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Scatole nere su veicoli: Italia primo mercato mondiale

di Sandro Vedovi

aam17-Scatole nere su veicoli Italia primo mercato mondialeLe scatole nere sono diventate sempre più popolari tra le compagnie di assicurazione e gli automobilisti italiani, essenzialmente per tre motivi: la funzione di prevenzione data dal fatto che un automobilista consapevole delle proprie caratteristiche di guida è sollecitato a comportamenti virtuosi per non perdere le favorevoli condizioni contrattuali; la funzione antifrode fornita dalla possibilità di accertamento della collisione che consente di localizzare l’incidente e ricostruirne con precisione la dinamica e, infine, la funzione di sicurezza e soccorso, garantita tramite un collegamento continuo ad un call center, che consente interventi immediati in caso di problemi.

A fine 2014 sono stati circa 3 milioni i dispositivi elettronici installati nelle autovetture della penisola (fonte ANIA), con una progressione assai rapida, visto che a fine 2012 erano infatti 1,2 milioni le scatole nere utilizzate dagli assicurati e già a fine 2013 il loro numero era salito a 2 milioni di esemplari, dando all’Italia il ruolo di leader mondiale in questa tecnologia. La società di consulenza Boston Consulting Group (BCG) ha stimato che, con l’utilizzo della scatola nera, il miglioramento nella gestione dei sinistri può raggiungere il 20% dell’ammontare annuo dei premi assicurativi e, al netto dei costi di installazione e funzionamento dei dispositivi e si può ottenere una riduzione di premi complessivamente stimata nel 15%. La scatola nera comincia a diffondersi sui veicoli alla fine degli anni ‘90 come sistema telematico utilizzato per contrastare i furti di veicoli e nel corso degli anni si è evoluta integrando accelerometri che hanno permesso di analizzare le forze che interagiscono sul mezzo e, di conseguenza, la ricostruzione dell’incidente. Oggi questi apparecchi consentono di monitorare lo stile di guida di ogni automobilista nel suo complesso, una funzione preziosissima per chi deve gestire una flotta.Una recente indagine dell’ANIA (ottobre 2014) ha evidenziato nella gran parte delle province italiane un rilevante calo del premio puro assicurativo, rispetto a polizze prive di scatola nera, che ha raggiunto oltre il 40% a Napoli, area assicurativamente parlando molto critica, causa un alto tasso di frodi.

 

I temi comuni USA-Europa

Uno dei temi più dibattuti fin dal primo utilizzo delle “black box” è stata la privacy, un tema molto sensibile anche per le aziende.  Il problema è stato affrontato in un regolamento congiunto dell’IVASS (Authority delle assicurazioni), del Garante della Privacy e del Ministero per lo Sviluppo Economico che indica le salvaguardie da rispettare per non interferire con la vita privata dei cittadini, siano essi privati oppure utilizzatori  di auto aziendali. Il regolamento, ancora non operativo, chiarisce i limiti che questi sistemi devono avere per garantire la privacy degli automobilisti. Le scatole nere possono acquisire in modo analitico le informazioni sui singoli incidenti, così da capirne meglio la dinamica, risarcirli più in fretta e scoraggiare possibili frodi. I dati relativi agli stili di guida di un automobilista, preziosi per il gestore di una flotta, collegati a specifiche clausole contrattali, potranno essere mantenuti soltanto in forma aggregata.

 

aam17-Scatole nere su veicoli Italia primo mercato mondiale 2Arrivano le telecamere

I dati raccolti possono essere archiviati direttamente da parte delle compagnie o indirettamente, affidando il servizio a provider esterni, in entrambi i casi deve essere garantita riservatezza, integrità e conoscibilità delle informazioni acquisite, quando richiesto, da chi ne ha diritto per legge o per contratto.

I dati ricavabili dalle scatole nere, ed il loro possibile utilizzo da parte di un assicuratore, sono stati raggrupparti in due grandi gruppi:

1) dati necessari per ricostruire la dinamica dei sinistri: superamento delle soglie di accelerazione o decelerazione in un arco di tempo molto limitato, localizzazione del veicolo al momento dell’allarme, ubicazione del punto d’urto.

2) dati utili per monitorare la condotta di guida dell’assicurato e la percorrenza di un veicolo: numero complessivo dei chilometri percorsi, tipologia di strada percorsa , fasce orarie di utilizzo di un veicolo (ad esempio diurna/ notturna), giorni della settimana di utilizzo (ad esempio feriale/festivo).

aam17-Scatole nere su veicoli Italia primo mercato mondiale 3In questo caso le informazioni possono essere conservate nel tempo ma utilizzate soltanto in forma aggregata.

