Obiettivo: la tutela del driver

di Fabio Spaggiari

Obiettivo la tutela del driverL’auto è il luogo di lavoro del driver. Per questo rientra a pieno titolo nella normativa che tutela la sicurezza dei lavoratori. Diversi sono, quindi, gli attori chiamati in causa e molteplici le misure da mettere in atto per far si che i driver possano viaggiare sicuri.Parlando di sicurezza nella gestione di flotte aziendali, e quindi trattando veicoli circolanti su strada, immediatamente la mente vola agli incidenti stradali, alla recente e tanto attesa introduzione dell’omicidio stradale, alle omissioni di soccorso. Includendo nel nostro pensiero la sicurezza sui luoghi di lavoro, è possibile cambiare prospettiva concentrandosi così sulla prevenzione e non sulle conseguenze.

La norma principale di riferimento per quanto riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro, quale è la strada per il driver al volante di una company car, è attualmente il Dlgs 81/08 ma le norme che regolamentano la materia hanno una lunga storia, e troviamo riferimenti fin dai primi del ‘900 e nella Costituzione della Repubblica Italiana.  Fino a metà degli anni ’90 veniva identificato quale “luogo di lavoro” il luogo in cui veniva “prodotto” qualcosa, con riferimento prevalente all’industria manifatturiera. L’evoluzione ed il progredire delle scienze sociali ha poi portato ad ampliare la tutela che il legislatore riserva ai lavoratori, considerando anche luoghi non propriamente aziendali, ma che hanno comunque effetto ed azione sullo stato di salute dei lavoratori stessi. I cambiamenti e l’evoluzione della società civile, hanno portato a considerare e tutelare, inoltre, anche attività prima considerate secondarie o comunque accessorie, quali ad esempio l’erogazione di servizi  che si svolgono spesso non concentrati in un luogo fisico preciso. Pensiamo ad esempio alle attività consulenziali o di prestazione professionale in genere.

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Il workshop “Sicurezza sul lavoro e fleet management: aspetti normativi, obblighi e responsabilità” svolto durante Company Car Drive 2015 a cura di Fabio Spaggiari, esperto di sicurezza del lavoro

Ruoli precisi

Fondamentale al fine di comprendere le implicazioni pratiche di questo cambiamento è la conoscenza delle figure coinvolte nella gestione della sicurezza. Nell’ambito della gestione delle flotte, ampliando il concetto di attrezzature di lavoro definite quali  “strumenti idonei allo svolgimento di una attività lavorativa”, possiamo individuare quali principali figure il Datore di Lavoro, il Dirigente e il Preposto.

L’art. 2 del Dlgs 81/08 recita così:

  • «Datore di Lavoro»: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’organizzazione dell’impresa, ha la responsabilità dell’impresa stessa ovvero dell’unità produttiva, in quanto titolare dei poteri decisionali e di spesa.
  • «Dirigente»: “persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa”.
  • «Preposto»: “persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa”

Risulta quindi evidente come il legislatore identifichi esattamente chi deve fare cosa ma soprattutto ponga sempre costantemente l’accento sulla “vigilanza”; è infatti fondamentale non solo che si assolvano gli obblighi imposti dalle norme, ma che ci sia un costante controllo, meglio una verifica di efficacia delle misure adottate. Nella gestione di una flotta questo si traduce in azioni che hanno come fine ultimo la tutela del driver. Misure di protezione sono gli strumenti che conosciamo bene quali airbag, cinture pretensionate, cellule di sicurezza, ecc; più difficile risulta comprendere in che modo possano esserci attività di prevenzione che possano ridurre la probabilità di eventi dannosi come gli incidenti stradali.

 

Obiettivo la tutela del driver 3Prevenzione prima di tutto

Le figure interessate nell’ambito gestionale ovvero Datore di Lavoro, Dirigenti e Preposti, sono a vario titolo responsabili delle azioni che intraprendono in ambito sicurezza, ma ancor di più deve essere posto in evidenza come queste figure siano responsabili anche del non agire per prevenire situazioni pericolose o migliorare la qualità dello status di tutela dei lavoratori. A tal proposito, quindi, nella corretta ed efficace gestione della flotta è necessario considerare non solo variabili di natura economica, ma anche aspetti gestionali connessi alla salute del driver.

