Mobilità e welfare aziendale: nuove regole e nuove opportunità

Tabelle ACI 2026, nuove regole su trasferte e rimborsi, welfare sempre più centrale nelle politiche retributive: la fiscalità della mobilità aziendale, secondo Stefano Sirocchi, sta entrando in una fase di profondo cambiamento

Sono diversi i temi all’ordine del giorno, nel campo delle novità normative e fiscali, che interessano flotte e mobilità aziendale. Ne parliamo col nostro esperto di riferimento, Stefano Sirocchi.

Dottor Sirocchi, a fine dicembre sono state pubblicate le nuove tabelle ACI. Che cosa cambia per le aziende in termini di costi e di impatto fiscale sulle auto aziendali?

“Le nuove tabelle ACI 2026 evidenziano due tendenze contrapposte. Da un lato, per i modelli attualmente in produzione si registrano riduzioni dei costi chilometrici che arrivano fino al –1,7% per le ibride a benzina, grazie soprattutto al calo del prezzo dei carburanti e alla diminuzione dei tassi di interesse che incidono sulle quote di ammortamento. Dall’altro lato, aumentano i costi dei modelli fuori produzione, in particolare diesel ed elettrici, con incrementi rispettivamente dello 0,8% e dell’1,7%. È utile notare che tale aumento deriva in larga parte dall’adeguamento del costo delle ricariche ai prezzi medi effettivamente sostenuti dall’utente, determinate sulla base di una media ponderata tra ricarica domestica (0,31 euro/kWh) e ricarica pubblica (0,69 euro/kWh). Dal punto di vista fiscale, queste variazioni non sono affatto neutre, perché le tabelle ACI restano la base di calcolo del fringe benefit auto nella maggior parte delle casistiche. Chi si occupa dell’elaborazione del benefit dovrà, tra l’altro, verificare con particolare attenzione quando applicare i “vecchi” coefficienti fiscali in vigore al 31 dicembre 2024 e quando, invece, quelli nuovi, indicati nella disciplina applicabile dal 1° gennaio 2025, a determinate condizioni”.

Nell’ultima manovra finanziaria non ci sono state novità di rilievo specifiche sulle auto aziendali, ma viene data nuova attenzione al welfare. Quali sono le principali opportunità per le imprese in questo ambito?

“È vero: sul fronte delle auto aziendali la manovra non introduce alcuna novità, ma sul welfare e sulla retribuzione variabile si aprono spazi molto interessanti. Il primo riguarda i buoni pasto elettronici, da sempre uno degli strumenti più efficaci per ottimizzare il carico fiscale. Dal 1° gennaio 2026 il limite di esenzione sale da 8 a 10 euro: questo significa poter erogare fino a 210 euro mensili totalmente esenti nei mesi con 21 giorni lavorativi, contro i 168 euro precedenti, con un beneficio concreto sia per l’azienda sia per il dipendente – fiscale e contributivo – applicabile anche in smart working e ai lavoratori part time. L’altra grande novità riguarda i premi di risultato: per il biennio 2026–2027 l’imposta sostitutiva scende dal 5% all’1% e, contemporaneamente, aumenta il tetto degli importi agevolabili fino a 5.000 euro annui. In sintesi, il messaggio per le imprese è chiaro: oggi welfare e retribuzione variabile sono leve fiscali estremamente potenti e convenienti, che meritano di essere integrate o migliorate nelle politiche di compensation”.

Negli ultimi mesi stiamo assistendo a una serie di interventi dell’Agenzia delle Entrate su mobilità aziendale e trasferte. Che quadro complessivo emerge da queste prese di posizione?

“Il quadro che emerge è quello di una progressiva attenzione alla lotta all’evasione, ma al contempo di un maggiore riconoscimento della detassazione di alcuni rimborsi, come quelli chilometrici per le trasferte all’interno del Comune e le spese di parcheggio. In questo scenario, aumentano gli adempimenti, in primis la tracciabilità delle spese di vitto, alloggio, viaggio, taxi e NCC; ma vengono introdotte anche delle agevolazioni. In particolare, la circolare 15 del 22 dicembre scorso chiarisce che non sono tassabili i rimborsi delle spese di viaggio e trasporto per le trasferte all’interno del territorio comunale, purché siano “comprovate e documentate”, senza più la necessità che la prova provenga da un documento emesso dal vettore, come avveniva in passato. Rientrano nella previsione anche i rimborsi chilometrici al dipendente calcolati in base alle tabelle ACI (non quelle del fringe benefit), se gestiti correttamente”.

Quali sono, in concreto, le principali conseguenze operative per le aziende?

“Sebbene l’Agenzia delle Entrate abbia mostrato un’apprezzabile apertura anche nei confronti di pedaggi e spese di parcheggio, che in passato erano deducibili con alcuni limiti e che oggi sono invece pienamente deducibili a patto che siano correttamente documentati, la gestione amministrativa diventa complessivamente più articolata. Ad esempio, nel caso del parcheggio, è richiesto che i documenti giustificativi identifichino in modo certo e univoco il veicolo e la sosta. Sul piano operativo, le conseguenze sono chiare: occorre una maggiore attenzione al set-up dei processi e alle procedure interne, ma questo sforzo è compensato da un quadro fiscale più razionale e, in molti casi, più favorevole. La qualità dei processi con cui le aziende gestiscono spese, trasferte e benefit diventa quindi sempre più centrale”.