Pneumatici ricostruiti: il risparmio è “verde”

di Vincenzo Conte

Non solo minori spese, ma anche un miglioramento nei dati dell’impatto ambientale: è questo che le aziende cercano anche nella gestione di una flotta. Non si tratta di caratteristiche inconciliabili: vi sono sul mercato prodotti che uniscono virtù ecologiche ed economiche, ad esempio i pneumatici ricostruiti. Abbiamo approfondito la conoscenza di questi dispositivi con Brenno Benaglia, uno dei maggiori esperti italiani di ricostruiti.I fleet manager lo sanno bene (o meglio dovrebbero saperlo): coniugare risparmio economico e minore impatto ambientale nella gestione di una flotta si può. O almeno: questo è ciò che viene richiesto quotidianamente ai gestori delle flotte, i quali sanno di poter contare su alcune semplici soluzioni che si adattano perfettamente ad entrambi gli scopi, a partire dall’uso di veicoli alimentati a gas, per continuare, ad esempio, con una maggiore attenzione alla pressione di gonfiaggio dei pneumatici, e via dicendo.

Accanto alle soluzioni più conosciute, però, ve ne sono altre, perfettamente in grado di assicurare miglioramenti nella gestione di una flotta, come i pneumatici ricostruiti, una soluzione di cui abbiamo approfondito la conoscenza in una chiacchierata con Brenno Benaglia, direttore commerciale della Marangoni Spa e uno dei maggiori esperti italiani di ricostruiti.

Il nostro approfondimento non può non partire dal fatto che nel nostro Paese gli pneumatici ricostruiti per autovettura non hanno un grande successo, pur essendo molto utilizzati negli autocarri (pesanti e leggeri) e negli autobus. Quali sono le cause di questa situazione?
“Negli anni passati, fino a circa 15 anni fa, i pneumatici ricostruiti per autovettura avevano una quota importante in Italia ed anche in tutta Europa. Poi, con i mutamenti del mercato e soprattutto con l’arrivo dei pneumatici cinesi, la situazione è cambiata, visto che questi pneumatici hanno dei prezzi molto bassi. C’è però da dire che i pneumatici di importazione cinese (non tutti, è ovvio, ma la maggior parte) non sono ricostruibili ed hanno un costo chilometrico altissimo, perché durano poco. Dal calo del mercato dei ricostruiti per autovettura è dipesa poi anche la diminuzione della produzione, che rispetto ai milioni di pezzi di qualche anno fa, oggi è diminuita fino ad arrivare a superare di poco quota un milione all’anno. Oggi la situazione della ricostruzione vede quindi una piccola presenza nelle autovetture, soprattutto nei pneumatici da neve, mentre in altri settori (trasporti leggeri, 4×4, autocarro, ecc.) l’uso di ricostruiti è molto diffuso. Non è detto però che i pneumatici ricostruiti per vettura non possano ritrovare l’interesse da parte degli automobilisti, soprattutto se i prezzi delle materie prime dovessero continuare a crescere come negli ultimi anni; il costo della gomma naturale e della gomma sintetica nell’arco di due anni è quasi triplicato, con ricadute sui costi di produzione e quindi sui costi al pubblico dei pneumatici nuovi: questo potrebbe favorire un ritorno in auge dei ricostruiti”.

Il calo nell’utilizzo di ricostruiti è avvenuto nonostante in Italia vi sia una disposizione di legge che riconosce le benemerenze ambientali dei ricostruiti stabilendone percentuali minime di utilizzo nelle flotte statali…
“Il Parlamento italiano ha stabilito con legge l’obbligo per le pubbliche amministrazioni e per i gestori di pubblici servizi di riservare ai ricostruiti almeno il 20% degli acquisti di pneumatici di ricambio. Si tratta di una legge che nasce da una constatazione di una pratica consolidata nel tempo per quel che riguarda l’utilizzo di ricostruiti nelle flotte di autobus cittadini, ed anche extraurbani, che hanno quote di ricostruito che superano abbondantemente il 50%. Al momento, però, quest’obbligo non sembra essere troppo rispettato per quel che riguarda le flotte di autovetture”.

Al contrario i pneumatici ricostruiti hanno un grande successo in altri segmenti di mercato, come gli autocarri o gli autobus, in Italia così come in altri Paesi europei e negli Stati Uniti, dove l’uso di questi dispositivi è tradizionalmente alto…
“Nel mondo commerciale e industriale la ricostruzione è parte integrante della vita di un pneumatico. Nel settore industriale lo si ricostruisce perché è già stato strutturato per avere più vite. Il pneumatico ricostruito è quindi presente da sempre nel mondo industriale con una quota molto importante: ad esempio stiamo parlando del 40% nel trasporto di cose in Europa, di quote altissime nei pneumatici per aerei. Negli Usa ci sono delle disposizioni federali per l’utilizzo dei pneumatici ricostruiti negli scuolabus ed in tutti i mezzi federali. Da sempre negli Stati Uniti c’è l’abitudine di utilizzare pneumatici ricostruiti nelle grandi flotte di mezzi di trasporto merci. In generale si può dire che più è sviluppata l’economia di un Paese più è sviluppata la ricostruzione, essenzialmente perché nei Paesi con un’economia sviluppata è più semplice reperire strutture portanti con le caratteristiche adatte per essere ricostruite”.

