Per rilanciare l’auto aziendale vanno riscritte le regole

di Sirio Tardella

aam17-Per rilanciare l'auto aziendale vanno riscritte le regoleIl mercato dell’auto, nell’anno appena trascorso, ha registrato un livello di vendite molto simile a quello degli anni di crisi. Non bastano certo 50 mila autovetture immatricolate in più rispetto al 2013 per decretare la fine di una lunghissima fase di contrazione. Prima della crisi 50 mila immatricolazioni venivano realizzate in meno di una settimana o addirittura negli ultimi tre giorni di ogni mese. Dopo una lunga serie di risultati negativi, la piccola percentuale positiva sarà l’anteprima di una vera inversione di rotta e di un cambiamento duraturo nel tempo?

 

Veicoli commerciali

Il mercato degli autoveicoli commerciali leggeri si è mosso con maggiore dinamismo segnando un progresso di quasi 20 punti percentuali rispetto al 2013. L’andamento di questo mercato viene da sempre considerato uno degli indicatori anticipatori del ciclo economico e per questo il risultato dell’anno appena trascorso rafforza l’aspettativa di una ripresa dell’economia italiana e con essa un conseguente incremento delle vendite di autovetture.

Il mercato automobilistico italiano nel 2014 ha fatto registrare performance simili a quelle del 2013. Meglio è andata per le vendite dei veicoli commerciali. Una ripresa  duratura passa non può prescindere dal recupero dell’economia. Ulteriori aiuti al mercato, invece, possono rivelarsi più dannosi che utili.Il recupero di normali condizioni di mercato non può essere demandato soltanto alle condivisibili previsioni di una prossima ripresa dell’economia ma neppure a interventi amministrativi mirati a beneficiare un settore che, da sempre, ha ricevuto aiuti in maniera diretta e indiretta. Va ricordato che, a fronte di incentivi pubblici, l’apparato burocratico nazionale ha deliberato di volta in volta una serie infinita di balzelli e complicate normative determinando effetti negativi sulla produzione, il commercio e l’uso dell’automobile. Basti ricordare il superbollo sui diesel, la tassa sui fuoristrada e l’ultimo superbollo sulle  auto con motori di potenza superiore ai 185 Kw, provvedimenti  che già al momento della loro entrata in vigore hanno causato una immediata perdita di valore dei veicoli circolanti (talvolta milioni) già posseduti dagli automobilisti italiani. A questo danno bisogna aggiungere poi i continui aumenti dell’imposta di bollo, delle accise, dell’Iva, dell’IPT, della tassa di possesso, dei pedaggi autostradali, delle tariffe assicurative, delle multe, del costo delle pratiche automobilistiche, dei contributi al S.S.N., degli emolumenti ACI e dei diritti alla MCTC eccetera.

E’ così abbastanza semplice affermare che gli aiuti al settore hanno rappresentato solo una piccola parte di quanto gli operatori e gli automobilisti italiani hanno sborsato a favore delle casse dello Stato.

 

Niente più aiuti

Per questa ragione è del tutto illusorio pensare che il mercato dell’auto possa riguadagnare le posizioni perdute attraverso la concessione di nuove forme di aiuto all’acquisto. E’ auspicabile che l’intera filiera dell’automobile riesca a sottoporre al Governo un concreto piano di riordino delle norme tecniche e fiscali che regolano (?) la vita dell’automobile e dei cittadini automobilisti italiani cogliendo le opportunità connesse alla semplificazione amministrativa e alla riforma del sistema fiscale.