Mobilità casa-lavoro: all’auto privata non si rinuncia

di Gennaro Speranza

Secondo l’indagine campionaria dell’Istat “Aspetti della vita quotidiana”, pubblicata all’interno dell’Annuario Statistico Italiano 2015, l’auto risulta essere il mezzo di trasporto largamente più diffuso in Italia per le esigenze di mobilità casa-lavoro. In particolare, su circa 20 milioni di italiani che si spostano abitualmente dalla propria abitazione per recarsi sul luogo di lavoro, ben 3/4 (per l’esattezza 15,6 milioni) utilizzano abitualmente la propria auto, mentre 1/4 (ovvero 4,4 milioni) si avvalgono degli altri mezzi di trasporto (tram, autobus, metro, moto, bici, etc.).


L’auto privata batte il mezzo pubblico

Nel tragitto casa-lavoro, dunque, la domanda degli spostamenti pendolari è soddisfatta in massima parte attraverso l’auto privata, mentre le forme di mobilità collettiva pubblica hanno un ruolo marginale. Questo “distacco”, secondo il già citato studio dell’Istat, è probabilmente da porre in relazione alla mancanza o alla forte carenza dei servizi di trasporto pubblico, che rendono spesso inevitabile il ricorso all’auto privata. Sullo sfondo di questo contesto, però, va detto che negli ultimi anni stanno crescendo nel nostro Paese nuove soluzioni di mobilità alternativa, come ad esempio quella condivisa. Si tratta dei servizi di car sharing, bike sharing e scooter sharing (che consentono di far utilizzare lo stesso veicolo a più persone nell’arco di una giornata), ma anche di car pooling (servizio che, grazie alla disponibilità di piattaforme online, riunisce più persone con la stessa destinazione a bordo di una sola vettura, allo scopo di condividerne i costi, alleggerire il traffico e impattare di meno sull’ambiente).

 

Mobilità condivisa in crescita

L’uso dell’auto in condivisione sta cominciando a piacere non solo a lavoratori e imprese, ma in generale agli italiani che vi fanno ricorso sempre più di frequente per gli spostamenti in città anche per motivi personali. Uno studio condotto dall’Osservatorio Sharing Mobility ha riportato a questo proposito alcuni dati interessanti: sarebbero circa 700.000 gli iscritti ai servizi di car sharing che utilizzano le 4.500 auto distribuite nei principali capoluoghi della penisola. Inoltre ad oggi vi sono più di 100 aree urbane attivamente coinvolte nei servizi di sharing mobility, con più di 10.000 bici disponibili per le iniziative di bike sharing ed oltre 4.000 posti di disponibili in park sharing (parcheggi condivisi). Si tratta dunque di numeri importanti, in forte crescita negli ultimi 3-4 anni, che denotano una crescente attenzione da parte degli italiani verso queste forme alternative di mobilità e, più in generale, verso una cultura della condivisione del mezzo di trasporto.

Mobilità sostenibile casa-lavoro

Naturalmente, se il nostro Paese in futuro vorrà rispondere in maniera adeguata al cambiamento delle abitudini dei pendolari italiani dovrà anche modernizzare il proprio sistema infrastrutturale ed attuare un cambio di rotta delle politiche di mobilità, promuovendo l’utilizzo di metodologie, mezzi e tecnologie innovative. Da questo punto di vista, qualcosa si sta già per muovere. Recentemente infatti il Ministero dell’Ambiente ha emanato un decreto per l’assegnazione di 35 milioni di euro per il “Programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile”, che ha l’obiettivo di finanziare progetti che favoriscono proprio gli spostamenti casa-lavoro (ma anche casa-scuola) con modalità di trasporto sostenibili.  Il bando, rivolto agli Enti Locali che presentano progetti riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a 100.000 abitanti, prevede tra gli interventi finanziabili sia i servizi sia le infrastrutture di mobilità collettiva e condivisa a basse emissioni, come il car pooling, il car e bike sharing.