E quindi le flotte di autobus li usano, le flotte di veicoli commerciali li usano, addirittura li usano in percentuali altissime anche gli aerei (nei quali sono sottoposti a sollecitazioni fortissime). Allora che vantaggi potrebbe trarre una flotta di automobili dall’uso di pneumatici ricostruiti?
“Se una flotta aziendale decidesse di utilizzare pneumatici ricostruiti, anche solo per alcune misure standard, potrebbe ottenere grandi risparmi. Si potrebbe partire con qualche flotta che utilizza ricostruiti per le loro proprietà ecologiche, ricavandone allo stesso tempo anche un vantaggio economico. Si tratterebbe di un’iniziativa sicuramente interessante, soprattutto nei segmenti in cui i ricostruiti hanno caratteristiche tecniche assolutamente paragonabili ai pneumatici nuovi, e quindi, ad esempio, nell’invernale. In generale nel nostro Paese deve crescere la tendenza a consumare in maniera equilibrata le materie prime e quindi a riciclare tutto quello che è possibile. È evidente che, nelle flotte, questo discorso ha una valenza ancora maggiore, visto che i vantaggi ecologici ed economici derivanti dall’uso di ricostruiti sarebbero moltiplicati per il numero delle auto che fanno parte della flotta”.

Si tratta di un discorso di grande importanza, dal momento che oggi la questione ambientale è particolarmente sentita e le aziende sono sempre alla ricerca di nuove modalità per diminuire il loro impatto ambientale. Perché non rivolgersi ai ricostruiti, allora?
“È ovvio che in un’ottica ecologica di risparmio di materie prime e di riciclo di materiali, questa pratica ha vantaggi innegabili. C’è inoltre da dire che il pneumatico ricostruito costa meno di quello nuovo, e le prestazioni sono le stesse, così come sono le stesse le norme secondo cui vengono omologati i pneumatici nuovi, fattore che garantisce la sicurezza degli utenti”.

Sicurezza è una parola chiave per gli automobilisti, sia per quel che riguarda i ricostruiti sia per il pneumatico in generale. Allora quali sono i consigli di un esperto per viaggiare sicuri che le nostre gomme non ci tradiranno?
“I pneumatici vivono di aria, ed hanno un solo nemico che è la temperatura, non tanto quella esterna quanto quella interna legata al sottogonfiaggio; quindi, se si gonfia bene una gomma, si cura la manutenzione e si evitano shock ed urti, il pneumatico ha una buona vita e può avere anche una seconda buona vita. È chiaro che molto è legato anche allo stato delle strade, allo stato dei mezzi, e ad altri fattori, ma la pressione di gonfiaggio, è bene ribadirlo, ha un’importanza fondamentale”.

Primati da green economy
per l’industria italiana della ricostruzione

32.997 tonnellate di pneumatici usati non immessi nell’ambiente per essere invece avviati alla ricostruzione, risparmio di 32.544 tonnellate di materie prime, riduzione del consumo energetico di 114 milioni di litri di petrolio ed equivalenti, minore spesa di 222 milioni di euro per l’utilizzatore finale, in quanto un pneumatico ricostruito costa decisamente meno di un pneumatico nuovo. Sono questi i dati salienti del bilancio ecologico ed economico della ricostruzione dei pneumatici in Italia per il 2009 redatto da Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici).
Per produrre la gomma necessaria per costruire un pneumatico di un’autovettura occorrono circa 30 litri di petrolio, mentre per un pneumatico industriale l’impiego di petrolio è di circa 100 litri. Questo consumo di materie prime può essere risparmiato se il pneumatico usato ma ancora integro nella struttura portante viene ricostruito. L’esigenza di sostituire le gomme degli autoveicoli circolanti comporta ogni anno in Europa la necessità di smaltire più di 220 milioni di gomme (oltre 40 milioni nel nostro Paese) con evidenti potenziali impatti nocivi sull’ambiente. Con la ricostruzione è invece possibile allungare il ciclo di vita del pneumatico nuovo di qualità e quindi rallentare la trasformazione delle gomme in rifiuto. In pratica, come prima si diceva, dalla carcassa originale ed ancora in perfetto stato di efficienza del pneumatico il ricostruttore, avvalendosi di macchinari e tecnologie particolarmente affidabili, rimuove il battistrada usurato e lo sostituisce con il nuovo. L’affidabilità dell’intero processo di ricostruzione è assicurata da controlli obbligatori molto accurati rigorosamente regolamentati dalle norme ECE ONU 108 e 109. Proprio per questa ragione, la valenza ecologica dei ricostruiti è stata ufficialmente riconosciuta anche in Italia sul piano normativo dal Ministero dell’Ambiente (decreto 9/1/2003) che ha esentato i pneumatici usati dalla normativa sui rifiuti.

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