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Missione compiuta: il limone è spremuto fino alla buccia

di Davide De Giorgi

imageCon le nuove norme il legislatore da un lato conferma l’aumento dell’aliquota Iva dal 21% al 22%, a partire da luglio 2013, (resta inalterata l’aliquota Iva del 10%), e dall’altro, riduce dal 27,5% al 20% il costo deducibile per le spese e gli altri componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto impiegati nell’esercizio di imprese, arti e professioni. Vale la pena chiedersi se tale nuova disposizione, con i suoi effetti negativi, non sia veramente eccessiva. Con l’applicazione di questa ulteriore disposizione peggiorativa si corre il rischio, infatti, di soffocare la mobilità d’impresa, o di restringere il dinamismo professionale, comprimendo un mercato già in forte difficoltà; il tutto, lo ricordiamo, solo in ossequio al pur rispettoso e comprensibile bisogno di fare cassa.

 Con l’approvazione della Legge di stabilità 2013, il legislatore sembra avere completato, almeno per il momento, l’opera di “ristrutturazione” del sistema fiscale dedicato all’auto aziendale. In arrivo nuovi “guai” per i fleet manager che dall’inizio del 2013 devono fare i conti con il nuovo vestito fiscale cucito attorno al mondo dell’automotive, con una particolare e morbosa attenzione soprattutto per l’auto aziendale.Il precedente
Già con la “Riforma Fornero” è stata intrapresa, da parte del Governo, la strada del “taglio alle deduzioni fiscali” prevedendo da un lato un abbassamento della soglia di deducibilità, dal 40% al 27,5%, in relazione al costo sostenuto da imprese, professionisti, artigiani e commercianti per le spese e gli altri componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto, e dall’atro lato un ulteriore abbassamento, dal 90% al 70%, nel caso di veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta. Con l’approvazione della Legge di stabilità 2013 è stata lanciata, da parte del Governo, l’ennesima tegola sul mercato dell’automotive, prevedendo un ulteriore abbassamento, dal 27,5% al 20%, del costo deducibile sostenuto da imprese, professionisti, artigiani e commercianti, per l’acquisto e la gestione del bene auto. Per comprendere a fondo i risultati negativi di questa ultima disposizione, basta non dimenticare che, da un lato, le nuove norme colpiscono il bene auto indipendentemente dal titolo giuridico in base al quale viene utilizzato (proprietà, leasing, noleggio), e, dall’altro lato, che le nuove percentuali di deduzione si applicano a tutti costi di esercizio sostenuti in relazione al veicolo. In altre parole, tra le spese interessate sono compresi gli ammortamenti, i canoni di leasing e di noleggio a lungo termine, le spese di esercizio (carburanti, lubrificanti, pedaggi autostradali, ecopass), custodia e le spese di manutenzione e riparazione.

Deducibilità al 100%
Seppur molto difficile da riscontrare nella realtà, esiste, almeno teoricamente, la remota possibilità di dedurre in modo integrale dal reddito le spese relative ad alcuni veicoli aziendali. La norma di riferimento è prevista dall’art. 164, lett. a) del Tuir che prevede la deducibilità al 100% delle spese e degli altri componenti negativi relativi agli autoveicoli, solo se destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, o, se tali veicoli sono adibiti ad uso pubblico. Il legislatore non specifica in modo diretto cosa debba intendersi per auto “utilizzate esclusivamente come beni strumentali” o il significato di “veicoli adibiti ad uso pubblico”, ma lascia tale compito all’Amministrazione finanziaria, che nel corso degli anni ha delimitato in senso restrittivo il perimetro applicativo. Infatti, a parere degli uffici dell’Erario, per auto “utilizzate esclusivamente come beni strumentali” devono intendersi solo i veicoli utilizzati dalle imprese di noleggio, dalle scuole guida o dalle pompe funebri (veicoli senza i quali l’attività d’impresa risulta preclusa), mentre, per auto “adibite ad uso pubblico” devono intendersi solo i veicoli la cui destinazione ad “uso pubblico” viene riconosciuta attraverso un atto della Pubblica Amministrazione. Rientrano ad esempio in questa categoria i veicoli utilizzati dal titolare della licenza comunale per l’esercizio del servizio di taxi.

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Deducibilità all’80%
Nulla è cambiato per i soggetti che svolgono attività di agenzia o di rappresentanza di commercio (indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto che esercita tale attività: impresa individuale, associazione o società), ai quali il legislatore continua a riservare un più mite trattamento tributario rispetto a quello ordinario, fissando per questi soggetti la percentuale di deducibilità all’80%.

