PIL Pro Capite Italia: 2001 +18,8% sulla media UE; 2016 -3,7%

Nel 2016 il Pil pro capite dell’Italia è stato inferiore alla media dei paesi dell’Unione Europea del 3,72%. Nel 2001, cioè nell’anno che ha preceduto l’adozione dell’euro da parte dell’Italia, il nostro Pil pro capite superava quello medio dell’Unione Europea del 18,80%. In quindici anni, dunque, nel confronto con l’Unione Europea il nostro Pil pro capite ha perso ben 22,5 punti percentuali. A ciò si aggiunge che solo l’Italia e la Grecia hanno nel 2016 un Pil pro capite inferiore a quello del 2001 e che il calo dell’Italia (-6,83%) è peggiore di quello della Grecia (-6,04%). Questi dati provengono da un’elaborazione originale condotta dal Centro Studi Promotor su dati ufficiali di fonte Eurostat. Il crollo del nostro Pil pro capite misura in maniera inequivocabile il declino economico del nostro Paese.

Nessun’altra nazione della UE nel periodo considerato è passata da un valore sopra la media ad un valore sotto la media e nessun’altra nazione della UE ha avuto un peggioramento grave come quello dell’Italia. La situazione del nostro Paese appare poi ancora più seria se si considera l’andamento relativo alle altre maggiori economie dell’Unione. Come mostra la tabella, tra il 2001 e il 2016 il Pil pro capite della Germania è aumentato del 17,35%, quello del Regno Unito del 15,44%, quello della Francia del 7,80%. Ed anche considerando i paesi della fascia mediterranea della zona euro, particolarmente penalizzati dai vincoli alle politiche economiche imposte da Bruxelles, va segnalato che, a fronte dei cali di cui si è detto di Italia e Grecia, per la Spagna il Pil pro capite dal 2001 al 2016 è cresciuto del 7,24%, per il Portogallo del 3,05% ed anche per Cipro il confronto è positivo (+0,95%).

“I risultati delle nostre elaborazioni – ha dichiarato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – quantificano in maniera oggettiva l’entità del peggioramento delle condizioni economiche degli italiani dall’adozione dell’euro ad ora. Il nostro Paese è cresciuto poco negli anni ‘90 per l’esigenza di “centrare i parametri di Maastricht” e con l’entrata nell’euro non ha più avuto la possibilità di adottare politiche economiche che consentissero di superare rapidamente la crisi del 2008, che è stata invece già ampiamente superata da tutte le altre maggiori economie. Certo il declino economico dell’Italia non è interamente imputabile all’Unione Europea e all’entrata nell’euro. I mali italiani sono ben noti, ma è comunque un dato di fatto che l’entrata nell’euro ha accentuato il declino del Paese e che è necessario ridiscutere i trattati da cui è nata l’Unione Europea”.