Motivazione e soddisfazione leve della Car Policy

di Andrea Scaffidi

imageL’automobile è un bene fra i più posseduti e i più graditi dagli italiani. Per molti è una necessità per i quotidiani spostamenti casa-lavoro e per gli impegni familiari a fronte di una rete di mobilità pubblica spesso inadeguata se non inesistente.
Il costo dell’automobile è quindi uno dei fattori che maggiormente incidono sui bilanci familiari tra acquisto, assicurazione, bollo, manutenzione ecc.
La possibilità di usufruire di una macchina ad uso promiscuo all’interno di una car policy aziendale è dunque un’opportunità che soddisfa i dipendenti. L’elemento di soddisfazione è inoltre amplificato dalla modalità di gestione dell’automobile con uno sgravio di oneri e con l’accesso a un parco macchine che sarebbe altrimenti proibito per i più.
L’auto aziendale come parte della remunerazione: un’opportunità per il driver. Il 98% delle aziende italiane ha una car policy. Full leasing e noleggio  a lungo termine si dividono il mercato. La car list e la personalizzazione dell’auto: il contributo del destinatario. Meglio car policy flessibili.Ovviamente, l’automobile come benefit è un fenomeno diffuso a livello globale, ma, anche in considerazione dei vantaggi fiscali che questo genera per l’azienda, è sicuramente uno degli istituti che in Italia ancora godono di un maggior vantaggio rispetto ad altre forme di remunerazione.
Towers Watson conduce a livello globale diverse indagini tra cui anche alcune specifiche sui benefit e in queste censisce la sua diffusione come car policy.

Diffusione delle company car
Alcuni dati di confronto tra l’Italia e i principali Paesi europei testimoniano non solo la diffusione della car policy ma anche alcune modalità gestionali specifiche. In Italia, infatti, la quasi totalità delle aziende adotta una car policy (98%), tale percentuale è inferiore in Uk (90%), Spagna (90%), Francia (90%) e Germania (80%).
[adrotate group=”3″]Nel nostro Paese il modello prevalente di finanziamento è il full leasing (50%) seguito da il long rental (48%). Infine nel 75% dei casi la vettura aziendale viene assegnata ai dirigenti per motivi di status, mentre nel 90% dei casi questa è assegnata a quadri e impiegati ma per motivi professionali.
Dalle nostre indagini si nota una prevalenza ad individuare la macchina sulla base di una lista predeterminata, solo in via residuale sulla base di un budget predeterminato.
Tale “rigidità” è rintracciabile anche nel fatto che in circa il 60% dei casi non è concessa una personalizzazione della macchina e, qualora sia consentita, nel 70% dei casi il costo della personalizzazione è a carico del driver. Ciò produce effetti sul livello di gradimento della vettura così come sulle differenze di genere e di età circa il valore riconosciuto alla macchina aziendale. Da alcune indagini demoscopiche emerge come la componente femminile dia meno peso, rispetto a quella maschile, al tipo di vettura assegnata e, più in generale, alla titolarità stessa dell’auto. Ciò dovrebbe quindi spingere le aziende a particolari riflessioni, al momento della definizione della car policy e nell’allocazione dei budget circa i benefit, sulla composizione anche demografica della propria popolazione aziendale al fine di massimizzare il rendimento interno della spesa.

L’auto aziendale come reward
Dal nostro osservatorio stiamo assistendo ad un fenomeno interessante: una maggior selettività nel riconoscimento della car policy, ma anche un effetto di efficienza della spesa attraverso l’assegnazione dell’auto a driver che appartengono a categorie non normalmente coperte dalla car policy. La macchina sta diventando sempre di più un elemento di differenziazione interna e di reward complessivo anche per effetto dei vantaggi fiscali e contributivi ancora presenti nel TUIR.In particolare, esistono ancora spazi di manovra per essere più flessibili nel disegno della politica in quanto la car policy è di norma regolata da una convenzione con la società di renting/leasing e non da un accordo di natura contrattuale collettiva lasciando quindi spazi di manovra alle direzioni delle risorse umane nel decidere le assegnazioni.
imageSi possono prevedere per alcune categorie la sterilizzazione del trattamento in cedolino del fringe benefit riaddebitando il valore ACI al fine di contenere la spesa aziendale così da massimizzare il vantaggio fiscale. È consentito prevedere per alcuni gruppi di dipendenti che la company car sia interamente a carico dell’azienda massimizzando di conseguenza il valore percepito dai dipendenti. I criteri di segmentazione della car policy possono inoltre rispondere a logiche non solo formali ma anche organizzative e legate alle performance.
Benchè possa sembrare un istituto che non prevede variazioni nel tempo per quanto riguarda l’assegnazione di una company car, l’inclusione in una car policy può essere reversibile, ad esempio prevedendo una valenza temporale della car policy stessa.

Il contributo dell’assegnatario
In alcuni casi si assistono a piani finanziati con “bonus/salary sacrifice” ovvero situazioni in cui di fatto il dipendente è compartecipe nel finanziamento dell’auto aziendale con una quota a proprio carico per aumentare la spesa effettiva.
Tutto ciò permette di rappresentare un quadro in cui le aziende, in un momento storico di contenimento dei budget a disposizione per gli incrementi retributivi e di differenziazione della loro offerta sia rispetto ad altre aziende sia internamente fra i diversi gruppi di assegnatari portatori di diversi interessi ed esigenze, stiano ricorrendo in maniera crescente ai benefit per massimizzare il valore percepito. Tra i benefit che scontano un gradimento più alto e una libertà di segmentazione maggiore sicuramente l’automobile è presente in maniera consistente e crescente.