Negli ultimi due anni, dopo una efficace fase di sperimentazione, soprattutto su flotte di bus e camion, si stanno diffondendo “black box” con telecamera. La più diffusa è l’apparecchio “roadscan”, che oltre a fornire i dati accelerometrici, mette a disposizione un breve filmato dell’incidente (mediamente 30 secondi, i 15 secondi precedenti ed i 15 secondi successivi all’evento), registrato su di una memoria contenuta all’interno, fornendo un file esportabile e analizzabile tramite uno specifico software.

Il sistema, catalogato come VDR (Video Data Recorder) non fornisce una ripresa continuativa e ciò evita di essere assimilato alla video sorveglianza che ha norme stringenti per il trattamento e distruzione delle immagini e che sarebbe assolutamente invasiva in caso di company car. Il video, registrato in automatico in caso di crash ma anche salvabile in modalità manuale, tramite un apposito pulsante, fornisce un contributo importante per dirimere i dubbi sulla dinamica d’incidente riducendo il contenzioso legale.

Il 29 novembre 2012 il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha emesso uno specifico provvedimento sull’utilizzo ottimale dei sistemi nel rispetto della normativa sulla privacy. Il parere è stato pronunciato sulla base di un’istanza presentata dall’azienda di trasporto pubblico ATB Bergamo in previsione della dotazione dei dispositivi a bordo dei propri mezzi.Le finalità del trattamento risultano essere lecite per scopi di tutela dei diritti e quindi per utilizzare i dati rilevati come elementi di prova. aam17-Scatole nere su veicoli Italia primo mercato mondiale 4Il Garante conferma anche la possibilità di conservare i dati trattati per ventiquattro mesi, in relazione al termine previsto dall’art. 2947, comma 2 del Codice Civile per far valere pretese connesse al verificarsi di danni prodotti dalla circolazione di veicoli.

Il Garante ha chiarito che le fotografie così come le riproduzioni di immagini (comprese le videoriprese) possono rientrare nella nozione di dato personale. Occorre distinguere tra registrazione e utilizzazione della ripresa. Il Garante ritiene generalmente lecita l’acquisizione e l’uso di video effettuati nel corso di fatti, avvenimenti, tanto più se avvengono in luoghi pubblici; ricorda però che, per quanto riguarda l’utilizzazione delle immagini, è necessario prestare particolare attenzione alle condizioni ed ai limiti posti dal “codice privacy” a seconda che si tratti di circolazione di dati tra un numero ristretto di persone, diffusione in rete o loro utilizzo a fini di giustizia.

Ritenendo che tali immagini siano destinate a rimanere in un ambito ristretto, gestite da un soggetto ben identificato e utilizzabili per fini di contenzioso legale, i limiti posti dalla normativa sono pienamente rispettati.

 

Più controllati ma più sicuri

Questo parere segue al provvedimento del 7 agosto 2009, Prot. U. 0017558.07-08-2009, dove l’Autorità Garante aveva individuato nel proprietario del “driver recorder” la qualità di “titolare del trattamento”. Quindi, il titolare del trattamento, ovvero il proprietario del sistema di “drive recorder”, dovrà ottemperare alle più generali normative sulla “privacy” nella diffusione degli elementi in possesso, compresi i filmati a disposizione, predisponendo soluzioni tecniche affinché, in caso di utilizzo delle immagini per le finalità dichiarate, risultino offuscati i volti dei soggetti non coinvolti mediante un preventivo intervento di “face blurring” attraverso un applicativo software. Per evitare problematiche e contestazioni future, è importante, prima ancora di iniziare l’installazione su flotte e veicoli utilizzati da dipendenti, presentare al Garante per la protezione dei dati personali una richiesta di verifica preliminare ai sensi dell’articolo 17 del “Codice privacy”.

Rispetto alle disposizioni che stabiliscono il divieto di controllo a distanza dei lavoratori, sancito dallo Statuto dei lavoratori (Legge n° 300/1970), l’articolo 4 vieta, infatti, “l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”, il sistema è considerato perfettamente in linea, in quanto gli aspetti di sicurezza del lavoro sono stati considerati prevalenti rispetto alla ipotetica lesione della privacy. Per garantire il corretto adempimento delle disposizioni di legge, la soluzione è quella di installare la telecamera in modo da limitare l’angolazione di ripresa, escludendone il conducente del veicolo.

Possiamo dire con sempre maggiore certezza che vista l’efficacia che sta emergendo dalle sperimentazioni fatte nel settore assicurativo (riduzione media del 20% dell’incidentalità anche grazie ad una forte responsabilizzazione dei guidatori), le “telecamere on board” integreranno sempre di più le scatole nere, fornendo preziose informazioni sulle dinamiche d’incidente, oltre a mettere a disposizione utili conoscenze sui principali errori alla guida degli automobilisti, tutto senza ledere oltre misura il diritto alla riservatezza del driver.