Polizze “su misura” per i veicoli delle flotte

di Matteo Angelini

Comportamento di guida del conducente, luoghi di utilizzo, condivisione dei mezzi e “connessione”: sono questi alcuni dei parametri che nei prossimi anni influenzeranno in maniera decisiva i rapporti tra automobilisti e assicurazioni ma anche tra le compagnie assicurative e le società di noleggio dei veicoli.

Stante la mole di dati che posseggono sul reale utilizzo del veicolo, le compagnie assicurative sono in condizione di poter offrire polizze sempre più su misura alle società di noleggio. Un rapporto, quello tra società di noleggio e assicurazioni, caratterizzato da non poche complessità dal momento che il settore assicurativo legato alle flotte auto è complesso e attualmente poco profittevole. Anche perché molto spesso le società di noleggio preferiscono non assicurare i mezzi per il furto e l’incendio, coprendo direttamente questi rischi. 

 

 

Flotte e assicurazioni 

Le relazioni tra flotte e assicurazioni sono analizzate nel rapporto “Rethinking motor fleet insurance” di Roland Berger. Ad oggi le assicurazioni di flotte auto rappresentano circa il 10% del totale. Tuttavia, si profilano all’orizzonte importanti opportunità derivanti da nuove variabili di carattere socioculturale, economico e geografico che stanno invertendo questo paradigma e consentiranno al settore assicurativo di tornare a generare redditività anche in questo comparto nei prossimi 5-10 anni. 

 

L’impatto della mobilità condivisa sulla polizza 

A destare particolare attenzione è ora la mobilità condivisa, un nuovo e crescente fenomeno di fruizione dell’automobile che ha registrato in pochi anni una forte e costante crescita. Un fenomeno favorevole a questo trend risiede nella forte urbanizzazione in atto oggi in Europa; si prevede che nel 2050 si possa raggiungere un livello vicino all’80%, con necessità di nuovi modelli di mobilità. Peraltro, la tecnologia ora applicabile sui mezzi di trasporto fornisce dati in tempo reale e consente una connessione diretta tra assicuratore e utilizzatore, favorendo la diffusione di nuovi modelli di trasporto collettivo e divenendo così un vero e proprio acceleratore nella rivoluzione della mobilità urbana. 

 

 

 

Veicoli sempre più connessi 

Il rapporto Roland Berger stima che entro il 2020 quasi il 100% dei nuovi veicoli immatricolati verrà venduto con sistemi di tecnologia integrata per auto connesse, consentendo di valutare, tramite l’analisi dei dati, il rischio legato al reale comportamento di guida del conducente; tutto questo permetterà alle compagnie assicurative di operare con maggiore consapevolezza, riducendo le variabili di rischio e adattando l’offerta ai rischi reali. Peraltro, l’utilizzo condiviso di automobili costituisce una soluzione interessante in termini di efficienza e di sostenibilità ambientale e anche nei grandi centri urbani la tendenza alla condivisione prevarrà rispetto al possesso, permettendo così una sempre maggiore conversione a favore del car sharing. 

 

Assicurato l’effettivo utilizzo 

Di fatto, le auto condivise imporranno alle compagnie assicurative un differente rapporto con il mercato, tenendo conto del servizio effettivamente svolto dal mezzo. Le compagnie assicurative potranno rimanere competitive sul mercato, cogliendo le nuove possibilità di crescita offerte dalla tecnologia, allineandosi con le differenti esigenze socio-culturali di condivisione e fruizione del servizio che sono in forte controtendenza rispetto al possesso dell’automobile. Diventerà quindi necessario ripensare alla struttura di business dettata dalle nuove esigenze, avviando così un processo di partnership strategico con produttori di beni e servizi complementari, acquisendo maggiore flessibilità da una parte e fornendo servizi capaci di generare valore aggiunto per il consumatore finale dall’altra.

“I modelli di mobilità stanno rapidamente evolvendo e il ruolo dell’Italia in ambito assicurativo può essere determinante per andare incontro alle nuove esigenze di business – spiega Edoardo Demarchi, senior partner di Roland Berger – proprio perché le compagnie italiane sono in possesso di un gran numero di dati su stili e dinamiche di guida e hanno costruito negli anni modelli predittivi di comportamento degli automobilisti estremamente precisi”. Il risultato è che le compagnie assicuratrici sono nelle condizioni di agire da traino per lo sviluppo di nuovi piani di copertura per le flotte aziendali. A beneficiarne saranno anche i modelli PAYD (pay as you drive) e PHYD (pay how you drive) che si rileveranno preziosi nella creazione di vere e proprie polizze “su misura” per gli automobilisti e le società di noleggio. 

 

I numeri del settore assicurativo in Italia

Secondo i dati Ivass, nel 2016 erano assicurati in Italia 41 milioni di veicoli. Il 50% dei veicoli assicurati era ubicato al Nord, il 22% al Centro e il 28% nel Sud e nelle Isole. I veicoli residenti in Stati Ue assicurati da imprese operanti in Italia nel ramo Rc auto ammontavano a 36 mila unità (+29% rispetto all’anno precedente). Il segmento delle autovetture ha contabilizzato nel 2016 premi per 10,8 miliardi di euro (-4% rispetto all’anno precedente), quello degli autocarri 2,1 miliardi, i motocicli 707 milioni e i ciclomotori 150 milioni. Il margine tecnico lordo per le imprese operanti nel mercato Rc auto italiano è di 2.887 milioni di euro, pari al 20,2% dei premi contabilizzati. In valore assoluto, il margine tecnico è risultato in flessione del -21,3% rispetto al 2015.