Quali strategie per le flotte europee?

di Giovanni Tortorici

11-lettera-ai-fleet-managerEsiste una strategia europea per le flotte aziendali? É così differente da quella diffusa negli Stati Uniti? Ma si può veramente parlare di un modello seguito a livello continentale o normative e abitudini creano realtà diverse all’interno dell’Unione Europea? Cerchiamo le risposte negli interventi dei colleghi stranieri. L’Europa ha diverse realtà al suo interno: si parlano oltre 20 lingue, ci sono almeno 12 diverse monete e l’euro è adottato soltanto da 18 dei 28 stati membri dell’Unione. In questo contesto si può affermare che le strategie europee per le flotte di auto aziendali sono quelle tipiche di un mercato maturo e consapevole: l’unico altro mercato con caratteristiche simili in termini di maturità e conoscenza è quello nord americano, con alcune differenze. In Europa, si tende ad utilizzare servizi inclusi nel canone mensile della vettura, con qualche sporadico tentativo di unbundling per esempio sul piano assicurativo, mentre i colleghi USA lavorano molto di più sul piano finanziario e tutti i servizi sono scorporati (unbundling). I fleet manager europei hanno una dimestichezza ed una padronanza del costo del carburante che difficilmente ha eguali, dato che nella gestione rappresenta una voce di spesa molto onerosa, rispetto per esempio a quanto incide nel mercato USA dove i costi del carburante sono molto più bassi.

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni sono particolarmente rilevanti ed i costruttori hanno fatto notevolissimi passi in avanti, ma le norme di ogni singolo Paese sono differenti e se, per esempio, la carbon tax è normale in Francia, questa non esiste in Italiai: una differenza non da poco per due Paesi che hanno molto in comune.

La telematica inizia a far breccia nella strategia europea delle flotte: la teoria secondo la quale si conosce solo quello che si misura, finalmente viene recepita e la telematica è l’unico strumento che permette di avere dati aggiornati e non “interpretati” che forniscono la base per il reporting. Le problematiche collegate alla scatola nera che dobbiamo affrontare sono le leggi sulla privacy, ma con un po’ di buon senso si può arrivare a scremare dati “sensibili” da dati “oggettivi” direttamente alla fonte, senza invadere la privacy del driver. In USA questi problemi, nel caso delle flotte, sono molto meno pressanti. Anche in questo caso, abbiamo però leggi differenti in ogni Paese dell’Unione Europea e questo non ci aiuta, specialmente pensando al “data collect” che potrebbe risiedere, nel cloud,  in un paese differente da quello di provenienza dei dati. L’Europa per le flotte è un “paradiso” perché queste rappresentano il 50% del mercato, contro il 15% del mercato USA. Le leggi dei Paesi dell’Unione non sono armonizzate, quindi i regimi fiscali sono molto differenti e nel caso di flotte internazionali; ciò rende il lavoro del fleet manager europeo estremamente complesso. La complessità della strategia da adottare è anche influenzata dalla presenza di costruttori localizzati in singoli paesi dove rappresentano punti di forza del mercato domestico e ciò influenza notevolmente le scelte strategiche, con aggiustamenti della policy in funzione del mercato locale; inoltre, in funzione della nazione, uno stesso modello viene realizzato con equipaggiamento leggermente differente, per adattarsi al singolo mercato, comportando una frammentazione negli allestimenti che nel grande mercato unico statunitense non esiste. Le aziende richiedono sempre e comunque il saving e l’attuale strategia, questa volta comune a Europa ed USA, si sta concentrando su due elementi principali: contenimento delle spese per il carburante ed educazione del driver.

 

stewartGran Bretagna

Una panoramica sulla Gran Bretagna arriva dal rappresentante UK Stewart Whyte che è stato Presidente di ACFO, nata nel 1970, la più grande ed antica associazione di Fleet Manager in Europa, un fatto quasi scontato visto che nel regno Unito il noleggio e le flotte aziendali esistono dal 1926. Oggi Whyte è il Direttore di Fleet Audit, primaria azienda del settore in UK e per questo motivo ha lasciato la presidenza di ACFO della quale  è rimasto “consigliere esterno”. In UK il mercato totale dell’auto ha un comportamento simile al trend europeo sul piano delle immatricolazioni di vetture nuove, con ibride ed elettriche in crescita, ma che non superano il 2.5% di share.

Le flotte, in Gran Bretagna, sono realmente il mercato primario e le tasse sono parametrate soprattutto sulle emissioni: chi supera i 130g/km di CO2 emessi è sottoposto a pesanti sovrattasse. In UK il concetto di mobilità è in rapida evoluzione, con controlli sempre più stringenti  sul TCO e con l’incentivo a estendere la “car allowance” al posto della vettura aziendale fissa in un’ottica che punta alla mobilità integrata.  Strategia diffusa in Gran Bretagna è quella di introdurre ESOS (Energy Saving Opportuniy Scheme) anche nei sistemi di trasporto, flotta inclusa, secondo il principio che la giusta “governance” riduce la pressione su ciò che non è conforme, perché riduce automaticamente le non-conformità. Telematica e monitoring sono sempre più presenti in UK.

