Non ti compro, ti uso

di SirioTardella

imageFino a qualche anno fa per acquisire o trasferire la proprietà di un’automobile era indispensabile l’intervento di un notaio. L’auto, infatti, in Italia, unico paese al mondo, è classificata come bene mobile sul quale è possibile accendere ipoteca alla stregua di proprietà immobiliari come edifici e terreni e per questo sottoposta all’obbligo di iscrizione al Pubblico Registro Automobilistico. Questa impostazione normativa e il tempo della sua sussistenza (quasi un secolo senza sostanziali modifiche) sono lì a significare quanto gli italiani, dopo la casa, consideravano importante la possibilità di essere proprietari di una o  più automobili.

I tempi cambiano
Il modo di percepire il possesso dell’auto sta velocemente e radicalmente cambiando senza mettere in discussione il concetto di libertà di mobilità e privilegiando l’aspetto dell’uso su quello di proprietà. I segnali sono ancora timidi e dovuti quasi essenzialmente alla crescita dei costi fissi come il bollo, l’assicurazione, la svalutazione, il ricovero che è necessario sostenere anche in caso d’utilizzo limitato o addirittura assente per lunghi periodi dell’anno. Ecco allora che si rafforzano vecchie offerte e che ne appaiono di nuove tutte orientate a favorire l’uso dell’auto non di proprietà: dal car sharing al noleggio a lungo temine, da pochi minuti nel centro della città fino a 4/6 anni per tutte le necessità familiari e professionali. In questi casi i termini e soprattutto i costi dell’offerta sono predeterminati e conosciuti dall’utilizzatore che non si sentirà sovraesposto all’alea fiscale o alle politiche di assistenza e manutenzione delle case costruttrici non sempre trasparenti. Tradizionalmente, dopo l’acquisto di una casa quello di un’automobile è il maggior impegno economico affrontato nel corso della vita. Le rinnovate necessità degli utenti e le mutate disponibilità economiche lasciano presagire che qualcosa stia cambiando. Per questo si torna a parlare di utilizzo come forma alternativa all’acquisto.Sono forse queste le ragioni che stanno spingendo la timida ripresina del mercato italiano dell’auto che vede crescere del 20% le immatricolazioni di autovetture destinate al noleggio? E sono tecnicamente fondate le preoccupazioni di chi pensa che questo fenomeno comprimerà le vendite alle famiglie come è già avvenuto nel primo semestre di quest’anno?

Una velocità più che doppia
Vendere più auto per uso noleggio fa bene al mercato, come è ovvio, ma fa anche bene alla mobilità, all’ambiente e alla sicurezza. La velocità di rinnovo di questo parco, infatti, è più che doppia rispetto alla media generale determinando, nel lungo periodo, una diminuzione del parco circolante totale costituito da vetture meno obsolete e quindi meno vecchie e più sicure. L’aumento delle vendite di auto destinate al noleggio non determina la flessione numerica del mercato totale per la conseguente diminuzione delle immatricolazioni a favore delle famiglie; ciò è provato dall’andamento di mercati a noi vicini come quello tedesco e britannico. In questi paesi il rapporto auto circolanti per 1.000 abitanti è notevolmente inferiore a quello italiano, ciononostante il rapporto nuove immatricolazioni per 1.000 abitanti è, all’inverso, decisamente superiore a quello italiano. Questo dimostra quanto sia importante la velocità di rotazione del parco circolante assistita in quei paesi da un più favorevole quadro fiscale e da una forte quota di immatricolazioni di autovetture destinate al noleggio.

Per ripartire
Una profonda revisione della italica fiscalità sull’auto e sulle sue componenti d’uso associata ad una seria semplificazione normativa di settore possono essere il viatico per risollevare, senza l’ausilio di incentivi dopanti il mercato italiano dell’auto. In questo senso l’abolizione del PRA e gli spiccioli a favore delle auto poco o meno inquinanti sono veramente misera cosa.