…ma l’auto aziendale va

di Gian Primo Quagliano

Questo numero di Auto Aziendali Magazine si apre con due pagine gentilmente concesse da “Dati e Analisi”, mensile del Centro Studi Promotor, che contengono una analisi del quadro congiunturale italiano. Le difficoltà dell’economia sono ben note e costituiscono la causa di fondo della crisi del mercato dell’auto. Dall’analisi del Centro Studi Promotor emerge che, nel momento in cui chiudiamo questo numero, non vi sono elementi positivi  nei dati statistici sull’economia reale, mentre resta in una situazione di stallo su bassi livelli la fiducia delle imprese, dei consumatori e degli operatori del settore dell’auto. Questo stallo, dopo il crollo del “quadro psicologico” del Paese che si è determinato tra l’estate del 2011 e l’estate del 2012, è dovuto al fatto che, proprio a partire dalla metà dello scorso anno, è venuto meno il pericolo di un default finanziario del Paese. Da agosto 2012 il crollo della fiducia si è interrotto ma non si sono create le condizioni per l’affermarsi di atteggiamenti meno pessimistici per il futuro degli operatori e dei consumatori in quanto la politica del Governo Monti è stata molto efficace per placare le ansie dei mercati finanziari, ma non ha avuto alcun effetto sulla situazione dell’economia reale che ha continuato a deteriorarsi. Si è creata così nel Paese una situazione di forte attesa per nuovi orientamenti politici. La gente e gli operatori economici hanno avvertito l’esigenza che si pongano al centro dell’attenzione azioni di rilancio dell’economia reale. Operazione, questa, che deve passare attraverso una politica economica nazionale che sfrutti i margini di intervento possibili all’interno delle norme dell’Eurozona e ponga anche il problema ai partner europei di interpretare le regole in maniera più elastica ed eventualmente di rivederle per renderle più coerenti con gli orientamenti di politica economica del resto del mondo.

Ci si attendeva (e ancora ci si attende) che il nuovo corso dell’azione del Governo scaturisse dalle elezioni del 24 e 25 febbraio. Il risultato è stato quello che tutti conosciamo e, ad oltre un mese dalle elezioni, la fiducia resta in stallo. Se si troveranno soluzioni per immettere carburante nella macchina dell’economia, operatori e consumatori potrebbero recuperare un pò di ottimismo e innescare così un circolo virtuoso. Se le soluzioni non si troveranno, o non si vorranno trovare, lo scenario che si aprirà sarà estremamente preoccupante. E’ opinione ampiamente condivisa che un’inversione di tendenza per il mercato dell’auto possa aversi solo con il rasserenarsi del clima economico. Se il rasserenamento non vi fosse, il mercato dell’auto potrebbe sprofondare su livelli da anni ’60 del secolo scorso. Vogliamo sperare che la ragione e il senso di responsabilità prevalgano e che si vogliano e si sappiano scongiurare scenari catastrofici.

Nell’attesa, noi che ci occupiamo di auto aziendali, possiamo trarre qualche consolazione dal fatto che in un 2012 estremamente negativo l’auto aziendale ha dimostrato una buona capacità di tenuta e le prime indicazioni sul 2013 dicono che anche in quest’anno il comparto  va meglio del resto del settore dell’auto. Alle questioni del mercato abbiamo dedicato ampio spazio con la collaborazione di autorevoli commentatori. Dalle loro analisi emerge che nel settore dell’auto aziendale il mercato del noleggio a lungo termine sostanzialmente tiene, il leasing pure non va male, mentre le difficoltà maggiori riguardano gli acquisti diretti di autovetture da parte di imprese e società. Da queste analisi è emersa anche in tutta la sua drammatica evidenza la questione della fiscalità sull’auto aziendale che deve essere in assoluto una priorità per il nuovo Governo. Vi è infatti una insopportabile penalizzazione per le nostre aziende. Basti pensare, tanto per fare un esempio, che di un’auto che costa, Iva compresa, 30.000 euro in Germania le detrazioni e deduzioni fiscali sono di 30.000 euro. In Italia sono invece di 5.207 euro. Non occorre scomodare un premio Nobel per l’economia per capire che l’azienda italiana nella competizione corre con una pesante palla al piede che si chiama Fisco. Se prendiamo ad esempio due medie aziende farmaceutiche, una in Italia e l’altra in Germania con un parco auto di 1.000 autovetture in uso solo aziendale, del costo di 30.000 euro, l’azienda italiana ha costi indeducibili e Iva indetraibile superiori di ben 24,8 milioni rispetto a quella tedesca. Nonostante questa situazione in Italia l’auto aziendale, come dicevamo, tiene e una prova della vitalità del comparto è data dalla adesione massiccia di case automobilistiche e operatori della filiera, da un lato, e di fleet manager, dall’altro, a Company Car Drive 2013 a cui dedichiamo ampio spazio da pagina 22 in poi. Questo numero contiene anche tante altre cose interessanti, ma poiché l’economia e il mercato dell’auto ci hanno preso la mano e siamo andati lunghi lasciamo a voi il piacere di scoprirle.

Gian Primo Quagliano

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