Quel che più conta è il prezzo

di Mario Anzola

 Come emerge chiaramente dall’intervista a Giordano Fatali, presidente di HRCommunity, anche nel nostro Paese l’auto in benefit entrerà sempre più frequentemente nei pacchetti retributivi di dirigenti e quadri.

 Dalle inchieste congiunturali condotte dal Centro Studi Auto Aziendali risulta che nelle flotte con 10 o più auto quasi il 60% delle vetture viene dato in benefit. Naturalmente l’utilizzazione sempre più frequente dell’auto come componente essenziale dei pacchetti retributivi è un elemento che determina una crescente attenzione alle politiche aziendali relative all’acquisizione e alla gestione delle auto, cioè alla cosidetta car policy, che dovrà tener conto in misura crescente, oltre che delle esigenze operative delle aziende, anche delle necessità e dei desideri delle persone a cui le auto sono affidate in benefit.

Come si comportano in concreto oggi le aziende? Secondo l’inchiesta citata, per le auto in benefit il 19% delle flotte con 10 o più auto lascia liberi i beneficiari di scegliere le autovetture che desiderano all’interno di un limite massimo di spesa. Questo atteggiamento molto “liberale” è certamente gradito da chi riceve l’auto in benefit, ma può contrastare con l’esigenza di massima efficienza e di gestione economica della flotta e sembra dunque destinato a perdere terreno a vantaggio di soluzioni in cui l’azienda ha un maggior controllo delle scelte. Queste soluzioni sono essenzialmente due: quella che si colloca all’estremo opposto rispetto alla libera scelta del beneficiario, e che vede quindi l’azienda scegliere il modello di vettura, e quella intermedia in cui si dà al beneficiario la possibilità di scegliere l’auto che desidera in una lista predefinita di modelli, la cosiddetta car list. Dall’inchiesta emerge che opta per la car list il 56% delle flotte mentre la decisione sul modello da acquisire è riservata esclusivamente all’azienda nel 25% dei casi. In 81 flotte su 100 quindi i fleet manager, o coloro che decidono l’acquisto, devono fare scelte sui modelli o per assegnarli d’ufficio ai beneficiari o per comporre una car list.

A questo proposito interessante è vedere come nelle flotte di 10 o più vetture vengono considerate alcune delle principali caratteristiche delle auto da acquistare. Invitati a dare un voto da 1 a 10 i fleet manager intervistati hanno attribuito il massimo punteggio (9) all’offerta economica, cioè al prezzo o al canone di noleggio. Quasi lo stesso punteggio (8,9) viene però attribuito all’affidabilità e alla sicurezza. Seguono con voto 8,5 i costi di esercizio. A distanza di quasi un punto (con voto 7,7) viene indicata la facilità di manutenzione e di assitenza. Come ci si poteva aspettare non particolarmente elevata (7,2) è l’importanza attribuita alle emissioni di CO2. La coscienza ecologica delle aziende non è ancora tale da fare premio sulle considerazioni di carattere economico e su quelle relative ad affidabilità e sicurezza dei veicoli.

Un indice di importanza 6,5, nella scala da 1 a 10, viene infine attribuita all’immagine di marca e di modello e questo è un dato abbastanza sorprendente perchè si potrebbe ritenere che le aziende dovrebbero dare un’importanza maggiore all’immagine conferita dall’autovettura in quanto certamente questa immagine si riflette anche sull’immagine dell’azienda. Interessante è constatare che conseguenza dei diversi approcci alla car list è un numero di modelli presenti nelle flotte piuttosto elevati: mediamente 19 secondo l’inchiesta.

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