Più auto aziendali per uscire dalla crisi

di Riccardo Celi

imageIl mercato dell’auto italiano soffre ancora più di quello europeo e quasi ogni giorno, di fronte ai consuntivi delle immatricolazioni di vetture nuove che lasciano sgomenti, analisti e opinionisti non fanno mancare le loro spiegazioni sui motivi che spingono gli italiani a non comprare più automobili.

Gli esperti e le organizzazioni di categoria della filiera ritengono che la colpa del disastro sia del regime fiscale pesantissimo che sta trasformando l’acquisto e la gestione di una vettura in un lusso quasi inaccessibile per un numero sempre maggiore di famiglie. A tali considerazioni si accompagna Tra le proposte per rianimare il mercato automobilistico si fa largo l’idea di estendere il benefit ‘auto aziendale’ a più ampie categorie di dipendenti. I pro e i contro di questa proposta secondo i protagonisti del settore delle flotte, dalle case auto alle società di noleggio alle aziendel’aggravante costituita dal fatto che proprio la potenziale clientela più emozionale (e quindi teoricamente più disposta ad aprire il portafoglio per comprare una macchina nuova), cioè quella giovane, fa fatica a entrare nel mondo del lavoro, e quando vi entra lo fa sempre più spesso con retribuzioni d’ingresso dal potere d’acquisto ridotto, che mal si conciliano con le spese di mantenimento di una vettura. Insomma, per un giovane appena assunto, l’auto sta diventando un miraggio.

Ovviamente, tutto ciò preoccupa moltissimo i responsabili delle case automobilistiche che, se questa spiegazione della crisi ha un fondamento, sentono che possono contare sempre meno su una preziosa fascia di clientela, quella giovanile, che in passato è stata corteggiata con iniziative e modelli ad hoc. Dopo la diagnosi del problema, però, occorre pensare alla cura, e cioè a come riavvicinare all’auto chi se ne sta allontanando, e, soprattutto, a come renderla accessibile proprio alla clientela che ha un reddito sempre meno compatibile con il suo costo.

Una proposta
La soluzione potrebbe venire proprio dal settore delle auto aziendali e dal noleggio a lungo termine che, pur avendo subito anch’esso qualche contraccolpo dalla crisi, ha mostrato capacità di resistenza tali da rendere i consuntivi mensili delle immatricolazioni un po’ meno amari. L’idea che circola e che si sta diffondendo tra i responsabili delle case automobilistiche è che per migliorare tali consuntivi la via giusta da seguire potrebbe essere quella di estendere il benefit auto aziendale a più ampie categorie di dipendenti, e non più solo a chi ne gode tradizionalmente, ossia dirigenti, figure commerciali e tecnici

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viaggiatori. Insomma, allargare la platea dei possibili beneficiari di una company car potrebbe dare una preziosa boccata d’ossigeno al mercato e riavvicinerebbe all’auto molte persone che stanno disertando gli autosaloni. In più, secondo il parere di chi la caldeggia, tale soluzione offrirebbe anche dei vantaggi alle aziende.

A favore
Uno dei sostenitori di questa idea è Fabrizio Longo, dal marzo 2011 responsabile della filiale italiana di Hyundai Motor Company, cioè di una delle pochissime case automobilistiche che può vantare sul nostro mercato numeri in crescita. Proprio per questo, l’abbiamo sentito allo scopo di chiarire meglio i contorni della proposta. “Questa soluzione – dice Longo – mi sembra valida, assai più costruttiva degli incentivi di vario genere. Abbiamo bisogno di misure strutturali, non di promozioni temporanee, e quella di estendere l’uso del benefit ‘auto aziendale’ a più ampie categorie di dipendenti è un’idea che rispetta alla perfezione questo requisito. Il mercato dell’auto sta attraversando nel suo complesso un momento di transizione molto particolare e una crisi dalla quale nessuno sa precisamente come uscire. Hyundai Italia, quanto a percentuale di clienti privati sul totale, è al secondo posto subito dopo Toyota, quindi in teoria non dovrebbe preoccuparsi molto del settore auto aziendali. Ma non possiamo certo spegnere il cervello solo perché le cose ci stanno andando bene, per questo confermo che l’idea dell’auto aziendale per più larghe categorie di beneficiari è buona. La soluzione giusta che proponiamo non è quella di far pesare la concessione del benefit interamente sulle spalle delle aziende o del lavoratore, per la quota che gli compete, ma di riorganizzare il sistema di tassazione dell’auto aziendale adeguandolo a quello in vigore negli altri Paesi. Così le aziende potrebbero approfittare di maggiori vantaggi fiscali che contribuirebbero ad abbassare i costi delle vetture a tutto beneficio dei dipendenti, anche di quelli con una retribuzione non elevata”.

