che acquistano però in potenza riuscendo a ridurre sensibilmente i consumi, il processo di downsizing rende i motori idonei a rientrare nei sempre più severi limiti imposti alle emissioni da normative europee che nei prossimi anni diventeranno ancora più rigide. In questo scenario debutta adesso il mille, tre cilindri a benzina turbo, che Škoda presenta su Octavia Model Year 2017 per rendere ancora più appetibile il bestseller di Casa, l’auto che, nella versione station wagon, è divenuta in Europa quasi un’icona fra le auto aziendali o destinate a grandi flotte come, per esempio, i taxi.

 

Benzina? Perché no?

Octavia 1.0 TSI è un’auto da prendere in considerazione perché presenta molte soluzioni che in certi casi possono rivelarsi vantaggiose. A cominciare, ovviamente, dal piccolo motore, realizzato in alluminio, leggero, e moderno nella progettazione, un mille a tre cilindri che il Gruppo Volkswagen ha realizzato per motorizzare gli entry level di tutte le medie dei suoi brand (infatti è da poco stato introdotto su tutte le versioni di Audi A3) costruite sulla piattaforma trasversale Mqb. La potenza massima di 115 CV è maggiore di quella dell’1.6 TDI da 110 CV, il primo gradino per le Octavia con motorizzazione diesel, quella con cui bisogna confrontare il nuovo mille. Cinque cavalli in più possono fare la differenza? Sulla carta no, perché in entrambi i casi si tratta di potenze corrette per un’auto della taglia di Octavia, più che sufficienti per una guida sicura. Tutto dipende da come le potenze vengono erogate, dai rapporti del cambio (in entrambi i casi un manuale a sei marce) e, in ultima analisi, dalla gestione del motore.

 

Sensazioni nuove

Alla guida della Škoda Octavia SW 1.0 TSI è quasi impossibile capire che sotto al cofano si trova un motore di dimensioni così contenute: il turbo lavora con una progressione continua e decisa, la risposta è immediata e la coppia di 200 Nm consente riprese quasi sportive. Il divertimento nella guida, poi, è accresciuto dalla silenziosità (del motore e della aerodinamica, ma questa è comune a tutte le Octavia) e dall’assenza di vibrazioni. La coppia di 200 Nm (250 Nm quella del TDI da 110 CV) consente riprese agevoli anche con i rapporti più bassi e facilita l’adozione di uno stile di guida attento ai consumi senza penalizzarne la dinamicità. Lo spiccato piacere di guida porta ad andare un po’ oltre i limiti facendo salire il consumo di benzina, allontanandosi da quello medio dichiarato dalla Casa: 4,5 l/100 km con un’emissione di anidride carbonica pari a 103 g/km.

 

Fare i conti

L’allestimento di Škoda Octavia che risponde meglio di ogni altro alle esigenze di un’azienda è sicuramente il livello Executive che comprende, fra l’altro, il Bluetooth con comando vocale, il Navigatore satellitare Amundsen con display da 6,5, Usb, connettività Apple e i sensori di parcheggio posteriori. Così equipaggiate le versioni di Octavia 1.0 TSI da 115 CV e 1.6 TDI 110 CV costano, rispettivamente, 22.570 e 25.300 euro. Questa è la base da cui partire per calcolare i pro e i contro dei due modelli in funzione dell’uso aziendale che si farà dell’auto. Fra i “contro” della 1.0 TSI c’è sicuramente il maggior costo del carburante, ma fra i “pro” può annoverare costi inferiori per quanto riguarda manutenzione, bollo e assicurazione.

 

Guarda anche il video: Skoda Octavia 2016 – Test Drive