Missioni e rimborsi chilometrici

di Davide De Giorgi

Con la risoluzione n. 92/E, del 30 ottobre 2015, l’Amministrazione finanziaria ha avuto finalmente modo di chiarire il corretto trattamento tributario da riservare alle indennità di trasferta riconosciute al dipendente a fronte dell’utilizzo dell’auto propria per mansioni lavorative al di fuori del comune ove è ubicata la sede di lavoroLa vicenda di una società assicurativa che opera attraverso un’estesa rete di agenzie diffuse sul territorio nazionale dà modo di trattare una questione di particolare interesse anche per i fleet manager. Spesso tale società si trova ad affrontare il tema della corretta tassazione dei rimborsi chilometrici erogati ai propri dipendenti Per la determinazione del rimborso chilometrico in caso di utilizzo della vettura personale, la società pone a confronto i chilometri calcolati “dalla sede di lavoro alla località di missione” con quelli “dal domicilio alla località di missione” operando una distinzione fondamentale.

Nel primo caso, quando il percorso per raggiungere la località di missione, calcolato a partire dall’abitazione, è più breve rispetto a quello calcolato partendo dalla sede di lavoro, l’indennità chilometrica spettante viene interamente riconosciuta in regime di esenzione fiscale e contributiva.

Nel secondo caso, quando il percorso per raggiungere la località di missione, calcolato a partire dall’abitazione, è più lungo rispetto a quello calcolato partendo dalla sede di lavoro, l’indennità chilometrica, seppur corrisposta in ragione dell’intero percorso, è assoggettata a tassazione, fiscale e previdenziale, per la sola quota riferibile alla maggiore distanza percorsa (ciò nel presupposto che l’importo tassato è da considerarsi quale rimborso erogato per il tratto abitazione – sede lavoro). A detta di molti dipendenti, il modus operandi previsto dalla società si rivela troppo gravoso in quanto conduce alla tassazione di importi (tratto abitazione – sede lavoro) che dovrebbero essere invece esclusi dall’imponibile.

 

Missioni e rimborsi chilometriciL’orientamento ufficiale

L’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 92/E/2015 mette nero su bianco la corretta tassazione dei rimborsi spese ai dipendenti in caso di missione temporanea, senza condividere la tesi “meno onerosa” sostenuta dai dipendenti. Partendo dall’analisi del “principio di onnicomprensività”, principio che guida la tassazione dei redditi di lavoro dipendente, e in applicazione del quale costituiscono reddito tutte le somme o i valori a vario titolo percepiti dal dipendente in relazione al rapporto di lavoro, viene chiarito che “non è possibile ipotizzare, accanto alle fattispecie individuate dal legislatore tributario nel comma 5 dell’art. 51 del TUIR, nuovi e diversi sistemi di calcolo degli importi che non concorrono al reddito”.

 

Conclusioni

In definitiva, laddove la distanza percorsa dal dipendente per raggiungere dalla propria residenza la località di missione risulti inferiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio, con la conseguenza che al lavoratore è riconosciuto, in base alle tabelle ACI, un rimborso chilometrico di minor importo, quest’ultimo è da considerare non imponibile.

Invece, nell’ipotesi in cui la distanza percorsa dal dipendente per raggiungere, dalla propria residenza, la località di missione risulti maggiore rispetto a quella calcolata dalla sede di servizio, con la conseguenza che al lavoratore viene erogato, in base alle tabelle ACI, un rimborso chilometrico di importo maggiore rispetto a quello calcolato dalla sede di servizio, la differenza è da considerarsi reddito imponibile.