Mobility Card per le aziende, quando anche in Italia?

di Luciano Bononi

La strada per arrivare ad una Mobility Card come strumento abilitante alla Mobility as a Service è costellata di ostacoli. Tuttavia una Mobility Card opportunamente progettata e implementata garantirebbe importanti vantaggi, tra i quali l’incentivazione all’uso delle buone pratiche di mobilità.

Le Mobility Card concretamente disponibili oggi sono spesso associate a funzioni prepagate e offerte relative a servizi specifici, verticali e non interoperabili. Esistono Mobility Card (con e senza microchip) realizzate e commercializzate da varie municipalità, aziende e fornitori di servizi, anche se molto limitate a un determinato contesto d’uso, a un servizio verticale (ad esempio, il noleggio di biciclette, il parcheggio o la ricarica elettrica in una determinata città).

La realtà italiana è tuttavia ancora carente di piattaforme nelle quali la Mobility Card per viaggiatori e driver aziendali assuma un ruolo unificante e pervasivo, con al centro l’utente (o l’azienda) e le sue preferenze, sensibilità, personalizzazioni, disponibilità, scelte, e con al contorno tutta l’offerta di servizi, legati alla mobilità che il contesto possa offrire, connessi e fruibili in modo interoperabile, ovunque ci si trovi e in qualsiasi momento.

L’UTENTE AL CENTRO

Quante volte durante gli spostamenti aziendali si devono gestire i pagamenti di servizi di trasporto pubblico (bus, metropolitana, treno, ecc.), pedaggi, pagamenti di parcheggi, pagamento di noleggi di veicoli, ricariche elettriche, ingressi in ZTL, carburanti, servizi di assistenza stradale, assicurativi, eccetera? Queste esigenze si complicano enormemente quando si è al di fuori del proprio contesto aziendale locale e della propria città. Per questo è facile intuire quanto un ideale sistema di piattaforme unificate o, perlomeno interoperabili, di gestione e pagamento potrebbe semplificare la vita dell’utente della mobilità e dei gestori delle flotte. Idealmente una Mobility Card dovrebbe essere progettata mettendo l’utente al centro. L’utente ha un’identità univoca, che può essere verificata mediante possesso di una smart card, uno smartphone, o più semplicemente di una password o strumenti di riconoscimento biometrici.

BUONE PRATICHE

Purtroppo, quando l’offerta di servizi di mobilità è basata sul piano della concorrenza tra fornitori, difficilmente può realizzarsi la comunione di intenti che conduca alla piena interoperabilità nella gestione dei potenziali servizi integrabili. La quota di mercato acquisita ha indubbiamente un valore che nessuno vuole offrire a costo zero alla concorrenza. Tuttavia i fornitori di servizi dovrebbero quantomeno valutare strategicamente l’effetto sinergico e di valore aggiunto per l’utente che scaturisce dall’unificazione del potenziale di offerta di una moltitudine di servizi verticali verso una piattaforma multiservizi integrata.

Non è solo una questione di praticità per l’utente. Infatti, una Mobility Card opportunamente progettata e implementata potrebbe incentivare all’uso delle buone pratiche di mobilità, fornendo sconti, crediti o benefici all’utente accumulati attraverso forme di gamification e riduzione dei costi. Inoltre, le Mobility Card potrebbero divenire uno strumento di marketing molto efficace, relativo alla fornitura di coupon e premi, servizi a valore aggiunto, classi di servizio (basic, premium, platinum, ecc.) e sconti in relazione al maggiore o migliore uso dei servizi (in modo simile alle card per l’accumulo di miglia delle compagnie aeree).

GLI OSTACOLI PER LA DIFFUSIONE

La strada per raggiungere la Mobility Card come strumento abilitante alla Mobility as a Service è tuttavia costellata di ostacoli, soprattutto di mercato, di eterogeneità e di interoperabilità, per cui definire “quando” avremo lo strumento ideale rimane un’incognita. La buona notizia è che gli ostacoli più semplici da superare sono gli ostacoli tecnologici, ormai allo stato dell’arte. Invece, gli ostacoli normativi spesso frenano l’introduzione di servizi di pagamento e gestione del credito da parte di chi non sia accreditato a svolgere funzioni in tal senso.

L’ostacolo dei limiti di co-branding tra diversi fornitori di servizio e integrazione delle piattaforme è presente, ma superabile attraverso una consapevole analisi del valore aggiunto e una valutazione delle norme e delle condizioni di utilizzo, tariffazione e standard di comunicazione e integrazione. La frammentazione e asimmetria strutturale è nemica del concetto, a partire dalle asimmetrie e eterogeneità delle strutture e del servizio sui territori, alla carenza di multi-modalità del trasporto, alla frammentazione di strumenti e responsabilità, fino alla divisione sulle scelte urbanistiche e di mobilità aziendale (ad esempio, i piani urbani di mobilità sostenibile, e piani energetici o ambientali sono spesso declinati in modo diverso nel raggio di pochi chilometri).

Un ulteriore aspetto importante è garantire la fiducia riposta dal cliente nel servizio o sistema in uso. Sono infatti possibili abusi sui temi di privacy e appropriazione indebita di credito per servizi non richiesti e non fruiti volontariamente (come accade purtroppo per il click baiting nella navigazione da cellulare, dove un semplice click catturato indebitamente su un link consente a volte l’attivazione trasparente di servizi a canone difficili da disattivare, muovendosi tra le regole ai limiti della frode). In conclusione, una sinergia ideale per la realizzazione del concetto di Mobility as a Service (MaaS) anche attraverso le Mobility Card (aziendali e non) richiede soprattutto volontà e consapevolezza da parte di decision/policy makers e stakeholders.