Per il “piccolo genio” un ritorno al classico

di Roberto Mazzanti
La Yaris è approdata alla terza generazione con dimensioni leggermente superiori alle precedenti (ma sempre al di sotto dei 4 metri) conservando così un’invidiabile agilità. Sterzo leggero con servoassistenza elettrica e motore a 3 cilindri di un litro, molto sobrio nei consumi. Abitacolo e cruscotto con materiali di buona qualità. Ottima l’insonorizzazione

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La Yaris, modello di grande successo della famiglia Toyota, approda alla terza generazione e si presenta con alcune significative novità. L’immagine nel suo insieme resta inconfondibile anche se il frontale ora è più moderno e affilato essendosi ispirato a quello della piccola iQ. La calandra, lunga e stretta, unisce i due fari di tipo squadrato, la presa d’aria sotto la targa è di grandi dimensioni con i fendinebbia in basso alle due estremità. Le superfici sono più spigolose, ma le fiancate mantengono una linea particolarmente pulita; massiccia invece la parte posteriore con portellone e fascione paracolpi di dimensioni maxi.

Più lunga e meno pesante
Altra caratteristica che distacca questa Yaris dalla generazione precedente è il leggero incremento della lunghezza (+10 centimetri) che regala spazio soprattutto a chi siede dietro. Con i suoi 3,89 metri tiene a distanza la concorrenza. Ciò ha consentito alla Yaris di mantenere la sua proverbiale maneggevolezza ed un’agilità nelle manovre che la rendono poco faticosa nei parcheggi e nell’uso cittadino. Lo sforzo da esercitare sul volante è modesto grazie allo sterzo servoassistito elettricamente (con un diametro di sterzata di soli 10,5 metri o, se preferite, di 2,7 giri del volante) ed anche la frizione resta leggera. Con queste caratteristiche Yaris sembra destinata a mantenere una forte attrazione sulla clientela femminile.
La terza interessante caratteristica si trova sotto il cofano dove è stato ottimizzato il rendimento del suo più piccolo motore a tre cilindri di 998 cc e con 69 cavalli di potenza: non solo migliorano i consumi, ora a cavallo dei 20 km di percorrenza con un litro di benzina, ma sono praticamente inavvertibili le tipiche vibrazioni trasmesse alla scocca dai tre cilindri. Al riguardo vanno sottolineati due aspetti: imagel’utilizzo di sofisticati supporti idraulici per isolare il motore dalla scocca e la sorprendente leggerezza di questo propulsore che pesa solo 69 kg grazie al basamento in alluminio e all’assenza del classico controalbero di equilibratura. Più in generale dai tecnici giapponesi è stato portato avanti un accurato lavoro di “limatura” dei pesi tant’è che la nuova Yaris è di 20 kg più leggera della versione precedente arrivando a 1.005 kg in totale.

Il motore
La scelta del tre cilindri per la nostra prova su strada rispetto al classico 4 cilindri di 1.3 litri a benzina da 99 cv o all’1.4 D-4D a gasolio sempre a 4 cilindri con 90 cv della gamma Yaris dipende dal desiderio di allinearsi alla tendenza che sta avanzando e che vede una costante diminuzione del numero dei cilindri in omaggio al desiderio di ridurre al minimo i consumi e le emissioni di CO2. Tra l’altro la diffusione di motori a tre cilindri è forte da un decennio in Giappone dove per ottenere sgravi fiscali le cilindrate non devono superare i 660 cc ed i 64 cv di potenza tant’è che la scelta dei tre cilindri in quelle condizioni diventa quasi obbligata.
Ho già sottolineato la totale assenza delle vibrazioni tipiche del 3 cilindri: il più grande pregio di questo piccolo motore oltre al fatto che non fa sentire la sua voce fino ad un certo numero di giri per via della buona insonorizzazione. Non si registrano vuoti di potenza; il numero dei giri aumenta con omogeneità.

Agilità e sicurezza
Su strada emergono le doti di agilità e di sicurezza: sette airbag sono indubbiamente una bella dote per una vettura di queste dimensioni; in aggiunta ci sono i controlli elettronici di trazione e stabilità. Lo sterzo è leggero grazie alla servoassistenza elettrica, ma alle volte costringe chi sta al volante a correggere le traiettorie soprattutto nei percorsi tortuosi. Eccellente il rendimento in città dove la leggerezza dello sterzo si accompagna all’agilità nelle manovre. Ci sono poi freni che non tradiscono mai.
imageIl “piccolo genio” (così la Yaris era stata etichettata per le tante soluzioni intelligenti) non delude certo anche nella terza generazione che per certi versi segna un ritorno al classico. Ricordate l’innovativa strumentazione al centro della plancia? Ora è tornata dietro al volante con tre indicatori rotondi, un piccolo display, contagiri e spie di vario genere che sono ben leggibili con un’illuminazione di colore rosso. La consolle centrale è occupata imagedallo schermo del navigatore touch screen, mentre al di sotto si trovano i tasti della climatizzazione e dell’autoradio. Tutto risulta a portata di mano e ben visibile: a ciò contribuisce il posto guida che si può adattare alle esigenze di piloti di diverse dimensioni grazie alle ampie regolazioni del sedile e all’inclinazione del volante.

Qualità superiore
Di qualità superiore alla media della classe di appartenenza si dimostrano i sedili, con finiture in finta pelle e tessuto, di due colori e gradevoli al tatto. Buona la visibilità in avanti; nelle manovre in retromarcia si apprezza la presenza della telecamera posteriore. Per il resto l’abitabilità è simile a quella della generazione precedente: c’è più spazio per le gambe di chi siede dietro. La capacità del bagagliaio oscilla da 286 a1.430 litri (il sedile posteriore è ripiegabile in parti asimmetriche). Per rendere più agevoli le operazioni di carico e scarico (ed in assenza della ruota di scorta sostituita da un kit di riparazione) è possibile rialzare il fondo del bagagliaio a filo con la soglia del portellone: in questo caso si scende a 206 litri, ma con la possibilità di nascondere alla vista di estranei oggetti di valore.
La conclusione è dedicata alla buonissima insonorizzazione che caratterizza Yaris di terza generazione: nessun rumore penetra nell’abitacolo avvicinando per comfort questa Yaris ad una vettura di categoria superiore. Piace infine il ritorno al classico che la riporta nella tradizione delle vetture che popolano il suo segmento di appartenenza.

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