Nuvole nere sull’auto aziendale

di Antonio Cernicchiaro

imageStiamo attraversando una fase fortemente critica per il mercato delle auto aziendali. Fase che possiamo interpretare soprattutto alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi: le politiche di tagli e riassetto di bilancio, seppur condivisibili per il sostegno all’economia del Paese, hanno, infatti, fortemente e forse eccessivamente gravato sul settore dell’auto aziendale.

Mi riferisco in particolare ai provvedimenti del nuovo esecutivo, dall’accisa sui carburanti – con aumenti che vanno dal 13,2% della benzina al 23,3% del gasolio, passando per il 13,8% del metano e il 17,6% del Gpl -, al giro di vite sul “superbollo”, che è stato raddoppiato (da 10 a 20 € per kW aggiuntivo) ed esteso anche alle vetture di potenza compresa tra i 186 e i 225 kW, fino alla recente proposta Governativa di finanziare parte del Disegno di Legge sulla riforma del mercato del lavoro (all’esame del Parlamento mentre andiamo in stampa) con un ulteriore taglio alle deduzioni per l’uso delle auto aziendali. 

Come se non bastassero le ultime stangate che si sono abbattute sul settore dell’auto in Italia (aumento dei prezzi dei carburanti, superbollo, ecc), il Governo ha allo studio altri provvedimenti penalizzanti per il settore delle flotte aziendali.

Un impatto negativo
È ragionevole attendersi che, nel 2012, la recente introduzione del superbollo sulle auto oltre i 185 kW e il forte aumento delle accise sui carburanti con riferimento a tutto il parco circolante impatteranno in modo negativo in particolare sull’auto aziendale. Ma se entrasse veramente in vigore anche l’ulteriore riduzione della deducibilità dei costi, come previsto dall’art. 71, commi 1 e 2, del DdL Lavoro (dal 90% al 70% per le auto assegnate in uso promiscuo e dal 40% al 27,5% per le auto utilizzate nell’esercizio di imprese, arti e professioni), il trattamento fiscale delle auto aziendali risulterebbe talmente penalizzante da produrre un crollo completo di questo mercato, andando a colpire con un ulteriore indiretto aumento delle tasse soprattutto quelle tante piccole e medie imprese, che costituiscono il 65% del nostro PIL e che oggi sono già imbrigliate nella stretta creditizia.

Fisco penalizzante
In questo specifico settore, i risvolti di una combinazione di fattori recenti, che possiamo definire quantomeno allarmanti, aggiunti alle gravi condizioni strutturali che caratterizzano il comparto dell’auto aziendale, stanno diventando insostenibili. Il settore è infatti caratterizzato da sottodimensionamento e da un ricambio del parco insufficiente soprattutto a causa di un trattamento fiscale fortemente penalizzante rispetto agli altri principali Paesi europei:

  • il periodo minimo di ammortamento, in Italia, è di 4 anni rispetto alla media europea di due anni;
  • la quota deducibile è al 40% contro il 100% in Europa;
  • il tetto ammortizzabile è fino a 18.000 € mentre in Europa generalmente non è limitato;
  • la detraibilità dell’Iva è al 40% contro il 100% in Europa.

Conseguenze di tali discrepanze di trattamento si osservano nel fatto che il settore “vale” in Italia meno del 30% del mercato, contro il 45-50% medio degli altri Paesi Europei. L’Unrae ha ribadito questi concetti, da ultimo, nell’Audizione in Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, il 17 aprile scorso, richiamando ancora una volta l’attenzione delle Istituzioni sulla necessità di tornare a dare fiato, con sempre maggiore urgenza, ad un settore di grande rilevanza per il nostro Paese, come quello delle auto aziendali, non solo nell’ottica di salvaguardarne le potenzialità di mercato, già gravate da un periodo di crisi drammatica, ma anche per evitare che l’inasprimento ulteriore della fiscalità sulle auto incida negativamente sulle capacità competitive delle imprese del nostro Paese.

Cosa fare
Gli strumenti concreti, strutturali e non emergenziali, esistono. Non vanno inventati ma applicati, in coerenza con quanto già avviene nel resto d’Europa. Si tratta, infatti, di introdurre adeguate politiche ad hoc, come una riforma della fiscalità dell’auto aziendale, a partire dal ripristino della riduzione del periodo di ammortamento minimo da 4 a 2 anni e dall’adeguamento della quota deducibile al 100%, quantomeno sulle vetture nuove. Considerato che queste misure non solo non hanno trovato spazio in nessuna delle recenti norme adottate dal Governo, finora impegnato nella fase emergenziale del risanamento del debito, ma rischiano di divenire ancor più remote, di fronte a provvedimenti che vanno nella direzione di un ulteriore allontanamento dall’Europa, riteniamo che sia giunta l’ora di avviare iniziative concrete per la crescita di questo settore. I criteri che sono alla base delle richieste Unrae per le auto aziendali, potrebbero trovare collocamento ideale all’interno del DdL Delega recanti disposizioni per la revisione del Sistema Fiscale, consentendo, in tal modo, di occupare quello spazio di sviluppo che oggi ancora esiste nel nostro Paese e offrendo alle piccole e medie imprese una importante opportunità di alleggerimento della pressione fiscale. 

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