Ripresa in atto, ma è peggio che nella crisi del ’29

di Gian Primo Quagliano

Nel 2016 il prodotto interno lordo italiano è aumentato dello 0,9%. Rispetto al 2007 si registra però un calo del 7%. Quanto tempo occorrerà per colmarlo? Se la crescita continuerà nei prossimi anni con il tasso di sviluppo registrato nel 2016 occorreranno ancora 8 anni, cioè ritorneremo ai livelli ante-crisi nel 2024. Per valutare correttamente questo dato va considerato che la crisi del 2008 ha avuto un impatto estremamente modesto sulle economie emergenti ed è stata superata in pochi anni nelle economie avanzate. 

 

In particolare i livelli ante-crisi sono stati recuperati nel 2010 dal Canada, nel 2011 da Francia, Germania e Stati Uniti e nel 2013 da Giappone e Regno Unito. Non hanno invece ancora raggiunto i livelli antecrisi i paesi della fascia meridionale della zona euro e tra questi l’ItaliaAll’inizio della crisi si affermò che l’impatto sull’economia sarebbe stato paragonabile a quello della crisi del 1929. Come abbiamo visto per i paesi economicamente avanzati non è stato così perché la crisi è stata molto più lieve. Per l’Italia invece non è stato così perché la crisi è stata decisamente più grave e più lunga. Nella crisi del ‘29 il calo massimo del Pil fu del 5,7% e per tornare ai livelli ante-crisi occorsero sei anni. Nella crisi del 2008 il calo massimo del Pil è stato dell’8,7% e il ritorno ai livelli ante-crisi avverrà in 17 anni.

 

Produzione industriale

Il principale driver della ripresa dell’economia italiana in atto è la produzione industriale. Nel 2016 vi è stata una crescita dell’1,6% che ha dato un notevole contributo all’incremento del Pil. La produzione industriale è stata molto penalizzata nella crisi. L’indice Istat nel marzo 2009 accusava addirittura un calo del 25,9% sui livelli ante-crisi. Poi è iniziata una ripresa seguita da una nuova caduta, da un periodo di stagnazione e a partire dal 2015 da un nuovo recupero che pare ben impostato. In dicembre 2016 il calo sui livelli ante-crisi era però ancora del 20,5%.

 

Occupazione 

Dopo un discreto miglioramento nella seconda metà del 2015 e nella prima parte del 2016 il tasso di disoccupazione da settembre è di nuovo in crescita e in dicembre si attesta al 12%. Ben più grave la situazione per la disoccupazione giovanile (40,1%).

 

Prezzi

È in ripresa l’indice dei prezzi al consumo. Il segnale è negativo per i consumatori, ma positivo per l’economia: si allontana lo spettro della deflazione. Per i prezzi alla produzione  la tendenza al calo si è infatti interrotta a metà del 2016.