Majtán, DG di Arval Italia: Obiettivo 300.000 auto in flotta

di Vincenzo Conte

Nella sua prima intervista italiana, Štefan Majtán, neo Direttore Generale di Arval Italia, individua le linee strategiche su cui far leva per continuare a crescere e raggiungere quota 300.000 auto in flotta. L’Italia per Arval è anche un laboratorio di innovazione sulle “connected cars”.

Dottor Majtán, innanzitutto vorremmo darle il benvenuto nel nostro Paese. Dal 1° luglio lei è il nuovo Direttore Generale di Arval Italia. Quali sono le sue prime impressioni?

“Le mie prime impressioni sono molto positive. Intanto, ho avuto un’accoglienza molto calorosa da tutto il team di Arval Italia e di questo sono davvero contento. Conoscevo già i risultati dell’azienda prima del mio arrivo, ma in queste prime settimane ho voluto approfondire le caratteristiche del mercato della mobilità in Italia, che è molto dinamico. Quello che mi ha colpito, rispetto ad esempio allo scenario dei Paesi dell’Europa Centrale dove ho lavorato negli ultimi anni, è che il mercato italiano del NLT è più maturo; c’è grande professionalità, tanta esperienza e qualità, soprattutto nel segmento Corporate. La grande sfida che ci attende è trasmettere la stessa cultura, già così consolidata nel segmento Corporate, anche nel mercato dei privati. E poi, ho scoperto che gli Italiani sono dei grandi amanti delle auto, e questo facilita il nostro lavoro!”

Štefan Majtán, neo Direttore Generale di Arval Italia

In qualità di Direttore Generale di Arval Italia, Lei raccoglie l’eredità di Grégoire Chové, che nei suoi sette anni di leadership ha saputo portare Arval Italia a traguardi molto importanti. Quali sono i suoi programmi per continuare ad essere all’avanguardia sul mercato?

“Chové mi lascia una straordinaria eredità e una grande responsabilità. Sono contento perché, anche nel suo nuovo ruolo, rimarrà a contatto con l’Italia, dato che avrà la responsabilità del coordinamento delle sinergie fra i quattro Paesi principali in cui opera Arval, ovvero Francia, Spagna, Gran Bretagna e Italia. Tutto ciò sarà d’aiuto per portare avanti la strategia prevista dal piano di medio termine definito nel 2018. La mia intenzione è proseguire nello sviluppo del mercato Corporate e delle piccole e medie imprese, e incrementare al contempo la nostra penetrazione nel mercato dei nell’opportunità delle partnership strategiche (come ad esempio quella con Telepass e BNL): rappresentano una delle maggiori leve per sviluppare meglio il nostro business e raggiungere nuovi mercati e nuove popolazioni. Continueremo inoltre a lavorare sinergicamente con le società del Gruppo BNP Paribas, con una costante attenzione all’innovazione”.

La sua nomina a Direttore Generale di Arval Italia coincide con un cambio di prospettiva che vede Arval trasformarsi da società di noleggio a lungo termine focalizzata nel segmento B2B a player di mobilità a 360 gradi che si rivolge anche a PMI, professionisti e privati. Che conseguenze avrà questo cambio di prospettiva nelle strategie e nel posizionamento di Arval sul mercato?

“Questa trasformazione fa parte della nostra strategia già da molto tempo, quindi non parlerei di “conseguenze” di un cambiamento ma, al contrario, di un’evoluzione naturale del nostro business. È la strada che abbiamo scelto e che crediamo sia giusta per noi. Anzi, questa strategia ci permetterà di consolidare la nostra leadership di mercato. Già lo scorso gennaio Arval Italia ha raggiunto, prima nel settore, 200.000 auto in flotta; inoltre, come confermano gli ultimi dati sulle immatricolazioni, Arval, alla fine del mese di luglio, è stata l’unica società di noleggio generalista ad aver registrato una crescita, che prosegue anno dopo anno. Credo anche che, proprio in virtù del nostro posizionamento e della nostra capacità di operare come uno dei principali laboratori per l’innovazione anche per Arval corporate, siamo ben preparati a questa trasformazione”.

Arval Italia è da sempre molto attenta al tema dell’innovazione nella mobilità e questo l’ha portata ad essere un laboratorio in cui vengono testate soluzioni che sono poi adottate anche negli altri Paesi europei. In che modo intendete conservare e valorizzare questa specificità?

“Questa abilità di Arval Italia è dovuta ai risultati e al valore aggiunto ed è stata riconosciuta anche dalla nostra casa madre, che ha scelto l’Italia come uno degli “hub” per lo sviluppo strategico di soluzioni innovative. Nello specifico, Arval Italia svilupperà innovazioni nell’ambito delle “connected cars” mentre altri Paesi si dedicheranno ad altri progetti: la Norvegia, ad esempio, ai “veicoli elettrici ed energy transition” e l’Olanda, in senso più ampio, alla “mobilità”. Ovviamente continueremo il nostro percorso andando ad esempio ad implementare la nostra piattaforma di Car Sharing, lanciata per le aziende, ma il cui utilizzo sarà prossimamente esteso anche ai consumatori privati. Stiamo inoltre osservando gli interessanti risultati dell’Arval Store di Torino. Di certo, continueremo a sviluppare il nostro approccio phygital per le piccole e medie imprese e i privati. Infine, grazie ad un orientamento omnichannel, lanceremo una serie di miglioramenti per la cosiddetta driver journey di tutti coloro che guidano una nostra auto, che prevedrà anche un approccio per la gestione dell’auto in modalità self-care, che molti clienti richiedono, soprattutto le giovani generazioni, e che sarà necessaria nel futuro soprattutto nel segmento B2C”.

Il contesto in cui Arval opera nel nostro Paese presenta alcune peculiarità, rispetto a quello di altri Paesi europei, come ad esempio la forte incidenza delle motorizzazioni diesel, il ritardo nell’adozione della mobilità elettrica o ancora un panorama economico che vede la prevalenza di aziende di medie e piccole dimensioni. In che modo queste peculiarità influenzeranno la vostra strategia commerciale dei prossimi anni?

“È vero che i nuovi trend si stanno affermando in Italia con un certo ritardo rispetto ad altri Paesi europei, ma ciò non significa che non si affermeranno. Arval Italia, grazie al suo respiro internazionale, ha il vantaggio di poter beneficiare dell’esperienza dei propri colleghi negli altri Paesi, dove queste tendenze si stanno diffondendo con una maggiore velocità e questo ci permette di costruire su solide basi la nostra strategia per il futuro. Già oggi, vediamo un cambio di passo per quanto riguarda l’energy transition anche in Arval, dove il numero totale di ordini per veicoli non diesel è cresciuto quest’anno di oltre il 30%”. Ha già fissato gli obiettivi di Arval Italia per i prossimi anni? “Quando ho saputo del mio nuovo ruolo come General Manager di Arval Italia, mi sono chiesto… chissà quando raggiungeremo le 300.000 auto in flotta! E ora lo so… A parte gli scherzi, il numero di veicoli in flotta non può essere il solo criterio da considerare. Il mio obiettivo è mantenere la crescita dinamica che ha caratterizzato Arval Italia negli ultimi anni e la sua eccellente posizione sul mercato e, al tempo stesso, rispondere nel modo migliore alle esigenze del mercato della mobilità. Per me, il modo per farlo è focalizzarsi sulla crescita organica e la qualità del nostro core business, ma anche sviluppare nuovi servizi nel mercato dei privati”.