 

jean-lucFrancia

Il rappresentante francese dell’associazione di fleet manager ARFA Jean Luc Celotto, fleet manager di Dalkia, realtà con circa 9.000 vetture, ha illustrato le più rilevanti peculiarità e le tendenze del mercato fleet transalpino. Le medie delle durate contrattuali sono salite a 60 mesi per i veicoli commerciali e a 48 mesi per le vetture (percorrenza media 120mila km), medie allineate con quelle continentali. La telematica e la geocalizzazione in Francia sono dati ormai acquisiti perché permettono di tenere sotto controllo consumi ed emissioni sui quali si fonda il sistema di tassazione progressiva utilizzato nel Paese. Il reporting nelle flotte transalpine e l’automazione delle fatturazioni sono elementi fondamentali, a differenza di molte flotte italiane, dove prevale il solito foglio excel. Vista nel suo insieme, pur con le specificità evidenziate, si può dire che anche in Francia prevale un metodo europeo di gestione delle flotte.

andrzejSvizzera

Anche se fuori dall’unione, la Svizzera è sede di una delle flotte più grandi in circolazione, quella di Nestlè: più di 30.000 veicoli distribuiti in oltre 150 paesi. Responsabile della gestione è il Global Fleet Manager Andrzej Sacha che ha illustrato la visione della flotta nella cosiddetta “fleet pyramid” che ha alla base la “company culture”, seguita da “car policy”, “purchasing” e “admin” collocata al vertice della piramide. L’approccio diffuso nel mercato fleet elvetico è fortemente basato sulla safety, con un deciso impegno che coinvolge anche i vertici aziendali all’insegna del motto “un incidente è un uno di troppo”. Culturalmente, non è facile esportare questo concetto in ogni angolo del pianeta, ma tutti i Paesi dovrebbero tenere conto del fatto che in Svizzera la consapevolezza dell’importanza della sicurezza e del controllo telematico  ha portato ad un decremento significativo degli incidenti, dimostrando, al contempo, che gli investimenti in sicurezza portano benefici in termini non solo di saving, ma anche di salute e di benessere.

 

tizianaBelgio

Tiziana Maniezzo, Fleet Manager Veolia Benelux e Board Member della Federazione Fleet & Mobility Managers Belgio, ci ha spiegato che su questo mercato un problema pesantemente sentito dai Fleet e Mobility manager è l’intenso traffico delle grandi città, Bruxelles ed Anversa. Il modello utilizzato per cercare di risolvere il problema è il “mobility budget”, ossia un budget mensile che il dipendente utilizza per la propria mobilità. In qualche caso il budget non è in denaro, ma conteggiato in “crediti”, un sistema che incentiva la mobilità intelligente, e spinge i collaboratori a utilizzare tutti i mezzi di trasporto oltre ai mezzi della flotta aziendale; purtroppo numerose sono le lamentele locali per la scarsa implementazione di un sistema di mobilità pubblica adeguata alle necessità. Anche in Belgio la tassazione è calcolata sulle emissioni, un metodo che ha portato alla sua riduzione. Ma in alcuni casi le aziende decurtano dagli stipendi netti dei dipendenti la maggiorazione della tassa che viene imposta per i veicoli che superano i limiti delle emissioni, una legge che mette il titolare della company car nelle condizioni di stimolare l’azienda ad acquistare auto più virtuose. Uniche eccezioni, che sfuggono al sistema, sono i veicoli  commerciali ad uso strettamente strumentale. Molto rigide sono le regole seguite in Belgio in relazione ai danni di fine rapporto e alle franchigie: il dipendente è comunque parte in causa e spesso deve dividere l’esborso di denaro per danni rilevati insieme con l’azienda, motivo per il quale gli incidenti “da parcheggio”, per esempio, sono in calo di circa il 10% negli ultimi 18 mesi.

Conclusioni

L’Europa dell’Unione, insomma, mostra differenze linguistiche e di approccio, ma in comune ha la ricerca del contenimento dei costi, esattamente come avviene nel mercato americano. I metodi scelti possono sembrare profondamente diversi, ma conducono a risultati largamente simili, che portano a dire che di diverso, da Paese a Paese, non c’è poi così tanto: consumare poco carburante grazie a una guida non aggressiva e rispettare le regole della car policy aziendale sono fattori comuni.

Aggiungendo che in Europa si parlano molte lingue e che non c’è una politica comune, il Fleet Manager europeo deve sapersi gestire molto bene se ha flotte distribuite in più Paesi e quindi soggette a regole e regimi fiscali  locali.

A questo punto sarebbe interessante e proficuo che le associazioni dei fleet manager si incontrassero più spesso e condividessero le linee guida per le flotte aziendali, che in definitiva utilizzano prodotti europei nella maggior parte dei casi e che spesso hanno problematiche simili da risolvere anche se con condizioni di contorno differenti. Riteniamo che anche qui il networking possa dare risultati interessanti, dato che la cultura non ha confini e accomuna singoli che, al di là della nazionalità, vogliono confrontare le proprie idee ed imparare gli uni dagli altri.