Parcheggio: tanti occhi al servizio del driver

di Paolo Artemi
Il parcheggio è l’incubo dei guidatori. Difficile da trovare, è anche la causa di tanti incidenti, lo svela una ricerca di Allianz e Continental. Telecamere e sensori aiutano il driver nelle manovre, arrivando in alcuni casi a sostituirlo. E i costi per i sinistri calano.

Parcheggio tanti occhi al servizio del driverAria condizionata, airbag e Abs: sembra ieri quando questa triade di accessori era considerata la dotazione standard per un’auto aziendale, che doveva essere confortevole e sicura, senza troppi fronzoli e tutt’al più dotata di lettore di compact disc al posto del giurassico mangiacassette. Adesso, invece, i manager (ma anche i soldati semplici) storcono il naso se la vettura che viene loro affidata non risolve da sola o quasi il problema che più di ogni altro affligge gli automobilisti che si aggirano nelle giungle urbane. Quale? Il parcheggio, è ovvio, un’attività da sempre complicata e divenuta ulteriormente spinosa da quando ci sono le Smart a tappare anche i buchi da poco più di due metri. I dati non scherzano. Secondo una ricerca condotta dall’Allianz Center for Technology (AZT) e da Continental AG su oltre 3.500 incidenti automobilistici, il 40 per cento dei sinistri che causano danni a cose o persone avviene durante le manovre di parcheggio. Parcheggio tanti occhi al servizio del driver 2Di questi, oltre il 70% si verifica mentre si procede in retromarcia. Sempre in riferimento alle operazioni di parcheggio, l’84% dei sinistri avviene quando si esce, mentre raramente accade quando si entra. Andando ad analizzare dati più generici, nello studio si attesta che i conducenti over 65 causano il 33 per cento di sinistri in più rispetto alla fascia d’età 25-64. Indicativo anche il fatto che circa il 41,7 per cento degli incidenti analizzati riguardi vetture che hanno urtato auto ferme.

Insomma: un fleet manager che si rispetti deve scorrere il listino delle dotazioni di serie e di quelle a pagamento per scoprire quali sono i modelli che propongono dispositivi di assistenza sempre più sofisticati per ridurre al minimo questo rischio. Ecco, allora, il meglio offerto dalle Case che si danno battaglia sul mercato italiano delle flotte.

 

Sensori di parcheggio

Sono il minimo sindacale dell’assistenza a chi odia le manovre. Ormai diffusissimi, si possono avere, per esempio, su una delle star delle flotte italiane, la Fiat 500, all’interno del Pack city insieme al climatizzatore. Nei forum riservati ai cinquecentisti si segnala qualche caso di impazzimento dopo una pioggia torrenziale, ma il problema è comune anche ad altre vetture di piccola taglia come la Ford Fiesta o la Hyundai i10. Italiana, tedesco-americana o coreana che sia, l’auto aziendale con i sensori deve molto all’ingegner Massimo Ciccarelli e all’architetto Ruggero Lenci, che nel dicembre 1984 hanno brevettato, letteralmente, uno «Strumento a onde ultrasoniche in grado di calcolare e visualizzare la distanza intercorrente fra il veicolo sul quale esso è installato e l’ostacolo a lui frontalmente più vicino». Il sensore di parcheggio, appunto, altro piccolo esempio del primato del made in Italy, messo in discussione solo di recente dai sistemi che al posto degli ultrasuoni utilizzano onde elettromagnetiche.

 

