Mobilità aziendale: cosa cambierà dopo la pandemia

di Robert Satiri

Come torneremo a muoverci dopo l’emergenza sanitaria? In più di un’occasione è stato detto che la nuova normalità non sarà uguale a quella che c’era prima dell’emergenza…

Nulla tornerà come prima: non si tratta di un monito ma di una presa di coscienza necessaria per immaginare un nuovo mondo di relazioni e quindi di contatti e spostamenti. Nell’ambito del lavoro e quindi, per quanto ci riguarda, in quello della gestione della mobilità aziendale nuovi orizzonti e nuove sfide si prospettano, per le quali dobbiamo affinare le competenze e forse modificare l’armamentario di strumenti a disposizione. Procediamo con calma e cerchiamo di sviscerare il tema.  

LA SOLUZIONE SMART WORKING  

Il primo lockdown del marzo 2020 ha costretto le aziende private e pubbliche a ricorrere allo smart working come soluzione immediata; ne è conseguito un adeguamento normativo che ha abbracciato molti temi, dal diritto alla disconnessione, alla rilevazione delle presenze, alla conformità degli spazi di lavoro domestici e delle attrezzature e così via. La scorsa estate ha portato con sé una velata speranza che si, insomma, avremmo patito ancora qualche pena ma il rientro a scuola e all’attività lavorativa era dato alle viste, quasi fatto, ineludibile.

Il tema dello smart working e del contingentamento degli spostamenti si sarebbe avviato a rapida soluzione e sarebbe rimasto solo per qualche attività marginale, effettivamente gestibile anche in remoto. Una rilevazione di Uvet GBT del mese di settembre 2020 evidenziava come l’11% del campione analizzato confermava già un rientro completo in ufficio ed una sorta di situazione ante pandemia; un 45% rilevava una permanenza su base volontaria o obbligatoria per tutto il 2020 dello smart working ed un residuo 12% lo immaginava anche per l’inizio del 2021.  

OPPORTUNITÀ O COSTRIZIONE?

La realtà ha sicuramente superato la fantasia: complice un’impietosa terza ondata, l’attività lavorativa da remoto si è riconfermata come forse l’antidoto più diffuso alla circolazione del virus. Dialogando con la generazione di lavoratori dei millennial (verrebbe da dire: quelli fortunati che un lavoro più o meno stabile e strutturato ce l’hanno…) ci accorgiamo però che il lavoro domestico si prospetta sempre più come un’opportunità che come una costrizione. In effetti, se pensiamo alle ore sottratte alle code e restituite alla vita, non possiamo che condividere questa scelta: meglio un’ora di fila in meno ed una di jogging al parco in più.

Sicuramente le attività che per organizzazione produttiva possono permetterselo andranno sempre più verso una struttura articolata della settimana lavorativa, con un mix eterogeneo di remoto, presenza, trasferta da far girare la testa. Non lo consideriamo un bene in assoluto: i pensatoi servono, il contatto umano serve, il confronto quotidiano con l’altro fa crescere in ogni contesto; l’intelligenza collettiva è più potente anche del genio individuale.

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NUOVE FIGURE PRENDONO PIEDE

Forse prenderanno sopravvento nuove figure: i Mobility Manager già sono stati sollecitati da una rivisitazione del contesto normativo della loro attività, previsto dalla L. 77/2020 che ridefinisce i criteri ed abbassa i requisiti per l’obbligatorietà di elaborazione del piano spostamenti casa lavoro (PSCL) di aziende e pubbliche amministrazioni (senza invero prevedere sanzionati). Forse sarà necessario integrare la loro attività con funzioni e conoscenze specifiche dell’ambito HR per organizzare ed armonizzare la settimana tra smart working, lavoro in presenza e trasferta.

Il tema non è di semplice attuazione visto che, in un’altra rilevazione di quest’autorevole rivista sempre del settembre 2020, ripresa in un seminario del Fleet Manager Academy di poco successivo, a fronte dell’esigenza avvertita dai Fleet Manager di vedere integrate le figure di Fleet, Travel e Mobility Manager, l’85% delle stesse non prevedevano ancora nella propria struttura organizzativa questa figura “stand alone” e nel 55% dei casi neanche come un “di cui” dell’attività di qualche altro profilo aziendale.

TORNEREMO AD ABBRACCIARCI

Per altri versi video call, web meeting e seminari on line vari hanno ampiamente sopperito a molte attività che comportavano viaggi e spostamenti. Per alcuni versi hanno anche ampliato le possibilità di conoscenza e contatto virtuale tra le persone; si può uscire ed entrare da un web meeting con facilità, velocità, potendo permettersi di contrarre il tempo dedicato ad ogni singola occasione perché risparmiato senza gli spostamenti fisici. Resta la convinzione che il Covid 19 lascerà tracce profonde anche nella mobilità condivisa che tanto impulso aveva preso in questo inizio secolo.

Non sarà facile recuperare la fiducia nella condivisione dopo un paio d’anni di timore di contagio anche solo per incrociare uno sguardo. Recuperando uno slogan che ci ha sorretto in questo lunghissimo anno “torneremo ad abbracciarci” ma in modo nuovo, più nordico, con le nuove formule del contatto virtuale, relegando gli spostamenti non proprio all’essenziale ma giù di lì. Sicuramente la giovialità e l’empatia, da sempre punti di forza dell’italica virtù, non ne trarranno giovamento.

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