Ottimizzare e mediare per ridurre il TCO*

di di Giovanni Tortorici

* tema della Fleet Manager Academy del 15 marzo a Milano

Giovanni Tortorici
Giovanni Tortorici

Il TCO influenza le scelte aziendali, ma talvolta sono le scelte aziendali ad affliggere il TCO. Anche nel nostro Paese il fleet manager ed il fleet buyer hanno ben presenti i cardini delle Car Policy e conoscono le leve da utilizzare per agire positivamente sul TCO. Spesso, però, le decisioni sulla Car Policy non vengono prese sulla base di attente analisi, ma sono influenzate da giudizi soggettivi del top management che possono incidere negativamente sui costi di esercizio. Sono tante le leve a disposizione dei fleet manager per ridurre il TCO. Non facile la mediazione fra le diverse dinamiche interne alle aziende. Sicurezza e consumi le priorità costantiTuttavia la conoscenza del TCO da parte dei nostri fleet manager è ormai talmente precisa e puntuale, da collocarli in una posizione di eccellenza del giudizio sulle metodologie da utilizzare per controbilanciare scelte aziendali che possono non essere in linea con l’ottimizzazione dei costi. Se il top management impone le vetture il fleet manager, insieme con il fleet buyer, dovrà giocare la carta dell’ottimizzazione della tipologia di vetture indicate, puntando alla standardizzazione dei modelli, ma arricchendoli il più possibile con tutto ciò che è legato alla sicurezza per offrire la massima protezione ai propri driver, sempre  contenendo  il TCO.

 

Ottimizzare e mediare per ridurre il TCO2La sfida dei consumi

La posta che pesa di più nel TCO, dopo la parte di investimento, è quella del carburante: naturalmente se il modello è vincolato dal top management e se l’azienda non ha intenzione di limitare i litri di carburante a disposizione dei driver, è difficile lavorare su questa leva, ma i fleet manager italiani non si arrendono e cercano normalmente di selezionare dei pacchetti che possano contribuire a minimizzare i consumi (e quindi le emissioni) dei modelli scelti. I carburanti alternativi rappresentano ancora una soluzione a volte non ben accettata dal top management delle aziende e quindi si fa fatica ad introdurli nelle flotte. L’elettrico, poi,  è ancora al palo; è attesa l’evoluzione delle batterie, ma per una sua diffusione su larga scala bisognerà che si verifichino due condizioni: ricariche veloci come rifornimenti di gasolio e prezzi di listino abbordabili.

 

Bilanciare le scelte

Come abbiamo già sottolineato, i fleet manager italiani sanno bene come manovrare le leve che muovono il TCO, una competenza affinata anche da vincoli interni all’azienda che li costringono a provare soluzioni ingegnose per contenere i costi, soprattutto quando si tratta di vetture premium che possono incidere negativamente sia per quanto riguarda l’investimento sia per quanto riguarda i consumi di carburante: un compito non facile in cui possono essere aiutati da versioni e pacchetti Business proposti dai costruttori.

Ottimizzare e mediare per ridurre il TCOE’ ampiamente noto che il quadro normativo dell’auto nel nostro Paese è  complesso da interpretare e applicare; a ciò si aggiunge che l’ambiente aziendale è spesso conservativo, poco incline alle innovazioni che potrebbero intaccare situazioni di privilegio acquisite da anni e quindi il fleet manager italiano ed il suo staff devono spesso operare in un ambiente non facile all’interno del quale devono però trovare, sfruttando la propria capacità e la propria competenza, soluzioni che riducano il TCO e soddisfino l’azienda. Una leva importante su cui agire è rappresentata  dall’evoluzione delle società di noleggio che oggi sono proiettate verso una dimensione più ampia e più complessa, dove, oltre ad essere sempre più specializzati sui prodotti tradizionali, diventano anche aggregatori di servizi complementari, cosicché il cliente può ricevere un servizio a 360 gradi da un unico interlocutore commerciale.

 

Partner più agguerriti

Diversi operatori della filiera propongono specializzazione ed eccellenza operativa poggiandosi su propri “integratori dei servizi di mobilità” e ciò anche per sviluppare la domanda dei “clienti “finali”. Le grandi società di noleggio, a loro volta, utilizzano partner specializzati che provano a immettere sul mercato “servizi integrati”. L’ambizione di fondere diversi servizi in un’unica soluzione per il cliente può avere anche l’effetto di sgretolare alcune delle barriere storiche che hanno fino ad oggi tenuto ben distinti i singoli prodotti: il noleggio a breve termine, il noleggio a lungo termine, il car sharing, ecc…

Alcune società di noleggio, poi, hanno come obiettivo il mantenimento di una forte connotazione operativa, offrendo ai clienti un portafoglio completo di soluzioni che li assistono in ogni momento. Di conseguenza, anche l’attuale modello “auto-centrico”, di alcuni servizi, potrebbe non essere più l’’unico, e venire affiancato da un altro modello centrato sul livello di servizio offerto nell’ambito della mobilità. 

Il faro che illumina tutti questi ed altri sforzi di sviluppo sarà la domanda delle aziende clienti per accedere più facilmente a diverse forme di mobilità integrata, risulta a questo punto evidente che il fleet manager ed il suo team diventano uno snodo cruciale non solo per la scelta delle auto, ma anche per le scelte della mobilità aziendale nel suo complesso.

 

Ottimizzare e mediare per ridurre il TCO3Risparmiare con il “verde”

Il percorso intrapreso negli ultimi anni dalle imprese italiane nella gestione della flotta può essere definito “verde”, sia per il ridimensionamento della flotta sia per la riduzione degli spostamenti, due azioni che hanno portato a una significativa riduzione delle emissioni di CO2. Ma il verde è riferito anche al colore dei soldi oltre che a quello dell’ambiente. Ridurre l’impatto ambientale delle attività delle imprese, infatti, collima quasi sempre con il saving. Ogni buona azienda italiana si è impegnata a migliorare continuamente ed efficacemente il suo sistema di gestione ambientale, al fine di minimizzare e prevenire l’impatto delle sue attività, dei suoi prodotti e dei suoi servizi: questo è un dovere di tutti noi, anche se talvolta l’obiettivo non è quello primario, ma un derivato del generale obiettivo di riduzione dei costi.

Le emissioni zero non sono più un sogno. Alcune aziende stanno sviluppando progetti di piccole e-fleet a zero emissioni grazie alle quali intendono essere  protagoniste di una vera e propria “svolta elettrica”, e quindi investono coraggiosamente adesso (si veda in proposito in questo numero l’articolo su Sibeg a pagina 18). Si tratta però di casi non molto diffusi, anche se di una lodevole rilevanza tecnica.

Ad aiutare la crescita di flotte verdi potrebbe essere decisiva una normativa di incentivi chiara ed efficace. La fiscalità applicata alle auto aziendali, invece, resta tuttora una “materia oscura” ed i fleet manager italiani devono operare come coordinatori tra le amministrazioni della propria azienda e della società di noleggio e fanno spesso anche da consulenti fiscali per non perdere i benefici che riescono ad ottenere da una oculata gestione delle spese.