Parcheggio tanti occhi al servizio del driver 3Telecamere

Si sale di un gradino nella scala dei benefit ed ecco le telecamere. Quelle più sofisticate, in dotazione tra le altre alla Classe V Mercedes, si guardano attorno a 360 gradi e sono quasi indispensabili sulle vetture di grossa taglia, a maggior ragione se hanno la coda alta oppure, come accade in quasi tutte le crossover che vanno per la maggiore, una visibilità posteriore limitata. Nel bilancio aziendale vanno previsti costi aggiuntivi che partono da 350 euro e arrivano a scavallare quota mille, ma si tratta di un investimento che si ripaga da solo: a chi non è capitato di avere un collega che proprio non ci sa fare e «boccia» spesso le auto che gli stanno attorno per la gioia del carrozziere? Un fenomeno, quello della toccata (seguita spesso da una vergognosa fuga per non far imbizzarrire il bonus malus), che può comunque essere ridotto ai minimi termini anche dalla sola telecamera posteriore, ormai montata su moltissimi modelli. La differenza, dunque, in questo caso viene fatta dal rapporto qualità-prezzo dell’intera auto. Su questo fronte primeggiano la Citroën Cactus, che mostra chiaramente che cosa c’è dietro al suo lato B con uno schermo touch pad da sette pollici, ma anche la Peugeot 308 che nell’ultima edizione pare aver risolto un problemino che sui social andava per la maggiore un annetto fa, ovvero il sostanziale accecamento dell’occhio elettronico dopo il crepuscolo. A risolvere la questione è stato un software di nuova generazione. La Nissan, invece, si vanta di aver introdotto per prima su modelli come la Qashqai o la X-Trail il dispositivo che evita l’accumulo sulla telecamera di fango e sporcizie varie. Come? Semplice, ma solo in apparenza: il sistema di auto-pulizia è capace di capire la natura di ciò che si deposita sulla lente e decide se sia il caso di soffiarlo via oppure di effettuare un vero e proprio lavaggio con la successiva asciugatura.

Parcheggio tanti occhi al servizio del driver 5Un passo in più ed ecco il sistema Ipa di Toyota (l’acronimo sta per Intelligent Park Assist), perfetto per le situazioni che mettono in crisi molti neopatentati. In concreto, si inserisce la retromarcia, si schiaccia un pulsante e si seleziona nel monitor della telecamera posteriore lo spazio del parcheggio in cui si vuole entrare. A questo punto il sistema manovra lo sterzo e al driver felicemente dimezzato resta solo il compito di controllare acceleratore e freno. Più o meno analogo è il sistema montato sulle Volkswagen: lui sterza e voi dovete solo stare un po’ attenti… Non basta? In attesa delle auto che si guidano da sole, che ormai hanno macinato milioni di chilometri in California sotto forma di Apple e Google cars, ma anche in Europa e in Giappone recando le insegne di tutti i costruttori degni di questo nome, ecco la successiva frontiera del fringe benefit, riservata ovviamente ai collaboratori che si vogliono davvero coccolare per evitare che ce li soffi la concorrenza.

 

Lasciamo fare tutto a lei

L’auto che fa tutto da sola, al momento, non può essere offerta neppure dal più lungimirante fleet manager per colpa delle strade che non sono ancora in grado di ospitare la nuova generazione di quattro ruote e di una serie di potenziali contenziosi legali. Di chi sarebbe, per esempio, la colpa di un incidente se il sistema automatico si scassa all’improvviso? Del produttore della macchina o del guidatore che non stava neanche guidando? Archiviata la futuribile questione con un appunto spedito all’ufficio legale perché inizi a portarsi avanti studiando il problema, ci si può concentrare sul Sacro Graal degli optional, quello che fa la manovra di parcheggio da solo dalla A alla Z.

È disponibile sulla BMW X6 e inserisce, a seconda delle necessità, sia la marcia in avanti sia la retromarcia per poi gestire lo sterzo e frenare autonomamente. Il guidatore deve solo attivare gli indicatori di direzione e tenere premuto un tasto mentre avviene la manovra, oltre a osservare l’area circostante con l’ausilio della telecamera che si attiva automaticamente. Al termine della manovra il sistema inserisce la posizione di guida P. Non è finita: mentre si passa vicino a un parcheggio a basse velocità (inferiori a 35 chilometri orari) e con una distanza massima di 1,5 metri dalla fila delle vetture in sosta, i sensori a ultrasuoni della Bmw beccano al volo e segnalano tutti gli spazi adatti per parcheggiare che si trovano paralleli alla corsia di marcia.

Parcheggio tanti occhi al servizio del driver 4Stessa storia e medesime agevolazioni per chi guida una Infiniti Q30, con la differenza che il marchio luxury di casa Nissan lascia al guidatore l’uso di gas e freno, mentre un altro problema, quello delle uscite da androni stretti viene brillantemente risolto, tra le altre, dalla Volvo XC90, campionessa di sicurezza per tradizione familiare. Fino a ieri andava così: si metteva timidamente la punta del muso fuori e si procedeva a passo di lumaca stanca, sperando nell’assenza di ciclisti lanciati a tutta birra e nella comprensione dei pedoni. Ora, invece, l’elettronica di bordo scopre tutte le presenze negli angoli ciechi e dà via libera solo quando non arriva proprio nessuno.