Prosegue la lenta ripresa dell’economia italiana

di Gian Primo Quagliano

Continua la lenta ripresa dell’economia italiana. Il Pil ha subìto una drastica caduta a cavallo tra il 2008 e il 2009. È iniziata poi una moderata ripresa che si è esaurita nel secondo trimestre 2011 per lasciare spazio ad una nuova fase recessiva, che si è arrestata nel primo semestre 2013. Da allora il sistema economico italiano è in ripresa, ma il tasso di crescita del Pil è molto contenuto

Il quadro economico 

Nel terzo trimestre 2016 il Pil italiano è ancora inferiore al livello antecrisi del 7,8%. Secondo il governo, nel 2016 la crescita dovrebbe essere stata dello 0,8% e nel 2017 vi dovrebbe essere una accelerazione che potrebbe portare a un tasso di sviluppo dell’1%. È del tutto evidente che procedendo con un ritmo di crescita di questo tipo il raggiungimento dei livelli antecrisi non è certo a portata di mano e infatti non avverrà prima della metà degli anni venti del secolo. Un elemento importante, per assicurare quanto meno il mantenimento del sia pur debole tasso di sviluppo attuale, è sicuramente la fiducia. Da questo punto di vista, come mostrano i dati relativi ai principali indicatori, il quadro non è negativo, ma non è neppure particolarmente rassicurante.

 

Imprese

L’indicatore di fiducia delle imprese determinato dall’Istat aveva toccato un minimo di periodo nel luglio 2014 che aveva lasciato spazio poi ad una ripresa culminata in un massimo in ottobre 2015. L’indicatore è poi sceso ancora per mantenersi sostanzialmente stabile nel 2016 con moderate oscillazioni intorno a quota 101. In particolare in dicembre l’indicatore è sceso da 101,4 di novembre fino a 100,3 come risultante di dinamiche non univoche nei diversi settori considerati. In particolare in dicembre si è registrato un peggioramento della fiducia nei servizi con l’indice che passa da 105,0 a 102,5 e nelle costruzioni (da 124,2 a 120,4). Nella manifattura e nel commercio al dettaglio l’indice invece sale, passando da 102,2 a 103,3 nella manifattura e da 106,5 a 107,4 nel commercio al dettaglio. Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia – sostiene l’Istat – nel comparto manifattutiero migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione mentre le vautazioni sulle scorte restano stabili. Nel settore delle costruzioni peggiorano sia i giudizi sugli ordini che le aspettative sull’occupazione. Nei servizi si deteriorano i giudizi e le attese sui livelli degli ordini, mentre le attese sull’andamento dell’economia migliorano. Nel commercio al dettaglio migliorano i giudizi sulle vendite correnti e peggiorano le attese sulle vendite future. In sintesi vi è una certa fiducia ma anche preoccupazione.

 

Consumatori

Il clima di fiducia dei consumatori aveva toccato un massimo nel novembre 2015 a quota 118,5 per subire poi un graduale ridimensionamento fino a 108,1 nel novembre scorso. In dicembre si registra tuttavia una ripresa: l’indice tocca quota 111,1, con un miglioramento diffuso a tutte le componenti, dal clima economico a quello personale, da quello corrente alla componente futura.

 

Operatori settore auto

Il clima di fiducia degli operatori del settore auto è più tonico rispetto a quelli degli operatori economici e dei consumatori. La ragione di questo diverso andamento è il fatto che il mercato dell’auto nella fase più grave della crisi ha avuto un calo molto superiore a quello dell’economia in generale e di conseguenza il recupero delle immatricolazioni procede oggi con un tasso molto più elevato di quello del sistema economico complessivamente considerato. L’indicatore degli operatori del settore auto ha toccato un massimo nel febbraio 2016 a quota 57,90 per poi ridimensionarsi fino a giugno (a quota 33) e tornare poi a crescere facendo registrare un ottimo 52,6 in dicembre.