Saranno le flotte a lanciare la mobilità del futuro*

di Piero Evangelisti

* tema centrale della Fleet Manager Academy del 15 marzo a Milano

Saranno le flotte a lanciare la mobilità del futuroEntro il 2020 la maggior parte dei nuovi veicoli consentiranno di guidare senza usare le mani in autostrada e sulle strade extraurbane. E’ solo un aspetto della rivoluzione della mobilità legata all’avvento dell’auto connessa (che è già una realtà) e dell’auto a guida autonoma (che è dietro l’angolo)Per la mobilità su strada è in arrivo una vera rivoluzione. Molti gli scenari ipotizzati da analisti e futurologi, autentiche visioni che tracciano il cammino verso quella che viene definita smart mobility. Decisivo il ruolo che in questo processo possono e devono interpretare le flotte aziendali: lo conferma Lukas Neckermann, autore del bestseller “The Mobility Revolution”, che su questo argomento terrà la Lectio Magistralis che aprirà la Fleet Manager Academy del 15 marzo a Milano.

 

Zero emissioni, zero incidenti, zero proprietà. Tra questi tre obiettivi che ha analizzato in The Mobility Revolution qual è più facile da raggiungere?

“Si tratta di tre tendenze, ma non sono assolute, e arriveranno a velocità diverse a seconda della geografia, della cultura e anche della politica. Guardando prima “Zero Ownership”, per esempio, meno del 15% degli abitanti di Singapore possiede un’auto. Mentre l’urbanizzazione progredisce, il trasporto pubblico viene ampliato, e le opzioni di car-sharing e ride-sharing si sviluppano ulteriormente, vedremo sempre più abitanti di città come Berlino, Milano, New York e Hong Kong rinunciare al loro secondo ed anche al loro veicolo primario. “Zero Emissioni”. Qui, i progressi tecnologici (densità delle batterie e ricarica veloce) si incontrano con la volontà politica, al fine di creare una maggiore qualità della vita nelle aree urbane in espansione dove guidare sarà sempre più difficile.

Ultimo ma non meno importante, “Zero Incidenti”: l’automazione arriverà molto prima di quanto si possa pensare. La maggior parte dei nuovi veicoli saranno abilitati almeno per un’autonomia di Livello 3 (che equivale a  mani libere per la guida sulle autostrade e sulle strade extraurbane) entro il 2020. I veicoli commerciali e le flotte saranno i primi soggetti a beneficiare di questa evoluzione”.

PROFILO
Neckermann e la sua mobility revolutionNeckermann e la sua mobility revolution
“The Mobility Revolution” è stato pubblicato meno di un anno fa ed è già considerato un testo fondamentale per chi si occupa di mobilità. L’autore, Lukas Neckermann, è un’analista che ha  maturato un’esperienza ventennale presso Case automobilistiche e grandi gruppi assicurativi prima di aprire una sua società di consulenza. Non ha più un momento libero, è già stato chiamato a fare corsi in oltre 40 Paesi, ma ha trovato il tempo di rispondere ad alcune nostre domande e soprattutto terrà la Lectio Magistralis con cui aprirà la Fleet Manager Academy di Milano.

Ma le infrastrutture come si adegueranno a questa rivoluzione dove le autonomous car devono convivere con quelle tradizionali? E le assicurazioni? 

“Le vetture di Google hanno percorso quasi due milioni di chilometri senza causare un incidente dei passeggeri. La loro affidabilità è paragonabile a quella dei treni senza conducente o del pilota automatico sugli aerei. La nostra sfida ora è di rimuovere la fonte, la causa della maggior parte degli incidenti stradali: il conducente. Prima lo facciamo, più sicure saranno le strade. In una precisa dichiarazione di fiducia nella tecnologia, Google, Mercedes-Benz e Volvo si sono già impegnati ad accollarsi la responsabilità per gli incidenti causati dai loro veicoli autonomi. In un processo che porterà a un numero sempre più basso di incidenti anche i costi dell’assicurazione scenderanno drammaticamente”.

