Revisione della fiscalità: una priorità per il nuovo Governo

di Antonio Cernicchiaro

Com’è noto, il mercato automobilistico 2012 si è chiuso con un significativo segno negativo pari al -19,8% rispetto al 2011, facendo registrare un totale di 1.401.955 immatricolazioni, che ci riporta ai volumi del 1979. In questo quadro di grave crisi, si attestano anche i dati consolidati relativi al mercato delle auto intestate a persone giuridiche che, nel complesso, hanno evidenziato una riduzione vicina al 14% nell’intero 2012.

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Immatricolazioni a società
Le sole auto intestate a società ed enti a fine 2012 hanno consuntivato 3 punti in meno di quota di mercato rispetto al 2011 e oltre il 27% di flessione in volume.Ad un calo generalizzato delle società, fa da contraltare – in un’analisi più approfondita – una complessiva tenuta del noleggio a lungo termine, in flessione di appena il 2,4%, nell’ambito del quale ha avuto un ruolo importante quello giocato dalle società captive delle Case automobilistiche (+16%) e da quelle indipendenti (+38%).  In Italia le immatricolazioni a persone giuridiche (comprese quelle per il mercato dei chilometri zero) costituiscono il 36% del totale. Questa quota è drammaticamente lontana da quella dei principali paesi europei. La responsabilità è dell’abnorme pressione fiscale che grava sull’auto aziendale. Tra i molti compiti che attendono il nuovo Governo vi è quello di riequilibrare questa situazione.Più marcata è, invece, la riduzione delle immatricolazioni dei noleggi a breve termine, complessivamente in diminuzione del 19%, composto da un calo del 13,3% delle società top e del 30,7% delle altre aziende che fanno noleggio. Nello stesso anno, inoltre, le vendite a privati in Italia hanno toccato minimi storici, attestandosi al 64% dell’intero mercato.

La situazione in Europa
Malgrado ciò, la restante quota del 36%, attribuibile alle immatricolazioni a società, enti, noleggi, concessionari (per Km zero) e comunque persone giuridiche, è ancora drammaticamente distante dalle medie dei principali Paesi europei, che vedono in Germania una quota del 62%, in Gran Bretagna del 55%, in Spagna del 49% e in Francia del 43%. Come più volte evidenziato, questo gap, che anche nel 2012 non si è ridotto e che i primi dati del 2013 sembrano confermare, è dovuto all’eccessiva pressione fiscale che grava su questa tipologia di veicoli.

Il quadro fiscale
Riportiamo qui sopra la tabella, dalla quale si ricava come in Italia la quota ammortizzabile per un’impresa è del solo 20% (così ulteriormente ridotta dalla Legge Fornero sul lavoro e dalla più recente Legge di Stabilità), mentre in ambito UE è del 100%. Inoltre, il tetto di costo massimo deducibile per le auto utilizzate dai professionisti, pari a 18.076 euro, è fermo ormai dal 1997. Infine, l’Iva nel nostro Paese è detraibile solo fino al 40% mentre nei maggiori Paesi europei è totalmente detraibile.

Un compito per il nuovo governo
Il peso fiscale, pertanto, incide in maniera sensibile sul mercato dell’auto aziendale, comprimendo le potenzialità del settore rispetto a quanto avviene negli altri principali mercati sopra indicati. È quindi altamente auspicabile che il nuovo Governo possa dedicare un po’ di attenzione anche a questo settore, il cui sviluppo potrebbe portare benefici anche all’Erario, in termini di maggiori entrate fiscali.

Il leasing tiene anche nel 2013

Pur in un contesto di progressiva flessione delle immatricolazioni di autovetture, i dati Assilea-Unrae del primo bimestre 2013 mostrano una flessione delle immatricolazioni di auto in leasing meno elevata rispetto a quella del mercato totale, con dinamiche positive, pur se su numeri ancora contenuti, del leasing a privati. Con la dizione “privati” s’intendono soggetti senza partita Iva e quindi privati consumatori, ma anche esercenti arti e professioni, titolari di ditte individuali e imprese familiari.
Buoni i numeri su tipologie di autovetture di taglia piccola (es. Classe A e Smart) e generalmente si assiste ad una progressiva diminuzione del taglio medio dell’operazione e della durata, a fronte di opzioni d’acquisto d’importo più elevato.
Queste tendenze testimoniano l’utilizzo dello strumento leasing sempre più come strumento di finanziamento della “mobilità” piuttosto che del “bene auto”; il bene, che rispetto al passato – viste le attuali ristrettezze economiche – ha un prezzo sempre più contenuto, non sempre viene preso in leasing con l’intento di acquisirne la proprietà. Il valore di riscatto elevato consente di mantenere bassa la rata mensile e a fine contratto il cliente può decidere di non riscattare il bene, ma di stipulare un nuovo contratto su un’altra autovettura. Insomma, dal leasing una boccata di ossigeno alla liquidità di privati, professionisti, artigiani, che consente di soddisfare il bisogno di sostituire l’autovettura.

di Beatrice Tibuzzi
Responsabile Studi e Statistiche Assilea

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