Quando il fisco fa autogol

di Sirio Tardella

La cosiddetta riforma della imposta provinciale di trascrizione (IPT) ha determinato lo spostamento di gettito e immatricolazioni tra le province. E il superbollo non sta determinando una crescita delle entrate fiscali bensì un calo ed altri pesanti effetti negativi. La recente introduzione delle nuove regole sull’IPT ha provocato un terremoto nella distribuzione territoriale delle immatricolazioni, soprattutto a seguito della scelta delle società di noleggio di immatricolare le nuove auto in quelle province che non hanno applicato l’onerosa revisione delle tariffe.

Il Centro Studi Unrae ha calcolato il gettito derivato dall’IPT (al netto delle addizionali provinciali) sulle immatricolazioni di autovetture destinate al noleggio registrate in gennaio-aprile in quattro province particolarmente significative; Bolzano e Trento da un lato e Firenze e Roma dall’altro. Il calcolo mette in evidenza come immatricolazioni e relativo gettito abbiamo avuto un boom a Bolzano e Trento e un calo clamoroso a Roma e Firenze. Le società di noleggio hanno infatti spostato le immatricolazioni dove la IPT è meno gravosa.
imageE’ abbastanza evidente come la revisione delle aliquote dell’imposta di trascrizione, dovuta anche sulle nuove immatricolazioni di autovetture e destinata ad assicurare maggior gettito alle casse provinciali, almeno per le Province di Roma e Firenze, produrrà effetti ampiamente diversi da quelli sperati. E’ auspicabile che, pur nel rispetto delle autonomie e dei principi di un sano federalismo fiscale, venga recuperato il precedente metodo di imposizione basato su un importo fisso uguale per tutti gli atti della medesima specie su tutto il territorio nazionale, lasciando alle amministrazioni provinciali la facoltà di deliberare in maniera discrezionale un’addizionale variabile entro limiti prefissati (0 – 30%).

Superbollo
Ma l’IPT non è l’unica imposta sul settore che non produrrà a favore delle finanze pubbliche gli effetti iscritti in bilancio. Il superbollo sulle autovetture con motorizzazioni di potenza superiore ai 185 kW, secondo la relazione tecnica che accompagna il provvedimento, dovrebbe assicurare un’entrata di circa 168 milioni. Secondo i più recenti calcoli dell’Unrae, però, la diminuzione delle immatricolazioni di autovetture di questa fascia di mercato, solo nel 2012, provocherà un minor gettito di Iva, bollo e IPT pari a 105 milioni di euro ai quali possono essere aggiunti gli effetti del crollo repentino e irreversibile del valore del parco circolante (oltre 1 miliardo di euro su 215.000 autovetture), della svalutazione dell’accresciuto stock di usato presso i concessionari, e ancora della drastica riduzione delle entrate fiscali inerenti all’uso e manutenzione delle vetture. E non basta. A ciò si aggiungono il consolidarsi di un flusso esportativo di tali vetture che supererà in breve tempo quello aggiuntivo delle nuove immatricolazioni con depauperamento non solo in valore ma anche in termini assoluti del parco di riferimento dell’imposta. Ed infine occorre considerare il ridimensionamento delle reti di vendita e di assistenza, con gravi conseguenze occupazionali (oltre che fiscali). Anche per il superbollo dunque i benefici erariali attesi saranno ampiamente superati dagli effetti negativi di una imposizione demagogica.

imageRevisione delle imposte
Non è con queste nuove e aggiuntive richieste ai contribuenti che si riparano i buchi del bilancio pubblico, ma attraverso una seria e organica revisione delle innumerevoli imposte, tasse, bolli, contributi, accise, addizionali, ecc. che i cittadini automobilisti sono costantemente chiamati a versare talvolta con estrema difficoltà, talvolta, addirittura ignari della tipologia e dell’entità del balzello a loro carico.

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