Le principali misure che dobbiamo considerare possono essere:

  • Scelta della corretta tipologia di veicolo, connessa alle esigenze specifiche del driver e delle attività svolte secondo le modalità operative quali ad esempio la tipologia di percorso (autostrada, strade extraurbane, città);
  • Formazione Informazione ed Addestramento dei lavoratori (driver) interessati;
  • Miglioramento dell’efficienza delle attrezzature di lavoro, ovvero dei veicoli in uso;
  • Costante monitoraggio della idoneità e consapevolezza dei lavoratori del rischio.

E’ pertanto necessario provvedere ad una valutazione dei rischi ai quali i lavoratori sono esposti, per poter “pesare” in modo corretto le misure da intraprendere.

Le tecniche di valutazione del rischio non possono basarsi esclusivamente sull’esperienza del valutatore, ma debbono fare riferimento a parametri il più possibile oggettivi. E’ pertanto determinante individuare criteri che siano il più possibile universali.

 

Obiettivo la tutela del driver 4I criteri di scelta

Nella scelta del veicolo da assegnare al lavoratore, sarà quindi determinante l’identificazione dell’uso che questo ne farà, distinguendo tra uso esclusivamente professionale o promiscuo. Dovremo considerare variabili quali il chilometraggio annuo, ma anche come è distribuito questo chilometraggio; è evidente che frequenti tratte regolari di pochi chilometri, non sono paragonabili a trasferte meno frequenti ma di chilometraggio superiore. Da tenere in considerazione è, ovviamente, la tipologia di percorso, se prevalentemente autostradale, extraurbano o urbano.

Ma in che modo correlare questi dati per operare una scelta corretta? Attraverso le statistiche di pericolosità delle strade, per tipologia, area di interesse, pericolosità e frequenza; questa visione globale  consente di avere una chiave di lettura concreta del reale livello di rischio al quale sarà esposto il nostro driver.

Fondamentale sarà poi provvedere a verificare che il destinatario di tante attenzioni sia anche in grado di gestire poi al meglio l’uso del veicolo; se è stato preferito il cambio automatico a quello manuale, oppure un veicolo con alimentazione a Gpl piuttosto che a benzina, deve essere formato ed informato su quali peculiarità presenti il veicolo che gli viene concesso in uso e se sono necessarie attenzioni particolari per la gestione dello stesso; un esempio banale: le limitazioni di accesso a parcheggi interrati per le auto a Gpl e simili.

 

La formazione del driver

Dovremo poi considerare le caratteristiche di guida, dei percorsi e dei periodi di utilizzo (estate/inverno o tutto l’anno), considerando che la semplice formazione delle scuole guida o l’esperienza personale potrebbero non fornire i giusti strumenti per la gestione delle criticità che si possono incontrare quotidianamente. Preparare quindi i lavoratori anche a situazioni non comuni quali la guida su neve o ghiaccio o in condizioni estreme facendogli frequentare corsi di guida sicura specifici potrebbe rappresentare un significativo intervento di miglioramento della sicurezza e prevenzione della componente personale connessa con il manifestarsi di un evento dannoso.

Radicale dovrà essere anche l’approccio alla manutenzione dei veicoli stessi, non limitandosi alla mera manutenzione programmata da parte della casa costruttrice, che deve essere considerata unicamente quale base di partenza per la costruzione di un programma di manutenzione personalizzato e calato nella specifica realtà. I programmi di manutenzione sono studiati per utilizzazione e condizioni “standard”: un uso particolarmente intenso (ad esempio per concentrazione di chilometraggio) o condizioni particolari di utilizzo quali fattori climatici particolari potrebbero richiedere frequenze di manutenzione maggiori, ma anche controlli e specifiche di verifiche periodiche differenti.

Una volta adottate tutte queste misure non possiamo considerare conclusa la nostra missione, perché la  ricerca della sicurezza è un processo  “circolare”: ogni volta che si ritiene di avere ottemperato ad un obbligo o svolto un compito, si deve provvedere alla verifica dello stesso, al monitoraggio degli effetti che questi hanno portato.

La raccolta di queste informazioni e le attività di monitoraggio e controllo permettono di poter così rivalutare, ripetere sostanzialmente l’intero processo al fine di ricercare sempre la massima efficienza e tendere al miglioramento continuo che è uno dei principi cardine della norma sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. “Fare sicurezza” significa investire e non spendere perchè i costi sostenuti sono sempre ripagati con maggiore efficienza, ma questo è conseguenza di un approccio corretto ed analitico al problema, non può essere vero se non sono presenti programmi e progetti di gestione concreti. La sicurezza è un processo che si autoalimenta, un circolo che ben si sposa con la filosofia dei moderni sistemi di gestione e controllo aziendali; e non è solo un “qualcosa da fare”, ma un “modo di fare”.