Quale alimentazione scegliere nella transizione all’auto elettrica

di Robert Satiri

Fino ad ora la scelta dell’alimentazione per le auto della flotta era semplice. Oltre il 90% diesel e il resto benzina e una spruzzatina di green come si fa con l’angostura in certi cocktail. La transizione all’auto elettrica, già cominciata, sconvolge le antiche certezze e non sarà indolore.

 

Ci siamo: la rivoluzione sta per partire! E le aziende sono dentro il vortice. Non è tanto una battuta quanto una constatazione di questo 2019 abbastanza complesso per i fleet manager, combattuti tra lo spirito di conservazione dell’esistente e la curiosità verso la “terra promessa” imminente dell’elettrico. I nuovi cicli omologativi introdotti lo scorso anno hanno provocato un rallentamento della disponibilità di prodotto palese per molte Case costruttrici, provocando una razionalizzazione di offerta sia per quanto riguarda le motorizzazioni che gli allestimenti.

Con il test Wltp le rilevazioni delle emissioni dei veicoli si avvicinano maggiormente all’uso reale; i parametri per questa tipologia omologativa prevedono una durata del ciclo di 30 minuti, su una distanza di 23,5 kilometri, con fasi di guida più dinamiche (all’incirca 52% urbano e 48% extraurbano), velocità media e massima aumentata rispettivamente a 46,5 e 131,5 km/h. Un’ulteriore difficoltà è rappresentata dalle dotazioni opzionali che possono influire sui consumi di carburante e sulle emissioni di agenti inquinanti, che comportano il moltiplicarsi esponenziale dei test.

L’IMPATTO DELLE EMISSIONI

A questo quadro generale, già di per sé complesso, dobbiamo aggiungere che le Case automobilistiche hanno diverse modalità di approccio agli obiettivi di limiti di emissioni medi delle rispettive flotte fissati a 95 g/km di CO2 per il 2021 e all’ulteriore riduzione del 35% nel 2030. Stanno quindi gestendo questa transizione con una certa circospezione. In sostanza si ha la sensazione di una vendita “rallentata”.

IL VENTAGLIO DELLA SCELTA

Propulsione elettrica, ad idrogeno, metano e/o biometano, mild-hybrid o ibrido plug in, diverse le ricette e le opzioni; a volte quasi tutte presenti anche nel ventaglio di proposte di un solo costruttore, quasi a significare come la confusione regni sovrana nel settore, in attesa del mainstream, della tecnologia vincente che sopprimerà le altre.

Per il fleet manager chiamato a costruire dapprima una car policy e poi una car list nel presente il rompicapo diventa complesso. Un suggerimento? Fare come si fa a poker: vedere e, se possibile, rilanciare. L’offerta plurima e variegata delle Case automobilistiche va sfruttata a proprio favore; l’esperienza maturata consiglia un lavoro preliminare indispensabile per ottenere risultati di soddisfazione sia in termini di costo che di sostenibilità ambientale.

L’UTILIZZO REALE DEL VEICOLO

Quando il veicolo è impiegato in percorrenze a medio raggio e c’è una netta prevalenza dell’ambito urbano, le soluzioni ibride appaiono quelle migliori. Non incorrono nei blocchi del traffico e consentono economie gestionali. Se il raggio d’azione è quello delle zone servite da una buona rete distributiva (e in Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo, Puglia e Sicilia questa è presente), la soluzione della propulsione a metano si fa molto interessante in termini di costi e di autonomia. La gestione del veicolo è poco dissimile dalle vetture a benzina ma il costo chilometrico per il carburante è inferiore del 60% (di oltre il 20% anche rispetto al diesel), a fronte di autonomie nell’ordine dei 300-400 km (e poi c’è sempre un piccolo serbatoio a benzina per non rimanere a piedi).

L’utilizzatore che in gergo “macina chilometri” ha ancora nel diesel la soluzione ai suoi problemi. La perfezione tecnica raggiunta dai propulsori moderni garantisce affidabilità e contenimento delle emissioni a livelli impensabili fino a pochi anni fa e, a nostro avviso, questa motorizzazione ha ancora un futuro davanti a sé. Per riassumere: segmentare gli utilizzatori delle vetture aziendali e disporre di una scelta plurima di propulsioni, aiutano a definire quasi sartorialmente l’abbinamento uomo-macchina con un occhio sempre attento alle nuove possibilità.