Obiettivo zero emissioni: non si può senza flotte aziendali

di Graziella Marino

I veicoli aziendali sono di fondamentale importanza, in Europa, per raggiungere gli obiettivi comunitari in tema di riduzione delle emissioni. Come fare? Ecco le raccomandazioni fatte alla Commissione Europea da parte di società attive nel settore della mobilità aziendale e di associazioni ambientaliste.

L’obiettivo di emissioni zero del sistema di trasporto stradale europeo entro il 2050 previsto dal Green Deal sarà difficilmente raggiungibile senza il contributo delle flotte aziendali. Oggi infatti una grande percentuale delle auto vendute in Europa sono auto aziendali che, una volta immatricolate, percorrono una media di km all’anno pari a 2,25 volte la distanza coperta dalle auto dei privati. Peccato che nel 2019 i veicoli acquistati dalle società siano stati per il 96% a benzina o a gasolio.

Ergo: se davvero si vuole raggiungere l’obiettivo intermedio di avere in Europa entro il 2035 tutte le nuove auto, furgoni, piccoli camion e autobus con emissioni pari a zero è anzitutto sul parco circolante delle vetture aziendali che bisogna agire.

IL 50% DI AUTO ELETTRICHE ENTRO IL 2025

È partendo da questo ragionamento che recentemente alcuni rappresentanti del mondo ambientalista e dell’autonoleggio hanno suggerito, in una lettera indirizzata anzitutto al vice-presidente della Commissione di Bruxelles Frans Timmermans, di imporre alle aziende con flotte superiori a 25 auto di acquisire, a partire dal 2025, almeno il 50% di auto elettriche. Obiettivo che dovrebbe salire al 100% nel 2030.

Mentre per furgoni e veicoli commerciali leggeri l’acquisto di almeno la metà di mezzi elettrici dovrebbe riguardare qualsiasi azienda con flotta di qualsiasi dimensione. Le aziende sono anche invitate ad esplorare ed implementare ‘pacchetti’ multimodali per la mobilità del personale, favorendo come migliore soluzione l’utilizzo dei veicoli a emissioni zero inseriti, appunto, nel ‘pacchetto’. All’appello hanno aderito T&E (Transport & Environment), Motus-e e la società di noleggio LeasePlan. Tra gli altri firmatari: Eurelectric, Energy Web, Euro Cities, Polis, Charge Up e Aedive.

TRE RACCOMANDAZIONI

La lettera inviata all’Ue include anche altre tre raccomandazioni:

  1. Introdurre sistemi normativi che spingano le flotte ad alto chilometraggio nelle aree urbane (taxi, car-sharing, Uber ecc.) a riconvertirsi totalmente alle emissioni zero, dal 2025, riconoscendo anche gli sforzi delle città nel frenare gli alti livelli di inquinamento dell’aria nelle aree urbane.
  2. Rivedere la normativa che sovrintende all’installazione di punti di ricarica, per accelerarne la messa in opera. La revisione, che riguarderebbe tutte le colonnine (pubbliche, private ad uso pubblico e private e basta), si dovrebbe attuare attraverso una rapida revisione della Legge europea sull’infrastruttura di ricarica (AFID – Alternative Fuels, Infrastructure Directive), garantendo a tutti gli automobilisti ‘elettrici’ una ricarica interoperabile e senza interruzione in ogni Stato della Ue e una tariffazione pubblica per tutti i segmenti di veicoli. Da rivedere anche la direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia (EPBD – Energy Performance of Buildings Directive), per agevolare la ricarica domestica in tutta Europa. E occorrerebbe pure premiare gli sforzi di città e regioni che attrezzano stazioni di ricarica disponibili anche per le flotte aziendali.
  3. Sostenere gli sforzi delle imprese pubbliche e private nel rendere tutte le loro flotte ad emissioni zero entro il 2030 e premiarle attraverso un pubblico riconoscimento con l’assegnazione di un marchio Ue.  
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