Questa percentuale deve essere applicata sul massimale di deducibilità che per la spesa per l’acquisizione delle vetture è per gli agenti di euro 25.822,84. Naturalmente, il costo di acquisto sostenuto in eccedenza, non è mai deducibile.

Va segnalato, solo ai fini della deducibilità dei costi relativi alle autovetture, che i promotori finanziari e gli agenti di assicurazione, sono equiparati ai soggetti che svolgono attività di agenzia o di rappresentanza di commercio, e dunque, possono beneficiare del più mite regime tributario previsto per questi ultimi. Le spese per l’impiego dell’autovettura, come le spese sostenute per il costo di assicurazione, custodia, lavaggio, ed ancora pedaggi autostradali, carburanti, lubrificanti, tassa di possesso, risultano tutte deducibili all’80% senza nessun limite economico massimo previsto.

Deducibilità 70%
La deducibilità del 70% del costo è riservata a tutte quelle imprese che assegnano l’auto aziendale al dipendente, al fine di servirsene anche per scopi privati (il cosiddetto “uso promiscuo”).

Tale miglior trattamento è giustificato dallo spostamento di parte del peso fiscale a carico dell’impresa in capo al dipendente (come controprestazione dell’uso promiscuo), che si vede imputarsi un compenso in natura tassabile (il cosiddetto fringe benefit), quantificato nella misura forfettaria del 30% del costo desumibile dalle tabelle ACI pubblicate in G.U. sulla percorrenza convenzionale di 15.000 km. La misura del compenso è determinata in base ad una presunzione assoluta ed è pertanto irrilevante l’effettiva percorrenza del veicolo. I presupposti per poter fruire della deducibilità al 70% da parte dell’impresa concedente sono da un lato che l’uso promiscuo si realizzi per la maggior parte del periodo d’imposta e dall’altro che l’assegnazione sia provata in base ad idonea documentazione che ne attesti con certezza l’utilizzo, quale, ad esempio, una specifica clausola prevista dal contratto di lavoro. Anche le spese per l’impiego saranno deducibili nel limite del 70% del costo sostenuto.

Deducibilità al 20%
Ancor prima che diventassero operative le limitazioni introdotte dalla Legge Fornero, la Legge di stabilità 2013 ha previsto un’ulteriore abbassamento del costo deducibile, fissato ad oggi al 20%, quale regime ordinario per imprese, professionisti, artigiani e commercianti. Questa percentuale deve essere applicata, tenendo in considerazione un massimale di spesa, che per le autovetture, è pari a euro 18.075,99.

Anche in questo caso, non si tiene conto della parte del costo di acquisizione che eccede il limite economico, che non è mai deducibile. Nessun massimale è previsto per le spese per l’impiego dell’autovettura, che risultano tutte deducibili nella misura del 20%. Infine, nel caso di esercizio di arti e professioni in forma individuale, la deducibilità è ammessa, ma limitatamente ad un solo veicolo.

Gli ostacoli
Il nuovo anno si è aperto quindi con numerose novità, alcune già assimilate, altre inaspettate. Dal punto di vista operativo, il primo ostacolo da superare e quello della corretta determinazione degli acconti, e precisamente in sede di pagamento del primo acconto. Imprese e professionisti, come di consueto, sono chiamati al versamento del primo acconto alla scadenza prevista (fissata per il giorno 16 del sesto mese successivo alla chiusura dell’esercizio sociale) che per i contribuenti che chiudono l’esercizio al 31/12 di ogni anno, i contribuenti c.d. “solari”, coincide con il 16 giugno 2013 (il termine ultimo per il pagamento è spostato al 17 giugno perché il 16 è domenica), data entro la quale deve essere pagato anche il relativo saldo del periodo d’imposta precedente. L’operatore deve porre particolare attenzione nel caso in cui si scelga di calcolare il primo acconto utilizzando quello che gli addetti al settore conoscono come “metodo storico”. In tal caso, all’atto della quantificazione, non bisogna dimenticare che occorrerà applicare, per l’impresa, la percentuale del 40% (generalmente applicata sul debito d’imposta dovuto per l’anno precedente), ricordandosi di “rideterminare” la base di calcolo considerando le nuove percentuali come se fossero già in corso. Dal punto di vista operativo, occorrerà “riprendere in aumento” dall’imponibile, una misura pari al 20% del costo fiscalmente riconosciuto (costo effettivamente dedotto) sostenuto in relazione al bene auto l’anno precedente. In tal modo, in una situazione ordinaria di utile, la maggiore redditività imputata potenzialmente all’impresa (dovuta al minor costo fiscalmente riconosciuto), avrà l’effetto di incrementare, inesorabilmente, gli importi dovuti. Gli effetti negativi delle modifiche descritte saranno ben evidenti a tutti gli operatori, in modo completo nel modello Unico 2014.

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