La voce delle aziende
Interessante è, a questo proposito anche l’esperienza presentata da Raffaele Credidio, responsabile Risorse Umane di Micron Semiconductor Italia che, basata su due distinte società (una con base ad Avezzano e 2mila dipendenti e l’altra suddivisa tra Agrate Brianza, Arzano, Catania e Padova con 1.500 dipendenti) è imageun’importante realtà industriale italiana nel campo dei semiconduttori e della memorie per computer. “Premetto che viviamo un momento di transizione – dice Credidio – e di consolidamento dovuto all’acquisizione di una parte dell’azienda che fa capo a siti diversi da Avezzano. Anche nell’aspetto del parco auto, quindi, stiamo perseguendo un processo di integrazione che non si sta rivelando facile. Ad Avezzano avevamo già pensato di estendere la platea di beneficiari del benefit-auto, attualmente riservato ai dipendenti con inquadramento dal settimo livello in su. Inizialmente mi ero orientato sull’usato, che mi sembrava l’approccio ideale per raggiungere il risultato tenendo contemporaneamente sotto controllo i costi, ma ho dovuto ricredermi: la differenza tra il canone di noleggio di un’auto nuova e quello di una usata si è rivelata nell’ordine di appena il 20% circa, a mio parere troppo modesta. Quindi, poiché il ricorso generalizzato alle vetture nuove era fuori discussione per motivi di costo, per il momento abbiamo rinunciato all’idea. Certo, se il trattamento fiscale sull’auto aziendale diventasse più favorevole, se ne potrebbe riparlare”.

Insomma, secondo le parole degli intervistati, la proposta sembra il classico uovo di Colombo in grado di accontentare un po’ tutti. Tranne forse il Governo, le cui ultime mosse in fatto di imposizione fiscale sul comparto dell’auto (accise sui carburanti, imposizione del superbollo per le auto potenti, riordino dell’Ipt e aumento dell’aliquota fiscale sull’RC auto) dimostrano che Roma pensa più a prelevare che a elargire. Tuttavia, non è detto che la proposta sia necessariamente perseguibile anche da parte delle aziende. Per capirne di più, abbiamo sentito Andrea Mazzini, responsabile delle risorse umane del Credito Emiliano (circa 5.500 dipendenti e con un parco auto aziendale di 300 unità). Il dirigente ha affermato che la proposta potrebbe trovare spazi interessanti, ma a patto che si superi una serie di ostacoli di tipo culturale e normativo. “Per esempio – ha dichiarato – il fatto che la company car, in Italia, è tuttora vista come un benefit d’elite, spesso riservato alle figure professionali di fascia alta e concesso solo ai dipendenti più meritevoli. Tra gli ostacoli di tipo normativo, invece, ce n’è uno al momento insormontabile, cioè l’impossibilità di sostituire con la concessione dell’auto una parte della retribuzione di base, cioè quella minima stabilita dai contratti nazionali di categoria. La cosa è possibile solo se si entra nell’ambito della contrattazione aziendale integrativa”.


L’esperienza di una società di noleggio

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“Offrire ai propri dipendenti – dice Rolando D’Arco, direttore sales & marketing di Leasys Spa –  un benefit su misura e ad alto valore aggiunto è un elemento in grado di rafforzare e di fidelizzare in maniera importante il rapporto tra il dipendente e l’azienda. E non c’è dubbio che al primo posto nella soddisfazione dell’offerta di benefici aggiuntivi rimanga sempre l’automobile, che rappresenta un’integrazione importante dello stipendio nonchè un incentivo tangibile particolarmente apprezzato, anche in termini di status e riconoscimento. L’auto, quindi, è un benefit che continua ad avere un grosso peso nella politica retributiva delle aziende, che – non a caso – si è spostata verso una maggiore incidenza e articolazione della parte variabile. D’altro canto, se è vero che estendere il beneficio dell’auto aziendale a più ampie fasce di dipendenti rischia di diventare eccessivamente oneroso per l’azienda, possono esistere delle soluzioni intermedie vantaggiose per tutti”.
“Già da qualche anno – continua D’Arco – Leasys offre ai propri clienti la possibilità di attivare convenzioni su misura che estendono a tutti i dipendenti dell’azienda i benefici del noleggio a lungo termine, permettendo loro di accedere a condizioni riservate e particolarmente vantaggiose che, altrimenti, sarebbero loro precluse. Il servizio è di facile attuazione. Il dipendente, tramite l’azienda, accede ai servizi Leasys beneficiando da subito dei vantaggi del noleggio: nessun impegno di capitale, risparmio di tempo per tutti gli oneri manutentivi e amministrativi – dall’immatricolazione al pagamento delle scadenze – assistenza stradale e mobilità garantita in caso di fermo o guasto, servizi assicurativi completi. Inoltre, a partire da settembre 2012 Leasys propone sul mercato formule di noleggio a lungo termine costruite appositamente per i privati, la cui strategia di sviluppo prevede, tra i diversi canali, anche la distribuzione attraverso le aziende clienti che vorranno proporre ai loro dipendenti questo innovativo e vantaggioso prodotto.
Il vantaggio per il singolo è quello di avere costi fissi e certi per tutta la durata del contratto, oltre alla possibilità di fare riferimento alla direzione acquisti dell’azienda per richiedere a Leasys un’offerta modulata sulle specifiche esigenze di mobilità “private” di ciascun dipendente. Oltre a tutto ciò, Leasys offre ai dipendenti delle aziende clienti la possibilità di acquistare l’usato aziendale direttamente dal proprio stock di veicoli, fornendo, in tal modo, un canale preferenziale anche nell’acquisto dei veicoli usati”. 

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