Saranno le flotte a lanciare la mobilità del futuro 2Le auto elettriche rappresentano solo il 0,1% del mercato. Chi sosterrà le spese per le reti di ricarica indispensabili alla loro diffusione?

“Si tratta di una nuova era per i veicoli elettrici perchè la tecnologia è ora pronta per essere al centro della scena. Nel Regno Unito, i veicoli elettrici costituiscono circa il 2% delle automobili nuove vendute; in Norvegia, oltre il 20%. L’Italia è in ritardo con meno dell’1% delle nuove immatricolazioni di auto elettriche, in linea con  altri paesi che producono automobili come la Germania e la Spagna. Questo è solo parzialmente dovuto alle infrastrutture di ricarica. Infatti, in molte città, pochi lo sanno, il numero di punti di ricarica è già superiore al numero di distributori di carburante. Nelle aree suburbane e sulle autostrade le infrastrutture di ricarica spesso non dispongono ancora di massa critica che le renda commercialmente convenienti, di colmare questo gap dovranno farsi carico i governi, l’industria degli utenti finali. A lungo termine, sono ottimista per quanto riguarda la ricarica wireless, fissa e dinamica. Già oggi ci sono progetti pilota in alcune città, dove gli autobus elettrici vengono rapidamente caricati in modalità wireless alle fermate. Alla luce di questi progressi, io sono più scettico sul futuro dell’ idrogeno come soluzione di mercato di massa per i trasporti a basse emissioni. Avrà le sue nicchie e può essere appropriato per alcuni scenari, ma è di almeno 15 anni in ritardo rispetto alla tecnologia della batteria elettrica”.

 

Quale impatto ci si può aspettare dai primi due “zeri” sulle flotte private? Possono le aziende dare una spinta verso la diffusione delle auto a zero emissioni e a guida autonoma?

“Per il primo le flotte commerciali possono avere un vantaggio a promuovere i veicoli elettrici, basta che abbiano una base dove si possano installare le infrastrutture di ricarica. Inoltre, per le flotte con mappe di percorso prevedibili e regolari, i veicoli elettrici o ibridi plug-in possono essere facilmente abbinati alla distanza giornaliera percorsa. Per i gestori della flotta un fattore chiave è il TCO e su di esso influiranno positivamente eventuali incentivi governativi, tasse di circolazione legate alle emissioni, costo dell’energia, risparmi sui parcheggi e i bassi costi di riparazione e manutenzione tipici di un veicolo elettrico. Su base comparativa, veicoli elettrici e ibridi plug-in sono semplicemente un acquisto migliore rispetto ai loro equivalenti diesel o benzina. Passando ai veicoli autonomi voglio sottolineare che hanno  un effetto salva-vita e di risparmio di costi che dovrebbe chiaramente piacere al gestore di una flotta. Mi aspetto quindi che alcune aziende ordinino vetture equipaggiate del più alto numero di sistemi di assistenza guidata e di sicurezza del passeggero disponibili – in primo luogo per una questione di protezione dei dipendenti, e,  secondo, per una questione di efficienza e risparmio di tempo”.

 

Le aziende e i clienti business preferiscono il noleggio a lungo termine all’acquisto e sono ben disposti verso il car sharing. Ma come possiamo convincere, senza forzature, il singolo automobilista a cambiare completamente il proprio rapporto con le automobili? 

“Le aziende dovrebbero passare dall’offrire company car a fornire un  budget di mobilità che includa car-sharing e car pooling. In molte situazioni disporre di un’auto aziendale può non essere un reale vantaggio in termini di mobilità. Quando esistono più opzioni, i dipendenti intelligenti sceglieranno quella più giusta”.

 

Al fine di raggiungere i tre obiettivi Zero come vede, a livello globale, il ruolo delle aziende e dei fleet manager? Possono essere i trendsetter della mobilità del futuro, cioè coloro che lanciano la mobilità del futuro? 

