Per il mercato auto un 2021 da dimenticare

L’anno da poco concluso è stato caratterizzato da forti cali nelle immatricolazioni, a causa dell’emergenza sanitaria e della crisi dei microchip. Il 2022 delle flotte sarà condizionato dalle difficoltà di mercato e dalla necessità di intraprendere il passaggio all’elettrico  

Se il 2021 si è concluso con un numero di immatricolazioni al di sotto delle attese (appena 1.457.952, con un calo del 24% rispetto al 2019 e una crescita solo del 5,5% al confronto col devastante 2020), anche le prospettive per l’immediato futuro non sembrano incoraggianti. Secondo il Centro Studi Promotor, quello da poco iniziato sarà un altro anno dai numeri bassi. Per il 2022 si prevedono infatti circa 1,5 milioni di autovetture nuove immatricolate in Italia. Una stima che lascia inquieti gli operatori del settore e porterebbe al terzo anno consecutivo di sofferenza per l’intera filiera. Al termine del triennio 2020- 2022 si prevede l’immatricolazione di appena 4,3 milioni di autovetture: ne servirebbero quasi due milioni in più per non aggravare il decadimento del parco auto nazionale.

MANCATO RINNOVAMENTO DEL PARCO

Il bilancio pesante di due anni di pandemia, il quadro economico in difficoltà, l’insufficiente sostegno o la mancanza di incentivi statali e l’estenuante questione della crisi dei semiconduttori, che ha bloccato la produzione nel settore automotive a livello internazionale, producono conseguenze pesanti. In primis il mancato rinnovamento del parco circolante italiano, già uno tra i più vecchi d’Europa, che preoccupa sempre di più a livello di impatto ambientale e sicurezza.

ALCUNI DATI POSITIVI

Eppure, vi sono alcuni dati incoraggianti da mettere in evidenza: il 2021, ad esempio, si è concluso con dati positivi sulle immatricolazioni di Bev e Phev: circa 67.500 auto 100% elettriche e poco più 69mila vetture ibride plug-in. Risultati ottenuti sostanzialmente grazie agli incentivi introdotti lo scorso anno e poi però cancellati dalla legge di Bilancio 2022, provocando il disappunto delle associazioni di categoria, tra cui Anfia e Unrae, e mettendo in agitazione le case automobilistiche. Oltre agli aspetti critici già ricordati, non bisogna dimenticare anche il disorientamento dei potenziali acquirenti di fronte a una costantemente invocata transizione ecologica e le inquietudini dei concessionari in merito alle intenzioni di diverse case automobilistiche, che sembrano voler superare il sistema di distribuzione basato proprio sulle concessionarie.

LA SITUAZIONE IN EUROPA

La fase di sofferenza, come intuibile, non riguarda solo l’Italia. È tutta l’Europa Occidentale a fare i conti con un mercato automobilistico in grande difficoltà. Nell’area citata nel 2021 sono state immatricolate 11.774.885 autovetture contro 11.958.116 del 2020 (-1,5%) e contro 15.805.658 del 2019 (-25,5%), cioè dell’anno che ha preceduto la pandemia. Tutti i principali mercati europei, nessuno escluso, hanno subito una notevole contrazione delle immatricolazioni. Il risultato peggiore lo ha fatto registrare la Spagna che nel 2021 rispetto al 2019 accusa un calo del 31,7%, seguita a ruota dal Regno Unito (-28,7%), dalla Germania (-27,3%), dalla Francia (-25,1%) e dall’Italia (-23,9%). Esiste qualche paese che si è salvato dalla tempesta? Spiccano le eccezioni di Islanda e Norvegia, piccoli mercati che proprio per le loro dimensioni ridotte hanno fatto registrare nel 2021 una crescita delle immatricolazioni decisamente in controtendenza rispetto agli altri paesi del Vecchio Continente. Nonostante il quadro negativo, però, l’automobile continua ad avere un ruolo di primaria importanza nella mobilità. Infatti, come più volte confermato negli ultimi tempi da sondaggi e da esperienza quotidiana, resta il mezzo preferito per spostarsi in autonomia e ritenuto più sicuro per viaggiare in un’ottica di prevenzione dei contagi.