Per l’auto aziendale forse il peggio è passato

di Mauro Tedeschini

Nei primi mesi dell’anno il quadro è ancora cupo per le vendite di autovetture a privati, ma la situazione appare diversa per l’auto aziendale. Torna la necessità di sostituire vetture sfiatate, i cui noleggi erano stati allungati proprio causa crisi. Le auto hanno ricominciato a viaggiare, a macinare chilometri e affari, ridando alle imprese il fiato per avvicendarle con altre vetture, in genere più piccole e, soprattutto, molto meno assetate di gasolio o di benzina. Il discorso vale sia per le aziende che acquistano automobili per l’uso proprio, sia per le società che le destinano poi al noleggio.

Troppi dilettanti si affannano al capezzale del mercato italiano dell’auto: le cose vanno male, si legge sui principali quotidiani, perché le immatricolazioni sono scese del 23,1% nel primo trimestre 2011. Ci si concentra su un dato scontato, il calo delle vendite in raffronto a un periodo come l’inizio del 2010 che ancora fruiva dei maxi-incentivi, trascurando altri numeri che così scontati non erano: c’è una certa ripresa degli ordini, ovvero delle prenotazioni di automobili che verranno poi consegnate (e immatricolate) nel secondo trimestre di quest’anno. A marzo siamo quasi a quota 185 mila, un numero che non odora di crisi.

Va a due velocità il mercato italiano dell’auto. Gli acquisti dei privati sono in forte calo. Quelli delle aziende sono in moderata ripresa. Da aprile il quadro potrebbe cambiare. Le immatricolazioni a privati potrebbero quanto meno tornare sui livelli del 2010 e la ripresa per le aziende potrebbe continuare.Ordini in crescita
Una bella sorpresa? Solo in parte: perché bastava guardare con attenzione un altro trend per intravvedere il fuoco che covava sotto la cenere: tira il mercato dell’auto aziendale, quello che non è aiutato da nessun incentivo e anzi sconta un regime fiscale penalizzante rispetto ai principali mercati europei. Segno che c’è di nuovo fiducia e anche che, dopo il ristagno del biennio terribile iniziato a metà 2008 e concluso a metà dell’anno scorso, torna la necessità di sostituire vetture sfiatate, i cui noleggi erano stati allungati proprio per la crisi. Le auto hanno ricominciato a viaggiare, a macinare chilometri, ridando alle imprese il fiato per avvicendarle con altre vetture, in genere più piccole e, soprattutto, molto meno assetate di gasolio o di benzina. Il discorso vale per ora per il noleggio, ma si spera che presto ripartano anche gli acquisti diretti di imprese ed enti. Già nel 2010 l’incremento delle auto aziendali era stato significativo. Nel primo trimestre di quest’anno la crescita invece è del 9,5% dovuto soprattutto al noleggio (+19,8%) che compensa un andamento ancora in calo (-8,8%) per gli acquisti diretti di società ed enti (escluse le autoimmatricolazioni).
Siamo in presenza di una tendenza destinata a durare per tutto il 2011? Gli esperti prevedono che nel secondo semestre anche il mercato retail metterà a segno una ripresina: i concessionari delle grandi marche, in sofferenza da almeno due anni, l’aspettano come una manna dal cielo e sperano che i dati sugli ordini di cui parlavamo sopra migliorino ancora. Dopo una lunga assenza, i clienti si tornano a vedere in concessionaria e la ripresa dovrebbe essere aiutata dai lanci finalmente programmati per il costruttore italiano, con in primis la nuova Lancia Ypsilon.

Chi mena la danza
Ma non c’è dubbio che sarà soprattutto l’auto aziendale a menare la danza. Il successo di modelli come la nuova Volkswagen Passat e l’Opel Insignia, nonché il fatto che un’auto nuova come la Peugeot 508 sia stata posizionata sul cliente-flotte, si spiega solo con una ripresa consistente negli ordini da parte delle aziende. E non c’è dubbio che marche come il grande costruttore tedesco si trovino nella posizione ideale per acciuffare il trend: in un momento in cui si parla di downsizing sia nelle cilindrate sia nel prestigio dei brand, è ovvio che il marchio ritenuto “il premium dei generalisti” può approfittare del fatto che molti dirigenti e quadri devono dire addio alle loro berline sportive. Un grande punto di domanda grava invece sulle prospettive della Lancia nel settore delle ammiraglie: il ritorno della Thema, su base della Chrysler 300, avrebbe avuto più possibilità di successo nella clientela business se fosse stata proposta anche in versione station wagon, dato che la berlina resta destinata prevalentemente al mercato delle auto blu e delle ministeriali.
Quel che resta difficile capire è, invece, se l’alternativa dell’usato comincia a penetrare anche nel mercato delle aziende. Ovviamente parliamo di flotte di seconda mano intermediate da professionisti e fornite di tutte le garanzie e l’assistenza di cui un’impresa ha bisogno per non essere distolta dal suo core business. L’unica cosa certa, al momento, è che i numeri dell’usato continuano a denunciare una crescita piuttosto interessante: nel primo trimestre i trasferimenti di proprietà al lordo delle minivolture sono stati infatti 1.128.329 con un incremento sullo stesso periodo del 2010 del 6,37%. Si tratta di un giro d’affari sicuramente consistente, che ha dato ossigeno anche ai concessionari di cui sopra che hanno venduto molte macchine usate in più e con margini interessanti. Anche qui parliamo di cifre fortemente influenzate, nel confronto con il 2010, dalla coda degli incentivi 2009: con certe agevolazioni anche il mercato delle auto usate era completamente spiazzato. Ora si è tornati a una quasi normalità con l’auspicio che i gravi eventi del Giappone e del Nord Africa possano essere superati senza traumi eccessivi per l’economia.

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