“I fleet manager influiscono sulle decisioni di acquisto di veicoli su larga scala. Auspico che lo facciano ponendo attenzione alla sicurezza dei dipendenti, all’efficienza e anche alla consapevolezza ambientale. La loro funzione ne fa automaticamente dei trend-setter e dei promotori di veicoli elettrici, delle vetture connesse e di quelle a guida autonoma. Spero che vedranno il loro ruolo evolversi, dal comprare e gestire auto fino a diventare autentici mobility manager, nel significato più ampio del termine”.

SCENARIO
L’auto del futuro? Connessa e assistita
Un recente studio di AlixPartners, società di consulenza internazionale, ha previsto che il mercato mondiale delle auto connesse svilupperà un giro di affari da 40 miliardi di euro nel 2018, più che raddoppiando i volumi rispetto ai 16 miliardi del 2013, e crescerà di anno in anno mediamente del 20%. Prospettive di crescita molto positive sono previste anche per il mercato globale dei sistemi ad alto contenuto tecnologico per l’assistenza alla guida (i cosiddetti ADAS, Advanced Driver Assistance System), destinato ad arrivare ai 7 miliardi di euro entro il 2018, dai 3 miliardi del 2013.

Auto connesse: cosa sono?
Per quanto riguarda le auto connesse, si tratta della dotazione di soluzioni di connettività che assistono il conducente e gli forniscono informazioni in tempo reale. L’auto connessa può dialogare con i dispositivi elettronici come smartphone o tablet per avere a disposizione un sistema di infotainment centralizzato (navigazione, chiamate, musica, etc.), ricevere a bordo del veicolo informazioni a valore aggiunto su traffico e diagnostica. L’obiettivo dell’integrazione tra questi dispositivi tecnologici sulle autovetture, dunque, è quello di creare uno scenario in cui le auto potranno interagire tra di loro e, successivamente, con le infrastrutture. Saranno le flotte a lanciare la mobilità del futuro 3I dispositivi Adas sono invece pensati per integrare una vasta gamma di funzioni: dai sensori di parcheggio automatico a quelli di spostamento controllato dalla corsia, dai sistemi di controllo elettronico della stabilità a quelli predittivi di frenata (come l’adaptive cruise control) che intervengono automaticamente nei casi un cui il guidatore non reagisca di fronte a una situazione di pericolo. Questa categoria di dispositivi può includere anche la cosiddetta “guida autonoma” e il “driver drowsiness detection” che analizza i movimenti degli occhi e lo stile di guida per determinare se sia conveniente fare una sosta e riposarsi.

Prospettive future
Naturalmente, le caratteristiche di questi mercati hi-tech alimenteranno una necessità maggiore di investimenti da parte delle Case automobilistiche, oltre a quelli già consistenti per lo sviluppo di nuovi modelli. Il citato studio di AlixParnters ha previsto che nei prossimi anni il mercato dell’automobile sarà teatro di una serie di consolidamenti e alleanze tra i produttori di auto, così come tra questi e i nuovi operatori del settore della tecnologia. La sfida più importante per le Case automobilistiche sarà pertanto quella di stare al passo con la continua evoluzione tecnologica, valorizzando con nuove soluzioni il grande potenziale di crescita che il mercato rappresenta. Da questo punto di vista, il cambiamento che sarà prodotto dalle auto connesse e assistite potrà dirsi rivoluzionario per il settore automotive nel suo complesso. E ripercussioni molto importanti potranno esserci anche per il segmento delle auto aziendali, perché le nuove soluzioni tecnologiche sono in grado non solo di garantire maggiore sicurezza, ma anche di rendere più efficiente la gestione della flotta. Sono decisivi, infatti, i benefici per chi opera nel settore delle auto aziendali: meno incidenti, maggiore supporto al driver, riduzione dei costi e della complessità operativa, una più facile gestione degli interventi di manutenzione e di minori costi di assicurazioni.

di Gennaro Speranza