Mancava un’associazione

All’editoriale del primo numero di questa rivista abbiamo dato come titolo “Mancava una piattaforma”, facendo naturalmente riferimento al progetto di cui Auto Aziendali Magazine è parte, progetto che poggia su quattro pilastri: un centro studi, la rivista, un sito web e una forte presenza sui social network. Al settore non mancava però soltanto una piattaforma, si avvertiva anche l’assenza di un’associazione che rappresentasse una parte determinante del comparto dell’auto aziendale, quella delle aziende utilizzatrici di autoveicoli, rappresentate naturalmente dai loro fleet manager e dai loro buyer. Anche questa lacuna è stata colmata. Il 9 marzo, come riferiamo ampiamente a pagina 16 è nata infatti Aiaga. Per usare le parole del presidente dell’associazione, Giovanni Tortorici, purchasing manager di Barilla: “gli scopi principali dell’associazione sono: la promozione di studi e ricerche nel settore dell’auto aziendale e la promozione di attività di formazione ed aggiornamento degli addetti all’acquisto ed alla gestione di auto aziendali”.
E, aggiunge la vicepresidente Gilda Sanfelici, operation manager di HPI Fleet & Mobility Italia: “Il nostro compito sarà innanzitutto quello di contribuire alla creazione di opportunità di confronto sugli aspetti specifici della professione, dalle strategie di car policy  aziendali all’analisi delle tendenze evolutive del settore fino al monitoraggio degli orientamenti degli utilizzatori di car company”.

Un patrocinio importante
Tra i primi atti del consiglio direttivo di Aiaga vi è stata la concessione del patrocinio alla nostra rivista. Ne siamo ovviamente molto lieti e ci impegneremo al massimo per dimostrare di esserci meritati questo riconoscimento. Questo significa che manterremo sempre una posizione di assoluta indipendenza tra i vari attori del comparto dell’auto aziendale e che daremo tutto lo spazio che merita alle iniziative di Aiaga. E tra queste ve ne segnaliamo subito una che trovate illustrata a pagina 18: il lancio della prima di una serie di inchieste congiunturali sul settore dell’automobile in collaborazione con la nostra rivista e con il contributo di Citroën Italia, che mette a disposizione dei fleet manager che parteciperanno alla rilevazione, 100 corsi di guida sicura, assegnati naturalmente con un concorso bandito secondo la precisa normativa in materia che esiste nel nostro Paese. Siamo fiduciosi che i fleet manager che verranno interpellati comprenderanno il valore dell’iniziativa e ci restituiranno nei termini i questionari compilati. Però, nonostante la sensibilità dei fleet manager, la prospettiva di un bel corso di guida sicura può aiutare a rispondere con maggiore sollecitudine. E per questo naturalmente ringraziamo Citroën Italia perchè ci aiuta a costruire uno dei pilastri che sorreggono la nostra piattaforma.

In questo numero
Di una parte importante dei contenuti di questo numero abbiamo già detto. Ne vorremmo ricordarne altri che riteniamo particolarmente significativi. Cominciamo con l’intervista a Jacques Bousquet, presidente e direttore generale di Renault Italia, che, dopo aver illustrato alcuni dei temi più importanti dell’impegno della sua Casa, rilascia a Paolo Artemi una dichiarazione particolarmente importante per i nostri lettori. “L’auto aziendale – dice Bousquet – è il comparto che sta facendo i risultati più positivi in questo inizio d’anno: per noi sta crescendo del 16%. D’altronde molte imprese dal 2009 non investivano sulle loro flotte e non si poteva in molti casi rimandare più a lungo”. È una affermazione che va nello stesso senso di quella rilasciata da un altro importante intervistato in questo numero: Maurizio Lazzaroni, presidente di Assilea. In relazione alla crescita nella stipulazione dei contratti di leasing auto che si è registrata nel 2010, Lazzaroni afferma: “l’esperienza ci ha insegnato che il risveglio della domanda di leasing in genere anticipa la ripresa economica e sostiene, in tempo reale, quella del mercato dei beni che sono oggetto del contratto. Il recupero del leasing è quindi di buon auspicio per l’intero mercato automobilistico”, “qualcosa si muove nel segmento dell’auto aziendale: dopo una fase molto difficile la domanda comincia a sentire la ripresa”. Queste indicazioni di autorevolissimi rappresentanti del comparto dell’automobile sono coerenti con l’analisi che Sirio Tardella, direttore del Centro Studi Unrae e grande guru sui numeri dell’auto, traccia sui dati del primo trimestre e sono coerenti anche con i contenuti dell’articolo di Mauro Tedeschini e con quello di Vincenzo Conte. Il 2011 per l’auto aziendale si apre quindi all’insegna di un cauto, responsabile e moderato ottimismo. Occorre però avvertire che più di una preoccupazione viene dal quadro economico. Il sistema italiano nel 2010, in termini di prodotto interno lordo, è cresciuto poco rispetto ad altri paesi, ma comunque è cresciuto. Alla fine dello scorso anno si è avvertita però una frenata e la brutta notizia è che i primi dati statistici sul 2011 dicono che il rallentamento continua. Sarebbe quindi necessario varare una politica economica di sostegno della domanda. In parole povere nuovi incentivi all’acquisto di beni di consumo durevoli e non, con l’auspicio che, se eventuali ipotetici incentivi dovessero riguardare pure l’automobile, non ci si dimentichi ancora una volta dell’auto aziendale.

Gian Primo Quagliano

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