Mazda CX-30 2.0 X-M Hybrid, prestazioni brillanti e consumi ridotti

di Paolo Artemi

Sotto il cofano un due litri da 186 cavalli – Nuova tecnologia Skyactive X – 21 chilometri con un litro nel ciclo extraurbano – Sistema ibrido leggero da 24 Volt – App per controllare l’auto a distanza

Le ibride plug-in oggi vanno di gran moda e quasi tutti i fleet manager se le vedono proporre come alternativa alle elettriche pure, che costano molto di più e devono fare i conti con una rete di colonnine di ricarica che ha ancora troppi buchi. Sulla carta il ragionamento dei buyer non fa una grinza, ma poi si devono fare i conti con il mondo reale: non tutti i collaboratori dispongono di un posto macchina privato e anche quelli che ce l’hanno per ricaricare la loro ibrida devono farsi installare una wallbox… Costi a parte, è troppo complicato e neanche chi ha la fortuna di abitare in una villetta unifamiliare è esente da problemi dato che la vettura in ricarica assorbe in media due kilowatt e siccome i contatori standard sono da tre basta accendere la lavatrice e qualcos’altro per far scattare l’interruttore e trovarsi al buio. La soluzione ideale? Destinato il troppo impopolare gasolio solo ai grandi viaggiatori, restano le ibride leggere, quelle che usano le batterie per aiutare il motore a benzina a consumare poco o, meglio ancora, pochissimo. Che ve ne pare, per esempio, di un due litri che utilizza la nuova tecnologia Skyactive X, da 186 cavalli, che nel ciclo extraurbano può fare anche 21 chilometri con un litro? L’offerta di casa Mazda con la nuova CX- 30 è allettante, a maggior ragione se si considera che a 130 all’ora in autostrada di chilometri se ne percorrono più di 14.

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SOTTO IL COFANO

Il quattro cilindri benzina è abbinato a un sistema ibrido leggero da 24 Volt che combina un generatore di avviamento integrato e una piccola batteria agli ioni di litio che sviluppano assieme 6 kW di potenza in più da utilizzare in fase di accelerazione. Inoltre, la nuova CX-30 ibrida recupera energia in fase di frenata. Ma bere poco non è l’unica dote del crossover compatto made in Japan. Tramite un’app si possono controllare dalla scrivania o dal divano di casa il livello dell’olio e degli altri liquidi che rappresentano le linfe vitali dell’auto o la pressione degli pneumatici. Gli smemorati, poi, possono verificare, sempre da remoto, la chiusura delle portiere e soprattutto la posizione esatta in cui la CX-30 è stata parcheggiata. La vera chicca, però, è meccanica: un piccolo compressore aumenta la pressione dell’aria che entra nel motore facendo sì che la miscela con la benzina sia molto magra e l’accensione del carburante avvenga per compressione proprio come avviene nei propulsori Diesel. Per chi non è laureato in ingegneria meccanica un approfondimento del sistema sarebbe tanto complicato quanto inutile. Ai fleet manager basterà sapere che il tutto si riassume nella formula «più prestazioni, meno consumi, minori emissioni». La vettura è brillante soprattutto quando il contagiri supera quota 3mila e giocare con i sei rapporti del cambio può essere un’esperienza appagante anche per chi non ha mai sopportato l’idea di dover guidare con l’uovo immaginario sotto al pedale dell’acceleratore. Del resto, la pagina «prestazioni» della scheda tecnica parla chiaro: questa Suv compatta è capace di passare da zero a 100 in 8,3 secondi e di raggiungere una velocità di punta di 204 chilometri orari.

ESTETICA E ALLESTIMENTI

Certo, gustare fino in fondo il piatto delle prestazioni oggi è praticamente impossibile. Meglio, quindi, concentrarsi sull’impiattamento ovvero, fuor di metafora, sull’estetica della nuova Mazda e sugli allestimenti interni. A proposito di questi ultimi va subito detto che la versione più appetibile è quella battezzata dalla Casa nipponica Homura. La brutta notizia è che costa un po’ di più, con il motore da 186 cavalli. Quella bella consiste nel fatto che voler risparmiare per scendere di canone puntando sugli esemplari dotati del due litri da 122 cavalli sarebbe doppiamente controproducente. Per prima cosa i collaboratori si sentirebbero maltrattati da un’azienda con i braccini corti e poi tutti gli indicatori dicono che saranno proprio le Homura più potenti a mantenere meglio il loro valore nel tempo. Ancora meglio se apparecchiate con la trasmissione automatica a sei rapporti. Tornando alla presentazione del nostro piatto su ruote, l’ideale è servirlo ai collaboratori colorato nella nuova tinta Platinum Quartz. L’allestimento Homura, poi, prevede finiture in nero lucido sugli specchietti retrovisori e sulla calandra oltre ai cerchi in lega da 18 pollici che danno sapidità alla ricetta estetica dei designer targati Mazda. Dentro il colpo di classe è il nero dei tessuti di rivestimento impreziosito da finiture rosse che evoca le finiture artigianali di vetture ben più costose, mentre chi è abituato alle agiatezze contemporanee gioirà sapendo che il portellone posteriore elettrico è compreso nella dotazione di serie. I vetri sono oscurati, in ossequio alla filosofia all black, e offrono maggiore riservatezza a chi sta a bordo…

QUALITÀ/PREZZO

Il giudizio finale non può prescindere dal rapporto tra qualità e prezzo. E sotto questo aspetto la Mazda CX-30 ha tutte le credenziali in regola per fare tutti contenti. Il manager che sovraintende la flotta apprezzerà soprattutto il canone decisamente sostenibile, mentre chi si troverà l’auto come benefit potrà assaggiare i vantaggi del primo livello dell’elettrificazione per poi, magari, ingolosirsi e pensare al passaggio a una plug-in e, in futuro, a un modello che va solo con le batterie. In fondo per la transizione ecologica contano anche i piccoli passi: per i grandi balzi si devono aspettare le centraline di ricarica che, a oggi, sono ancora molto rare…