Rimborso chilometrico per le trasferte di lavoro

di Stefano Sirocchi

FISCO E DINTORNI – L’ESPERTO RISPONDE
Rubrica a cura di Stefano Sirocchi, dottore commercialista

QUESITO: Vorremmo adottare un sistema di rimborso chilometrico per le trasferte di lavoro. Qual è il relativo trattamento fiscale? 

I rimborsi chilometrici non sono imponibili per il dipendente se le spese sostenute sono relative a trasferte effettuate fuori dal territorio comunale e se il veicolo è di proprietà o disponibilità del dipendente stesso. Viceversa, sono assoggettate a tassazione le stesse effettuate nell’ambito del territorio comunale (art. 51 co. 5 del TUIR). In tali casi, rimangono comunque esenti da imposizione fiscale le spese di trasporto a patto che siano documentate con il titolo di viaggio rilasciato dal vettore (ad esempio ricevuta del taxi, biglietto del bus ecc.) e gli spostamenti siano effettuati per ragioni di lavoro.

Le indennità devono essere riferibili a specifiche trasferte di lavoro e devono essere documentate tramite una scheda in cui siano riepilogati i tragitti, i costi e le modalità di calcolo. In particolare, l’ammontare dell’indennità deve essere determinato avuto riguardo alla percorrenza, al tipo di automezzo usato dal dipendente e al costo chilometrico ricostruito secondo il tipo di autovettura e in base alle tabelle pubblicate dall’ACI per i rimborsi chilometrici.

La spesa è deducibile nei limiti del costo di percorrenza (o sulla tariffa di noleggio) relativo ad autoveicoli di potenza non superiore a 17 cavalli fiscali se con motore benzina, 20 se con motore diesel. L’eventuale eccedenza comporta una variazione in aumento del reddito fiscale.  

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